<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940</id><updated>2012-02-14T03:59:59.211+01:00</updated><title type='text'>Pagine Rossi</title><subtitle type='html'>le pagine senza le quali puoi vivere benissimo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>263</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2479449201716412394</id><published>2012-02-08T09:24:00.001+01:00</published><updated>2012-02-08T09:24:25.250+01:00</updated><title type='text'>La nevicata del 12</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yxVBlg9f098/TzIxB4-t4GI/AAAAAAAAApE/IT0pDpbfLHw/s1600/images.jpeg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="182" width="276" src="http://1.bp.blogspot.com/-yxVBlg9f098/TzIxB4-t4GI/AAAAAAAAApE/IT0pDpbfLHw/s320/images.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E quindi era 27 anni fa che a Roma venne giù un po’ di neve paragonabile a quella di questo weekend appena passato?Era quando al cinema c’era Ghostbusters, Amadeus e The Blues Brothers? Quando Elton John cantava Nikita? E quando in tv Arbore faceva “Quelli della notte”? Fatto sta che quella mattina arrivò una telefonata di un amico che lanciava l’idea di andare a fare un giro con la sua Mini 90 per vedere Roma con la neve, o meglio, più che Roma, l’unico posto fuori casa che conoscevamo bene come il nostro quartiere: scuola. Ci sentivamo fieri di possedere le catene in virtù di qualche gita al Terminillo, ci sentivamo eroi nel montarle sotto gli sguardi disinteressati delle nostre amiche al seguito, e tutto questo per andare davanti al cancello del liceo e fare una foto al lucchetto della catena che lo chiudeva, ricoperto di neve; una con l’autoscatto per testimoniare che tutti noi avevamo sfidato le intemperie su Ponte Flaminio, in modo da vedere Monte Mario sullo sfondo che somigliava a una qualunque pista blu della Val Gardena e un’altra ovviamente di fronte al getto ghiacciato di una fontanella del Villaggio Olimpico. Basta. E certo: perché si trattava di una macchina fotografica con un rullino di pellicola a colori all’interno che avremmo sviluppato solo dopo aver scattato tutte le 36 pose disponibili, quindi alla Pasqua successiva, quando quelle foto in soli quattro mesi si sarebbero trasformate da ricordi che erano nella preistoria personale di ognuno di noi. Oggi che invece quella nevicata ci sembra ieri vediamo tutto con altri occhi: se stiamo lavorando tiriamo giù qualsiasi moccolo per urlare “ma guarda che robba! Come  faccio a torna’ a casa?”, ma non appena ci danno il via libera ci torna il sorriso: “Aho però è bello, ve’?” fino a quando non ci rendiamo conto che la macchina la dobbiamo lasciare sotto l’ufficio e si deve tornare a casa a piedi senza i moonboot. Solo in un secondo momento, magari con l’aiuto di un iPod che ci isola da tutto, anche dal silenzio delle strade, noteremo un giocattolo sbattuto sul muro dei palazzi da un bambino che già si annoia dei suoi genitori, le impronte delle scarpe dei romani, quasi tutte a papera, (non sembrava senza neve!), o le mani porcine di un uomo sul volante della sua macchina con il finestrino abbassato mentre sta finendo di fumare una sigaretta. Come a dire che sopra e sotto la neve alla fine c’è sempre Roma! E la prossima nevicata degna di tale nome? Le statistiche dicono che se non viene domani, sarà tra altri 35 anni. Paura? Chi la vedrà? Ma soprattutto chi la ricorderà?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2479449201716412394?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2479449201716412394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2479449201716412394&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2479449201716412394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2479449201716412394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2012/02/la-nevicata-del-12.html' title='La nevicata del 12'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-yxVBlg9f098/TzIxB4-t4GI/AAAAAAAAApE/IT0pDpbfLHw/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-92006321042136730</id><published>2012-02-01T11:10:00.004+01:00</published><updated>2012-02-01T11:13:03.261+01:00</updated><title type='text'>Cosa le donne amano degli uomini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-XlyXvDE7VCM/TykQJdY8KfI/AAAAAAAAAo4/r9lSe-jb3QY/s1600/EVA1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 192px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-XlyXvDE7VCM/TykQJdY8KfI/AAAAAAAAAo4/r9lSe-jb3QY/s200/EVA1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5704108157735545330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Niente, si sa. In un bar domenica scorsa è entrata una coppia ottuagenaria, in ottima forma con movimenti giustamente misurati. Lei in pelliccia, lui in cappotto. Problema: il “loro” tavolo era occupato dal sottoscritto che leggeva il giornale con un caffè. Mio sguardo basso per evitare i fulmini e le saette della signora che a voce alta dice ”si può andare anche nell’altra stanza per ordinare?”. Tutti le rispondono di sì, ma lei insiste, sottolinea: “allora andiamo nell’altra stanza, caro, perché qui non c’è posto!”. Accompagna il marito e torna con ben altro passo davanti al bancone dove il barista attende la comanda. “Scusate ma ero impegnata a organizzare mio marito, due cappuccini decaffeinati grazie”. A questo punto l’ho guardata. Era un’altra: sistemato il marito aveva ripreso possesso della sua indole, cinguettava con il barista sul freddo di questi giorni, salutava un amico, e poi tornava al tavolo dal compagno della sua vita per godersi il breakfast e gli argomenti domenicali. Ho pensato: quel marito anni fa si sarà comportato come si deve con lei, avrà ordinato altro che due cappuccini deca, ma ostriche e champagne, avranno viaggiato insieme, lui le avrà ceduto il passo, aperto la macchina, insomma tutto, no? E adesso che è successo? Perché fa tutto lei? Perché sono cambiati i ruoli?Perché l’altra settimana ho sentito al pronto soccorso oftalmico un marito chiedere al medico di turno di far entrare anche la moglie perché “lei capisce tutto di ticket”? Io mi chiedo allora, se siamo così imbecilli, cosa amano di noi le donne? Mistero. Secondo me è solo un gioco delle parti, in seduzione ci permettono di fare tutto, anche se sanno già cosa faremo. Ma poi i ruoli si ribaltano e l’uomo diventa un esecutore di cose pratiche ma di bassa manovalanza tipo parcheggiare fuori da un teatro, o un cinema mentre lei prende i biglietti (così non sbaglia posto o spettacolo, come farebbe lui) o andare a prendere la suocera il giorno di Natale, oppure cambiare una lampadina. Finito. Visto che anche per una cena solo le donne che decidono il giorno perché il loro calendario è molto più aggiornato del nostro. Ed è giusto così: la donna, nata dalla costola di un essere creato dal fango di uno sputo, con una mela, una che è una, ci ha fatto capire che il verio genio è lei. E sapete perché? Perché di una donna ci si innamora, o si può, anzi si deve, diventare amici, ma per lei si rimarrà sempre e soltanto un figlio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-92006321042136730?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/92006321042136730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=92006321042136730&amp;isPopup=true' title='20 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/92006321042136730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/92006321042136730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2012/02/cosa-le-donne-amano-degli-uomini.html' title='Cosa le donne amano degli uomini'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-XlyXvDE7VCM/TykQJdY8KfI/AAAAAAAAAo4/r9lSe-jb3QY/s72-c/EVA1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>20</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-3150529873211987280</id><published>2012-01-25T11:47:00.000+01:00</published><updated>2012-01-25T11:48:51.377+01:00</updated><title type='text'>Cena di classe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-s_mjV_6PARY/Tx_eAAlre0I/AAAAAAAAAog/EmjW0t5PVSo/s1600/Unknown-1.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 217px; height: 233px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-s_mjV_6PARY/Tx_eAAlre0I/AAAAAAAAAog/EmjW0t5PVSo/s400/Unknown-1.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701519745013742402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prima o poi nella vita arriva un sms di un vecchio compagno di classe che dice di essere in città per una sera: “c’è qualcuno che vuole venire a cena?”. Tra tutti gli ex comincia una girandola di conferme e smentite con impegni presi o da disdire legati tra loro da un’unica domanda finale “tu ci vai?”. Nessuno, proprio come succedeva a scuola, ha il coraggio di dire sì per primo, forse perchè ha paura di essere lasciato SOLO con quell’ex compagno di classe che per una sera della sua vita si trova nella sua città di una volta i cui ricordi sono legati ancora a un edificio, il liceo di quand’era ragazzo. E poi, proprio come in classe, sbuca fuori il primo “sì io ci vado, tu?”, detto con tranquillità, scioltezza, eleganza, di chi sa che non ha niente da perdere da una serata del genere, anzi “forse ci facciamo una risata, perché no?” e tutti dietro: “allora pure io, pure io, pure io!” Vedete come a volte ci si lascia imbracare dalle paranoie solamente per la paura di non farcela da soli. Alla spicciolata arrivano un po’ di amici in un bar scelto più per comodità logistica che non per l’atmosfera giusta, tanto quella si creerà al primo sguardo verso chi ci conosce come le nostre tasche. Finito l’aperitivo, il passo successivo sarebbe quello di salutarsi per riprendere ognuno il filo della propria agenda, ma guarda caso, si nota che negli occhi di tutti c’è rimasto tanto da dirsi e la voglia di andarsene non c’è. Si comincia a prendere un altro appuntamento per la “prossima volta, per una cena tutti insieme, dài!”, ma in realtà tutti si attaccano al cellulare e cominciano a disdire gli impegni presi prima: “Non sai cos’è successo poi ti spiego, scusami con tutti, ci sentiamo domani, adesso non posso parlare”. Famiglie, amici, conoscenti, tutto finito: SIAMO LIBERI. E adesso? “Spaghetto da me?” - “Sìììì!”. Via! Il bar esplode in un urlo liberatorio, tutti a gara per pagare quelle 4 noccioline  e gli spritz ingurgitati più per sciogliersi che per il piacere di berli: stasera champagne! Perché davanti a quel linguaggio di gente che trent’anni fa si mandava a quel paese senza sapere perché, non c’è niente che regga. Non è Natale, ma è il Natale che tutti vorremmo vivere la sera di Natale. Non per i ricordi, ma solamente per una lingua, quella che non parliamo più con nessuno, mogli, figli, al lavoro, i nuovi amici, nessuno. Nessuno può conoscere la lingua che parlavo io trent’anni fa se non SOLO quelli che la parlavano con me in quella classe con i banchi in formica. Ed è per questo che la risposta a quel messaggio di un ex compagno di classe sarà sempre “Sì!”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-3150529873211987280?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/3150529873211987280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=3150529873211987280&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3150529873211987280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3150529873211987280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2012/01/cena-di-classe.html' title='Cena di classe'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-s_mjV_6PARY/Tx_eAAlre0I/AAAAAAAAAog/EmjW0t5PVSo/s72-c/Unknown-1.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1620203600869641581</id><published>2012-01-18T10:46:00.002+01:00</published><updated>2012-01-18T10:52:47.126+01:00</updated><title type='text'>Lettera a un bambino che sta per nascere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-e1ABbFb9I2I/TxaWOtyrXbI/AAAAAAAAAoU/OYInbmFhl7Y/s1600/8877.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 170px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-e1ABbFb9I2I/TxaWOtyrXbI/AAAAAAAAAoU/OYInbmFhl7Y/s400/8877.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698907558038429106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tra pochi giorni nascerà un figlio a una coppia amica e vorrei scrivergli due righe: il padre e la madre adesso non hanno il tempo. Caro Edoardo, come vedi hanno già scelto il tuo nome e per fortuna è bello, è inglese e ha la R, sentimi bene: te lo dico subito che nasci in un periodaccio, ma è su di te che noi puntiamo tutti, non solo i tuoi genitori, ma tutta l’Italia, e visto che nasci nel 2012 tutta l’Europa e a questo punto tutto il mondo. Oggi, Roma, è soltanto la tua città di nascita, è un dato che accompagnerà il tuo codice fiscale per sempre, non sarà certo la città della tua vita, che dovrà svolgersi dove vorranno le tue passioni. Anche se tu non capirai niente di tutto quello che vedrai e ascolterai per i prossimi 1000 giorni, ti posso dire che in realtà qualcosa chiamato imprinting, ti forgerà tuo malgrado: suoni, luci, sapori, sensazioni, tutto contribuirà a creare in quell’hard disk vuoto che ti ritrovi ciò che noi chiamiamo carattere. Devo dire che parti bene, conosco i tuoi e i loro DNA sono buoni e generosi: per ora è la tua unica eredità, non sciuparla... Ecco invece una dritta: dovrai avere molta pazienza con loro che diventano genitori nell’esatto momento della tua nascita, non l’hanno mai fatto prima, e mentre tu potrai sbagliare perché non sai niente, loro dovranno stare molto attenti, ma capirai molto presto che errare è, appunto, umano. Dopo i primi giorni di clinica, comodissimi vedrai, te ne andrai in una casa tutta per te, ti piacerà di più, ma per tua madre sarà un inferno. Prova a metterti nei suoi panni, ogni 4 ore ti sfamerà, poi ti cambierà e tu per ringraziamento ti farai una dormita, e dopo si ricomincia: se qualche volta salta un turno porta pazienza, noo? Tuo padre ti farà fare dei salti in aria per riprenderti al volo e delle facce che nessun altro ti rifarà mai, chiunque ti parlerà come a un cretino, non c’è niente da fare, metti in conto anche tutti i parenti di tutte e due le famiglie, ok? Finiti questi mille giorni, comincia il divertimento (sempre tuo). Ti sarai già riconosciuto allo specchio e quattro parole in croce saprai dirle, ma finalmente capirai che al mondo non ci sei solo tu ma anche e soprattutto GLI ALTRI! Vorrei che tu diventassi un uomo di mondo, come già tuo padre per talento naturale lo è, &lt;br /&gt;e accettare la vita come va è il trucco per affrontarla sempre con un sorriso. Ironia, la tua migliore amica, onestà, i tuoi sonni tranquilli. Altro? Un giorno potresti rimpiangere questo periodo come il più felice della tua vita. Ma non è vero: quando sarai da solo con i tuoi pensieri adulti e dietro di te sentirai un sorriso amico, è lì che capirai di essere felice. Ed è quello che ti auguro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1620203600869641581?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1620203600869641581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1620203600869641581&amp;isPopup=true' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1620203600869641581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1620203600869641581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2012/01/lettera-un-bambino-che-sta-per-nascere.html' title='Lettera a un bambino che sta per nascere'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-e1ABbFb9I2I/TxaWOtyrXbI/AAAAAAAAAoU/OYInbmFhl7Y/s72-c/8877.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7134752904611642699</id><published>2012-01-11T09:41:00.000+01:00</published><updated>2012-01-11T09:42:17.693+01:00</updated><title type='text'>In un rifugio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-OSvP6gbqlgA/Tw1LXfjeNUI/AAAAAAAAAoI/uC5wpnJOuho/s1600/Unknown.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 223px; height: 226px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-OSvP6gbqlgA/Tw1LXfjeNUI/AAAAAAAAAoI/uC5wpnJOuho/s320/Unknown.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696291970672899394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Lollo, Paulette, Antonio, Albertino, Carolina, Tommi, Valerio, Edoardo, Giovi, Ludovica, Claudia, Ema, Vale, Mighi, Stefano, Antonella, Margherita, vi state zitti? Allora, attenzione quante costine? 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, no, tu no, allora... quindi 12 costine - Mamma io vojo la milanese - Anche una milanese! - Occi non facciamo milanese - Niente amore non c’è, ché vuoi una costina, poi te la finisce mamma va bene? Allora un’altra costina per favore, e sono 13, poi un controfiletto, una carbonara, due wurstel, no, una salsiccia e un wurstel alla griglia e poi basta, ok! E questa è fatta! Dopo i dolci, va bene - Ma allora è vero che non era il crociato? - No, per fortuna, meno male, però questo ortopedico è matto: prima sì poi no - Ma loro devono fare così, lo sai che rischiano a dirti di no subito e poi magari te sei rotta tutto? - Mi passi il rosso, Giovi? - È finito, aspetta lo ordino subito, come si chiama, Franz? Che inferno, ma come fanno? - Ma proprio oggi la bufera doveva arriva’? - Ieri era stupendo infatti con Ema siamo andati al Plans Frara, non c’era nessuno - Per forza, tutti vanno dall’altra parte - Ma che ce vanno a fa’? Pieno di gente, tutti uno sopra l’altro - Eh però almeno c’è un po’ di sole! - Qual è Plans Frara? - No, è il Cir, lui lo chiama così - Ma è il nome dell’impianto, come lo devo chiama’? - Eh ma la pista infatti, ecco le costine, si chiama Cir, ne mancano 3 - Atesso arrifano - La milanese, mamma - Tesoro non la fanno, adesso arrivano le costine -  Ma io vojo -  NON CI SONO, la milanese, non c’è - Ti ki era la zalziccia? - Mia! Me la passi? Ammàzza è poca - Prendine un’altra - Sì, lo sai quando mi sente? - Ma ti fa male il ginocchio? - No, figurati, meglio così - Chi è che ho sentito che ricomincia scuola lunedi? Tuu? Ma quanti anni hai? - 17... - 17? Te pòssino beata te! - Aho ma ‘ste lavatrici quando vanno fatte? - Domenica, mentre tutti stanno sul Brennero! - Domenica? Io le faccio sabato notte, così le stendo la mattina, la carbonara di chi era? - Eccola! Marghe mangi pure, se no si fredda - Il treno domani mattina alle 7? Ma  sei pazza? - Tua madre in grande forma eh? Si fa pure la carbonara! - Guarda che col treno fai prima - Mi passi il vino? Daje! - Ma hai visto che ha fatto Monti a Cortina? Non è stupendo? - Fai prima ma ti devi alzare alle 5! - E che mi frega? Dormo sul treno! - Quanti tiramisù? - Io, io, io, io, io, no io no sto a dieta, ah ah!, io, io, io, io, io, io sì era una battuta, capito? - Ok va bene, gli altri tutti strudel? - No basta! - Allora 11 tiramisù e pure tre strudel tanto qualcuno se lo mangia - Ma adesso chi scende? Facciamo la valanga! - Ci fa il conto? - Serve ricevuta? -.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7134752904611642699?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7134752904611642699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7134752904611642699&amp;isPopup=true' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7134752904611642699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7134752904611642699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2012/01/in-un-rifugio.html' title='In un rifugio'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-OSvP6gbqlgA/Tw1LXfjeNUI/AAAAAAAAAoI/uC5wpnJOuho/s72-c/Unknown.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6524008487059357220</id><published>2011-12-28T09:40:00.004+01:00</published><updated>2011-12-28T09:44:09.219+01:00</updated><title type='text'>L'arte del riciclo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-nSlsB-RFI38/TvrWzxr98NI/AAAAAAAAAn8/KES9GlWevO0/s1600/pacchetto.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 171px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-nSlsB-RFI38/TvrWzxr98NI/AAAAAAAAAn8/KES9GlWevO0/s200/pacchetto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691097264135467218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lo sguardo crinato, il ciglio sbieco, il sorriso storto. È appena nato un regalo sbagliato. &lt;br /&gt;Non è una poesia di Carducci, ma l’atroce realtà di tutti i Natali. Poveraccio, mi fa una pena sotto quegli sguardi, e tra la sera del 24 e il pranzo del 25, ne sono nati parecchi, tutti fratellini sparsi in giro per il mondo come brutti anatroccoli in cerca di una madre qualsiasi. Stavano tanto bene in una vetrina, perché qualcuno è andato a disturbarli? Stavano lì, con il loro nome e cognome pronti a dare gioia a qualcuno, quand’ecco avvicinarsi minaccioso un imbecille, il loro futuro padre per un attimo, cioè colui che l’acquisterà con disattenzione per regalarlo a una persona che con quel regalo non c’entra niente. Cosa porti a essere così sciatti non si sa: fino a quando si tratta di fare un regalo a un bambino che non capisce niente, passi... anche se in realtà c’è nascosto l’imprinting che già registra chi ha regalato il carillon squinzio made in China, per vendicarsi tra trent’anni regalando un pacco di caffè da poco alla suocera. Ma quando si fa un regalo a un adulto non si può più regalare una cosa sbagliata, con la scusa del “pensierino”: una contraddizione in termini, in realtà non ci hai pensato nemmeno un attimo e mi hai regalato una cosa che mi repelle e che non userò mai o che riciclerò. La somma arte del riciclo è una specializzazione delle persone più attente, quelle che da lontano, su una poltrona, osservano il disgusto di chi riceve, ragionando su chi invece farebbe salti di gioia alla vista del regalo in questione. Sono persone molto intelligenti, osservano, ascoltano, tutto l’anno, ecco perché poi sono in grado di suggerire a chi lo riceve, con un filo di voce per non farsi sentire dagli altri “sai a chi può piacere?”, fornendo una soluzione e molto probabilmente una bellissima figura a chi seguirà il loro consiglio. Un lampo si accenderà sul viso del “ricevente” e il regalo verrà messo in hangar. Alla prima occasione utile, anche fosse soltanto un pranzo da amici con gli avanzi di tortellini, faraone, spigole e gamberoni (tutti riciclati giustamente pure loro), e tra i racconti dei rispettivi e noiosi pranzi, conditi da aneddoti relativi ai comportamenti di chi ha superato gli 80 (tranquilli, ci arriveremo pure noi a certe assurdità) le porte di quell’hangar si apriranno per far spiccare il volo a quel povero regalo sbagliato, che da brutto anatroccolo si trasformerà finalmente in un bellissimo cigno! Insomma tutto questo per dire che non è il regalo a essere sbagliato. &lt;br /&gt;Ma la persona che lo fa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6524008487059357220?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6524008487059357220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6524008487059357220&amp;isPopup=true' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6524008487059357220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6524008487059357220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/larte-del-riciclo.html' title='L&apos;arte del riciclo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-nSlsB-RFI38/TvrWzxr98NI/AAAAAAAAAn8/KES9GlWevO0/s72-c/pacchetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-970051170382882751</id><published>2011-12-21T10:44:00.003+01:00</published><updated>2011-12-21T17:24:25.138+01:00</updated><title type='text'>Aria di Natale never again</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-fcpkbgN6mJg/TvGq9DRVTnI/AAAAAAAAAnk/_W_r4xFrXfo/s1600/Castagne.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 259px; height: 194px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-fcpkbgN6mJg/TvGq9DRVTnI/AAAAAAAAAnk/_W_r4xFrXfo/s320/Castagne.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688515770172395122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’aria di Natale è un bluff. Non esiste, si sa: non ha un odore, non ha un nome vero e proprio, non ha un indirizzo, non ha niente, non esiste. Basta. Allora vorrei sapere di cosa stiamo parlando quando un amico incontrato per strada ci dice “Quest’anno l’aria non la sento, boh, chissà perché...”. In realtà sono anni che non la sente, perché quando ancora l’avvertiva andava in giro per negozi con i guanti a manopola stretti nelle manone calde dei suoi genitori e chiedeva ogni 5 secondi “questo lo chiedo a Babbo Natale, e pure questo, e pure questo!”. I genitori lo strattonavano via dalle vetrine e con gli occhi dicevano al negoziante “passo dopo”. A scuola preparava tanti pupazzetti con la maestra, faceva i disegni della slitta di Babbo Natale e imparava che non erano cervi quelli che la tiravano, ma renne! A casa aveva preparato l’albero: un abete piccolo ma vero, quelli di plastica ancora non esistevano, con le palle di vetro, ne rompeva una all’anno se andava bene, rendendolo negli anni sempre più spelacchiato. A passeggio una zia lo portava a vedere le mostre dei presepi napoletani ma lui non li capiva e preferiva quello di casa con le casette con il tetto storto, le pecore piccole che s’incastravano con l’erba fatta di muschio, il cielo di carta viola scuro con le stelle dorate. Mentre il nostro amico comincia a piangere passa uno zampognaro, o quello che ne rimane, cercando non di suonare (mica lo sa fare!) ma d’imitare male un “Tu scendi dalle stelle” per sentire che esce fuori da quella bestia di zampogna lacera e consunta. Un ottimo pretesto per finirla con questo suo sfogo e salutarlo. Ma all’angolo, a UN angolo (non a tutti come oggi tutto l’anno) c’è un caldarrostaio indiano e già che ci sei gli lasci un foglio da 10 euro, ti bruci la lingua, la castagna non sa di niente, una ha il verme, una è dura, ti sporchi la mano, non sai dove buttare il cartoccio. Allora entri in un negozio fai una fila di mezz’ora alla cassa per comprarti il cd di Bublé con le canzoni di Natale, torni a casa e magari qualcuno ti apre la porta. Mentre lo infili nel lettore dài un sguardo in salotto, fa un bel calduccio, l’albero finto è tutto acceso, sul cellulare cominciano i primi sms cui non risponderai e tra le mail ci sono soltanto auguri di gente che non conosci. Ma dalla cucina viene l’odore del brodo per i tortellini e mentre lo avvicini alla bocca, rovente, pensi che dell’aria di Natale dell’amico tuo tutto quello che rimane è un brodo caldo. E va bene così. Tanti auguri!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-970051170382882751?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/970051170382882751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=970051170382882751&amp;isPopup=true' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/970051170382882751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/970051170382882751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/aria-di-natale-never-again.html' title='Aria di Natale never again'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-fcpkbgN6mJg/TvGq9DRVTnI/AAAAAAAAAnk/_W_r4xFrXfo/s72-c/Castagne.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8612919278023928964</id><published>2011-12-16T12:36:00.006+01:00</published><updated>2011-12-16T12:42:37.969+01:00</updated><title type='text'>Guerrucci, l'uomo che sussurra agli stereo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-ryAubhc4bbA/Tusuoyq9fcI/AAAAAAAAAnM/HhWkSSu7C0o/s1600/IMG_1125.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 239px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-ryAubhc4bbA/Tusuoyq9fcI/AAAAAAAAAnM/HhWkSSu7C0o/s320/IMG_1125.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686690232816991682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Roma, in Prati, c’è un posto che andrebbe scolpito nelle rubriche di tutti. È a Via Simone de Saint Bon, ammiraglio (ce ne sono molti a Prati), con una scritta anonima sull’insegna: Assistenza HI-FI. Entrare in quell’antro e uscirne stravolti è un’esperienza che non si dimentica. Perché lì dentro si riparano gli “stereo”. Ma certo, chiamiamolo ancora una volta così, come quando ce lo regalarono al liceo, quell’insieme di giradischi, amplificatore, piastra e casse acustiche, che collegato da cavetti, ci ha fatto sentire la musica che ci piaceva e che ha formato il nostro gusto, come mai più niente ci è riuscito. Non è un’assistenza come siamo abituati a vederle oggi (basta dare il codice e ti sostituiscono TUTTO il telefonino). No, qui dentro ancora si riparano oggetti meravigliosi di un’altra era tecnologica persi nello sgabuzzino di casa. E chi ci riesce è un uomo, Mario Guerrucci, uno di quegli uomini che, cosa rara oggi in tutti i campi, sa dove mettere le mani, e quindi parla italiano con i condensatori, i transistor, i circuiti integrati, conosce le unità di misura, i watt, i Farad, gli ohm, conosce i pezzi, le cinghie, i cursori, piegandoli alla sua volontà per restituirceli di nuovo funzionanti. Andarci per portargli un giradischi bloccato o un amplificatore muto non è frustrante, perché raramente Mario risponde “No, non si può, non lo so” come oggi qualsiasi negoziante risponde. Male che va gli può scappare un “vediamo che si può fare” che c’illumina di speranza, o più spesso un “chiamami la prossima settimana!”. La moglie Maria Grazia, l’ancella di guardia all’antro, sferruzzando una sciarpa senza fine, raccoglie tutti gli sfoghi dei clienti del tipo “funzionava tanto bene da decenni e poi puf!, si è rotto!”, dà una ricevuta e congeda velocemente. Riparare lo stereo è un viaggio dentro noi stessi perché in quegli scaffali allineati uno per uno  in verticale ci sono centinaia di “pezzi” che se potessero parlare racconterebbero di come, sconquassati da acne giovanili, mettevamo trepidi il braccetto su un disco dei Pink Floyd, sperando che in 14 minuti la biondina del “I A” ci stesse, o di quando il nostro Luxman da 35 watt per canale sparò tutta la sua potenza al massimo dalle Indiana Line sulla nostra versione di Tacito, uccidendola, poveretta. Questi strumenti una volta riparati da Mario (e che se non ritirati dai soliti pigri rischiano di diventare lapidi al cimitero) custodiscono ancora quelle sensazioni e sono pronti a ridarcele con la stessa fierezza anche oggi. E sapete perché? Perché FUNZIONANO!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8612919278023928964?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8612919278023928964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8612919278023928964&amp;isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8612919278023928964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8612919278023928964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/guerrucci-luomo-che-sussurra-agli.html' title='Guerrucci, l&apos;uomo che sussurra agli stereo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ryAubhc4bbA/Tusuoyq9fcI/AAAAAAAAAnM/HhWkSSu7C0o/s72-c/IMG_1125.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7684994989844907942</id><published>2011-12-16T12:36:00.002+01:00</published><updated>2011-12-16T12:37:00.137+01:00</updated><title type='text'>Guerrucci, l'uomo che sapeva parlare agli stereo</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7684994989844907942?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7684994989844907942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7684994989844907942&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7684994989844907942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7684994989844907942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/guerrucci-luomo-che-sapeva-parlare-agli_16.html' title='Guerrucci, l&apos;uomo che sapeva parlare agli stereo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2284166540286186742</id><published>2011-12-16T12:36:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T12:36:57.769+01:00</updated><title type='text'>Guerrucci, l'uomo che sapeva parlare agli stereo</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2284166540286186742?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2284166540286186742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2284166540286186742&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2284166540286186742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2284166540286186742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/guerrucci-luomo-che-sapeva-parlare-agli.html' title='Guerrucci, l&apos;uomo che sapeva parlare agli stereo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4889441296043480</id><published>2011-12-07T16:15:00.001+01:00</published><updated>2011-12-07T16:16:21.673+01:00</updated><title type='text'>Midnight in Rome</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-1KDNoooKvF8/Tt-DMpLnfxI/AAAAAAAAAm0/yT8O7yjyfNg/s1600/images-1.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 275px; height: 183px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-1KDNoooKvF8/Tt-DMpLnfxI/AAAAAAAAAm0/yT8O7yjyfNg/s400/images-1.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683405508001103634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lo splendido film di Woody Allen “Midnight in Paris” mette sullo schermo una delle domande che ci facciamo durante le cene riuscite, non quelle dove si è chiesto notizie di coso o di quella per fare pettegolezzi, perché non ce ne è stato bisogno né quelle dove si è riso parlando male di qualcuno non presente, che “l’ha combinata davvero grossa a ‘sto giro, ma come si fa?”, né quelle dove non si sono sollevate polemiche inutili, o dove non si è discusso tra madri e figli. Ma quelle cene quelle dove si sono fatte battute molto divertenti: basta tirare fuori una domanda tipo “che cosa ci fareste se doveste vincere 100 milioni di euro al Superenalotto” per  stare bene. Un’altra domanda evergreen è “in quale epoca vi sarebbe piaciuto vivere”. Tutti si lanciano nella loro preferita, con gli occhi che brillano di desiderio, ammantandola di magia, di riferimenti più o meno azzeccati, di sogni e di aspettative mal riposte: senza Stilnox negli anni 30? Ma siamo pazzi? Fino a quando uno degli invitati dice la sua, per ultimo, è quello che forse è stato un pochino al margine di questa bella cena, quello che non ha fatto commenti ficcanti, e mentre parla lo si guarda tutti un po’ storditi dal vino pensando “ sentiamo adesso questo che dice...”. E che dice? “A me va bene la mia!”. Purtroppo ha ragione lui, spegnendo i nostri sogni a differenza di Woody Allen che ce li ha fatti accendere con la grazia di chi ha raggiunto 75 anni. Ma purtroppo lo dice quasi con un grugnito chiudendo la conversazione, e forse anche la serata: gli altri commensali, con lo sguardo improvvisamente guasto guardano l’orologio, pensando che ormai è tardi e che domani è domenica e una volta ci si riposava, invece domani devo portare mio figlio a calcio contro quelli del “Villa Flaminia”. Il padrone di casa pensa invece che forse non è più il caso d’invitare questo che non parla mai e quando parla azzera tutto, e gli chiama un taxi, perché nessuno vuole accompagnarlo: non gli danno la sigla ma con un saluto frettoloso gli dicono “adesso arriva, scendi!”, per mandarlo via e fare un commento anche su di lui. Ma il taxi tarda e nel frattempo comincia  a piovere, come nel film: lì si dice che Parigi forse è ancora più bella con la pioggia, figurati Roma, no? E sarà proprio grazie alla pioggia e all’attesa che non potrà fare a meno di notare quella biondina senza ombrello e che si fiderà di lui quella sera nell’accettare un passaggio su un taxi da uno sconosciuto. Che vuole vivere il suo tempo. Oggi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4889441296043480?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4889441296043480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4889441296043480&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4889441296043480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4889441296043480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/12/midnight-in-roma.html' title='Midnight in Rome'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-1KDNoooKvF8/Tt-DMpLnfxI/AAAAAAAAAm0/yT8O7yjyfNg/s72-c/images-1.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-3317881734033008171</id><published>2011-11-30T10:56:00.001+01:00</published><updated>2011-11-30T11:02:05.329+01:00</updated><title type='text'>Profumi 2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-CoZ0FEEnudw/TtX-FanpkvI/AAAAAAAAAmo/2oYMBqqwx54/s1600/penhaligons5.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 378px; height: 315px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-CoZ0FEEnudw/TtX-FanpkvI/AAAAAAAAAmo/2oYMBqqwx54/s400/penhaligons5.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5680725873996174066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Finimondo: dopo l’ultimo pezzo sui profumi, i commenti si sono scatenati per comunicare le ingiustificate assenze da quella lista che era un collage personale di vecchie sensazioni “mosse” dai grandi classici della profumeria mondiale più che un elenco di “must have”. Ma, secondo le vostre giuste segnalazioni, oggi la completo aggiungendo almeno due grandi case profumiere. Penhaligon’s: bisogna cominciare dalla bottiglia, il solo maneggiarla ti catapulta nel 1870, l’anno in cui venne fondata dal suo omonimo creatore. Forse fu proprio questo il motivo, la macchina del tempo, che spinse Franco Zeffirelli a un certo punto della sua vita, ad aiutare una sua amica stilista, Sheila Pickles, che ritrovò in una cappelliera qualche ricetta originale , ad aprire il piccolo e ormai storico negozio a Covent Garden, a Londra, l’unico posto dove si è autorizzati dalle proprie paranoie a comprarlo, per provare il brivido di essere trattati male mentre si cerca di pronunciare correttamente il nome dell’essenza: “Blenheim Bouquet”. &lt;br /&gt;Per Creed (since 1760!) va invece fatto un discorso a parte, personalissimo. I campioncini che personalmente odio (non sai dove metterli, si aprono a tradimento, non li trovi mai e se li trovi ti mettono in difficoltà: “come mai sta qui nel pigiama?”) mi sono stati utili, per una volta almeno, per individuare il nome di un’essenza Creed in un fortunatissimo incontro della mia vita con Quincy Jones, il più grande produttore di musica black di tutti i tempi! Dopo una lunga chiacchierata in cui abbiamo dissertato di come fosse mai possibile che Michael Jackson, da lui prodotto all’epoca, fosse stato denunciato per plagio per avere copiato una canzone di Al Bano, dopo esserci salutati con un abbraccio fraterno (hey brother!), una fitta mi prende al naso e riconosco uno dei campioncini di quel Creed, ma il nome? Quale poteva essere il profumo di Quincy? LO VOLEVO SUBITO! Corro a casa, li apro tutti e finalmente leggo il nome “Green Irish Tweed”. Ma che c’entra con Quincy? - mi chiedo. Volo in profumeria e chiedo la boccia più grossa di quel Creed. Vederla e capirlo è stato un attimo: era TUTTA NERA, anche le scritte! Che genio! Il suo profumo, nero come lui, e da quel giorno, ma solo quando voglio sentirmi jazz, o meglio, cool, con due gocce non sono in Irlanda ma nell’orchestra di Quincy Jones!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-3317881734033008171?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/3317881734033008171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=3317881734033008171&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3317881734033008171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3317881734033008171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/11/profumi-2.html' title='Profumi 2'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-CoZ0FEEnudw/TtX-FanpkvI/AAAAAAAAAmo/2oYMBqqwx54/s72-c/penhaligons5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8615159240720695448</id><published>2011-11-24T08:33:00.002+01:00</published><updated>2011-11-24T08:35:56.603+01:00</updated><title type='text'>Profumi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-2hx7ZWe8EmQ/Ts3zrh-ZNMI/AAAAAAAAAmc/5a_-cFxohbM/s1600/delon-eau-sauvage.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 256px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-2hx7ZWe8EmQ/Ts3zrh-ZNMI/AAAAAAAAAmc/5a_-cFxohbM/s400/delon-eau-sauvage.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5678462634364056770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I profumi che ci hanno accompagnato nella vita messi uno vicino all’altro possono addirittura diventare come un album di fotografie suddividendo la nostra esistenza in epoche: “Qui usavo Dior, qui invece Calvin Klein”. Quali sono i profumi che ci hanno resi schiavi della loro fragranza? Potremmo parlarne per ore, semplicemente perché si entra nel mondo dei gusti personali e quindi ognuno ha i suoi. Però certi classici hanno anche la loro storia, dalla quale si può essere sedotti, come il Vétiver o Habit Rouge della Guerlaine, dedicato quest’ultimo ai cavalieri e alla loro divisa appunto: quando si saluta un amico che non si vedeva da tempo e questo indossa uno dei due profumi, capirete all’istante che è a lui che vorrete confidare tutti i vostri segreti. Roger Gallet, una marca che pronunciavamo solo a Natale per regalare le saponette a Nonna, in realtà è anche e soprattutto la casa dell’Eau Imperiale, l’acqua di Colonia che ci fa sentire re anche se il ricordo più forte ce lo restituisce solo la 4711, agrumata, che ci fa tornare bambini freschi freschi di bagnetto cosparsi di Borotalco, Robert’s ovviamente, pronti per andare a nanna, anche senza Carosello. Ve lo ricordate quell’uomo appoggiato a una sbarra d’acciaio con addosso un asciugamano a nido d’ape in bianco e nero? Volevate essere così, semplicemente: bastava fare uno splash-down di Eau Savage di Christian Dior, e il gioco era fatto, oggi poi che hanno ritirato fuori quella foto di Alain Delon, senza sigaretta però, sempre in bianco e nero (per forza: siamo tutti più belli!), la sensazione di essere semplicemente inarrivabili per chiunque sarà ancora più violenta. C’è un profumo che solo il nome, “Halston Z14”, basta a sentirsi internazionali: mi trovo già in un aeroporto hub mondiale, nella lounge della very first class, alla top of the list. Fatto! E ve lo ricordate Caron? Ma che gli vuoi di’ se anche le donne lo hanno utilizzato a litri? Certo mai nessuna è riuscita a farlo così come Jacqueline Bisset usava Equipage e quella sua bottiglia fantastica con il tappo di radica. Trucco che non riesce al contrario: ve lo immaginate un uomo che porta Chanel N° 5? No, è impossibile. Riesce solo con un profumo della Diptique, la casa che produce anche le candele che ti fanno sentire subito a casa di Luchino Visconti, si chiama Oyedo, l’antico nome della città di Tokio. Due gocce di quel rosmarino pazzesco addosso e uomo o donna saranno due prede del delirio di tutti: e tutto questo solo con due gocce di profumo. Ci rendiamo conto o no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8615159240720695448?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8615159240720695448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8615159240720695448&amp;isPopup=true' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8615159240720695448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8615159240720695448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/11/profumi.html' title='Profumi'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-2hx7ZWe8EmQ/Ts3zrh-ZNMI/AAAAAAAAAmc/5a_-cFxohbM/s72-c/delon-eau-sauvage.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4173112649493787520</id><published>2011-11-14T10:25:00.002+01:00</published><updated>2011-11-14T10:28:09.062+01:00</updated><title type='text'>Zecchino d'Oro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Q3T5dhqNK2Q/TsDfFIjWB_I/AAAAAAAAAmQ/sBajp1yiP9A/s1600/Unknown.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 279px; height: 181px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Q3T5dhqNK2Q/TsDfFIjWB_I/AAAAAAAAAmQ/sBajp1yiP9A/s400/Unknown.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674780809774893042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“È sempre colpa dei genitori!”. È vero? Non è vero? E Bollea allora? Che diceva che le madri hanno sempre ragione? Ma nella ricerca sfrenata di un qualsivoglia talento del figlio, non c’è regola che tenga: “MIO FIGLIO FA, MIO FIGLIO È!” Soprattutto artista, attore, cantante, ballerino, musicista, insomma “on the stage!”. Perché questi genitori non si rassegnano al fatto che il loro figliuolo andrebbe assecondato ed eventualmente aiutato a scegliere quello che piace a lui e basta? Magari lo studio, pensa che roba! Invece no, deve andare in scena sempre! Che poi sia chiaro, questi padri e madri fanno sempre il paio con quegli altri che accompagnano i loro ragazzini a nuoto col cronometro, o ad atletica, o a scherma o dove vi pare ma sperando che raggiungano quei risultati, da podio, un altro palco che, evidentemente, loro non sono riusciti mai nemmeno a sognare. &lt;br /&gt;Noi tutti ricordiamo quei giorni della nostra infanzia quando il portiere di casa annunciava che a giorni sarebbero arrivate per posta le cartoline per partecipare alle selezioni dello Zecchino d’Oro, col mitico Mago Zurlì e il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna diretto da Mariele Ventre! Ma quando mai? Non arrivava niente, se non la presa in giro del portiere stesso: “ma quale Mago Zurlì, al massimo ti chiama Richetto!” (che, per la cronaca, era Peppino Mazzullo, voce di Topo Gigio). Le canzoni erano filastrocche per bambini che ancora stavano attaccati al giradischi di casa con le fiabe sonore della fratelli Fabbri e il disco che cantava “a mille ce n’è, nel mio cuore di fiabe da narrar...”. Avete mai provato a trovare da un rigattiere quegli album enormi? A Trieste per esempio esiste “La Rigatteria”: uno sguardo alle illustrazioni di Pikka per i “Musicanti di Brema” e le lacrime righeranno quelle pagine tanto da dovervi scusare ricomprando ciò che apparteneva al vostro cuore da sempre. Ma non stiamo parlando dello Zecchino d’Oro, ma di quei programmi che vanno in onda di questi tempi e io francamente non ce la faccio ad ascoltare una bambina che canta “e se domani io non potessi rivedere te”: a chi si riferisce? A quell’età solo ai genitori, che farebbero meglio a fare gli scongiuri invece di trepidare per quella figlioletta con in bocca parole da grandi e dare quindi ragione a Renato Rascel quando già nel 1970 cantava “dodici anni sono pochi per sentirsi donna”. Oppure un maschietto che canta “I migliori anni della nostra vita”: ma che vuol dire, quando ha tutta la vita davanti? Il problema alla fine è sempre quello: ma questi genitori invece di far credere ai loro ragazzi di poter diventare Mina o Renato Zero, perché non fanno due passi con loro per andare al cinema o a teatro? Per potergli spiegare che c’è un tempo per tutto e invece di andare in uno studio televisivo a cantare canzoni che non gli stanno in bocca, potrebbero confessare senza paura cosa gli piacerebbe fare. Da grandi, non ora. Ora si studia. E domani è un altro giorno e si vedrà. Come diceva Ornella Vanoni: a 37 anni però!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4173112649493787520?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4173112649493787520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4173112649493787520&amp;isPopup=true' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4173112649493787520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4173112649493787520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/11/zecchino-doro.html' title='Zecchino d&apos;Oro'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Q3T5dhqNK2Q/TsDfFIjWB_I/AAAAAAAAAmQ/sBajp1yiP9A/s72-c/Unknown.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7085175220366703663</id><published>2011-11-07T12:35:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T12:35:53.370+01:00</updated><title type='text'>Oro puro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-0yIExFdihpA/TrfChZio0rI/AAAAAAAAAmE/sjtPjiovTjs/s1600/Bambi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 226px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-0yIExFdihpA/TrfChZio0rI/AAAAAAAAAmE/sjtPjiovTjs/s400/Bambi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672216134744068786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“ORO PURO”, così Walt Disney definì il suo cartone animato realizzato nel 1942. A cosa si riferiva? Alla storia del cerbiattino che crescendo attraversa la sua linea d’ombra sopportando addirittura la morte della madre (ed è per questo che dovrebbe essere vietato ai minori di 18 anni) e che alla fine del film diventa rispettato come il padre? O forse si riferiva agli amici che Bambi si ritrova accanto, come Tamburino? O forse alla spensieratezza di quei giorni felici quando il problema più grande della sua vita era imparare a pattinare sul ghiaccio? Mah: fatto sta che con la parola “oro” si definisce qualcosa di prezioso e con la parola “puro” qualcosa d’incontaminato. Quindi forse è così che dovremmo definire gli anni della nostra vita che vanno dai 10 ai 14, gli anni in cui un cervello riesce a far coesistere la purezza di certi ragionamenti con le prime belle deduzioni coscienti. Anni che rimpiangeremo quando guardando una foto ci riconosceremo per quello che saremmo diventati senza saperlo. È per questo che quando oggi si ascolta un ragazzino di quell’età è difficile restare indifferenti ai suoi ragionamenti, quali che siano, perchè sono impastati di una grazia irripetibile e disarmante, e anche perché non sono ancora “sporcati” dagli ormoni. Eppure per Disney furono anni d’inferno, non se lo filava nessuno, andava in giro a portare disegni a destra e a sinistra con idee che allora sembravano assurde. Ma da uomo, anni dopo, si ritrovò a passeggiare in una città da lui costruita e che portava il suo nome: Disneyland! I fatti quindi gli hanno dato ragione. Mi chiedo quindi se c’è un’età per dire “io questo non lo posso più fare”? Esiste un’età perché si smetta di sognare che una città possa chiamarsi come te? Io dico di no, perché quell’oro che una volta ci brillava in faccia adesso si è semplicemente spostato. Dentro di noi. Trovarlo non è difficile: si tratta di “recuperare” quello che ci piaceva veramente a quell’età e sentire se ancora lo apprezziamo. Se la memoria non aiuta (ormai il nostro “hard disk” si sta riempiendo sempre di più) tocca prendere tutti i libri che si hanno e tenere SOLO quelli che ci piacciono ancora, che ci ricordano qualcosa o che stimolano la nostra curiosità. Stessa operazione per dischi e cd, vestiti, oggetti, ricordi, mobili, pentole, tutto! Sono questi oggetti che, in un modo o nell’altro, ci hanno costruito aggiungendosi come una seconda pelle al nostro carattere, quello di “default”, quello del DNA per capirci. Bene: in quel che rimane c’è il NOSTRO ORO, intatto, è lì che risiede quello spirito che ancora oggi ci commuove mentre riguardiamo una foto dai colori sbiaditi con un colletto della camicia assurdo e un taglio di capelli improponibile. Avere la propria scorta d’oro personale ci solleverà dal piombo degli ultimi anni. &lt;br /&gt;Tra l’altro l’oro, di questi tempi, vale molto: in un anno è passato da 1424 a 1745 dollari l’oncia, rendendo quindi il 26 % in più. Poco?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7085175220366703663?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7085175220366703663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7085175220366703663&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7085175220366703663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7085175220366703663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/11/oro-puro.html' title='Oro puro'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0yIExFdihpA/TrfChZio0rI/AAAAAAAAAmE/sjtPjiovTjs/s72-c/Bambi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7167904470076417766</id><published>2011-10-31T09:02:00.002+01:00</published><updated>2011-10-31T09:02:43.836+01:00</updated><title type='text'>Quelli che</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-DjDq72QDFYo/Tq5WFmqBslI/AAAAAAAAAl4/EQ6x-1PlmZY/s1600/f3ea81b3b222181d011d1b8df7aaef81_120120.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-DjDq72QDFYo/Tq5WFmqBslI/AAAAAAAAAl4/EQ6x-1PlmZY/s400/f3ea81b3b222181d011d1b8df7aaef81_120120.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669563635182187090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quelli che non hanno mai soldi spicci, in nessuna situazione, spesso alla cassa del supermercato, in fila, o peggio contando con una lentezza esasperante gli ultimi centesimi dicendo “ce la faccio, ce la faccio” e invece poi non ce la fanno e finalmente tirano fuori il pezzo da 50: quindi tre operazioni invece di una!Quelli che ti stanno sempre addosso anche negli spazi vuoti, tipo quelli che in farmacia ti stanno dietro le spalle ascoltando tutti i tuoi malanni, o che nel bagno turco o al cinema ti siedono accanto anche se è vuoto come un forno. Vogliamo parlare un attimo anche di quelli che si sposano? Sempre a luglio, col caldo, sempre di sabato, meglio l’ultimo del mese, rovinando il weekend, quello nostro: loro partono il giorno dopo. Quelli che dal dottore, con la sala d’attesa piena, comunque non guardano nessuno e provano a dire alla segretaria “io devo chiedere solo una ricetta”. E i rappresentanti delle case farmaceutiche?Che solo dopo un po’ che li guardi capisci che stanno benissimo e non gli serve niente ma devono rifilare al tuo medico tutti quei blocchetti di carta con il nome della ditta o quelle penne orribili e i campioncini che scadranno prestissimo?E che tanto lo sai che alla fine le medicine sono sempre quelle tre, che Aulin è più forte dell’Oki e che ci devi prendere sempre un protettore gastrico se non ti fa male lo stomaco? E invece quelli che sfilano il bancomat allo sportello e invece di andarsene, lo rinfilano perché si sono ricordati di dover fare un’altra operazione, illudendoti che finalmente sia il tuo turno? Per non parlare di quelli che si appostano per un parcheggio che si sta liberando e se ti avvicini ti ringhiano addosso “c’ero prima io!”. E se per caso sei tu che stai liberando un parcheggio loro arrivano come falchi e ti mettono fretta con lo sguardo. Sono gli stessi che però, se sono loro a liberarlo, fanno finta di non vederti e ci mettono tre ore a infilarsi i guanti, poi il casco, poi si accorgono di avere messo il bloccaruota e si rilevano i guanti, non trovano le chiavi perché le cercano in tasca, quando stavano già infilate sull’accensione e poi ti sorridono pure perché loro ci mettono il tempo che serve e quindi devi avere pazienza: tu, con loro. Quelli che sulla banchina della stazione del metrò non aspettano che tu esca dal vagone, anche se è pieno come un uovo, no: entrano prima loro perché hanno paura di perderlo, stesso discorso per gli autobus, stesso discorso per il treno, dimenticandoci dei taxi, quando piove. E quando piove? Quando stai attento a non bagnarti, quelli che non vedono la pozzanghera, chiamiamola pure lago, perché stanno al telefonino e con lo sguardo cercano solo di prendere il verde e col pensiero di seguire il discorso e ci piombano sopra creando dal nulla uno tsunami che ti investe, ovviamente solo a te. &lt;br /&gt;Insomma sono quelli che “veniamo sempre prima noi” e non si accorgono invece che quelli come noi sanno che al mondo esistono anche quelli come voi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7167904470076417766?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7167904470076417766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7167904470076417766&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7167904470076417766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7167904470076417766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/quelli-che.html' title='Quelli che'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DjDq72QDFYo/Tq5WFmqBslI/AAAAAAAAAl4/EQ6x-1PlmZY/s72-c/f3ea81b3b222181d011d1b8df7aaef81_120120.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4415206887856582524</id><published>2011-10-26T09:55:00.002+02:00</published><updated>2011-10-26T09:58:41.448+02:00</updated><title type='text'>Golden Brain</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-AIAPBXPwF-4/Tqe9QX8tWuI/AAAAAAAAAlI/QhTkyqDgbOk/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 252px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-AIAPBXPwF-4/Tqe9QX8tWuI/AAAAAAAAAlI/QhTkyqDgbOk/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667706745073261282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quello che mi irrita del tempo che avanza è che ogni giorno in più imparo qualcosa che mi è stata già insegnata in tempi non sospetti quando non avevo il cervello per capirlo. Faccio un esempio: quando vedevo mia Nonna che, per lavare un piatto, apriva lentamente l’acqua dal rubinetto per farne uscire poca, io isterico le dicevo, o meglio urlavo: “Nonna, aprilo tutto, così fai prima!” e lei con la rabbia di chi sa, mi rispondeva giustamente a denti stretti: “Se l’apro tutta, l’acqua schizza da tutte le parti, che ne sai tu? Stai zitto!”. Oggi, solamente oggi, capisco che aveva ragione semplicemente perché dopo 100 camicie bagnate non mi va di starle ad asciugare solo perché non mi ricordo di aprire lentamente il rubinetto dell’acqua. Ed ecco, come per magia, che mi sorprendo a farlo in automatico, per esperienza. All’epoca della spiegazione non avevo la testa per capirlo, pensavo a fare tutto in fretta e basta, per avere il cervello libero di pensare ai miei sogni e un piatto lavato senza bagnarsi era l’ultima cosa che occupava il binario tra due sinapsi. In realtà, a pensarci bene, si trattava d’imparare a fare previsioni, riuscire a vedere un po’ più in là, riuscire a immaginare quale reazione potesse scatenarsi da una nostra azione avventata. Insomma avessi saputo che invece di chiedere alla ragazza più carina di uscire genericamente con me, sarebbe stato meglio arrivare con due biglietti per andare a sentire un concerto, avendo pronto anche un piano B: in caso di diniego, portarci la più brutta della classe!&lt;br /&gt;Adesso, finalmente, uno studio ha rilevato che l’età d’oro del cervello la si raggiunge dopo i 55 anni, sarà allora che saremo più perspicaci o semplicemente più attenti, vigili, insomma in una parola: smart! Basta errori di valutazione, solo a quell’età diventeremo 007 del pensiero, capiremo i comportamenti di tutti i nostri amici, e sul lavoro potremo raggiungere vette che prima ci sembravano inaccessibili. Per non parlare di come richiedere un mutuo: non andremo con la voce tremolante timorosi della reazione del direttore, ma come se fossimo titolari dello stesso sorriso di George Clooney, cui è difficile dire di no. Una partita di burraco? Si vince senza fatica; le parole crociate della Settimana Enigmistica? Si va subito al Bartezzaghi tralasciando quelle facili della copertina o ci si fionderà sui rebus riservati agli enigmisti più esperti. Oggi quindi siamo ancora dei ragazzi che devono crescere per fare meglio o con minor sforzo un sacco di cose. Che meraviglia! Posso ancora sbagliare, arrivare tardi a un appuntamento di lavoro e avere quell’aria scanzonata di chi non ha ancora capito che cosa sta rischiando. E proprio mentre penso tutto questo non mi accorgo che sto sciacquando quel bicchierino del caffè che ho appena offerto a una ragazza con un getto troppo schiumante d’acqua calda. Ma vuoi mettere il suo sorriso? &lt;br /&gt;- Riccardo, sei proprio un bambino...!&lt;br /&gt;Sì, qualche volta sì, ancora per un po’, qualche volta sì...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4415206887856582524?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4415206887856582524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4415206887856582524&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4415206887856582524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4415206887856582524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/golden-brain.html' title='Golden Brain'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-AIAPBXPwF-4/Tqe9QX8tWuI/AAAAAAAAAlI/QhTkyqDgbOk/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-3141581694798107093</id><published>2011-10-19T18:29:00.002+02:00</published><updated>2011-10-19T18:31:30.769+02:00</updated><title type='text'>Per una volta che si dice la verità...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-NH4X7o6-Gic/Tp77NWuxSII/AAAAAAAAAk8/-cISwsGoWGs/s1600/piscina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 299px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-NH4X7o6-Gic/Tp77NWuxSII/AAAAAAAAAk8/-cISwsGoWGs/s400/piscina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665241588137281666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per una volta che uno dice la verità... Quante volte ce ne siamo pentiti? Una confidenza a un amico, una lettera scritta a caldo, uno sfogo spontaneo, la debolezza di un momento. Purtroppo prima o poi ci si pente e si pensa “era meglio stare zitto...”. Ma perché? Non è meglio dire la verità? Non ci hanno insegnato da piccoli che le bugie hanno le gambe corte e che prima o poi la verità viene a galla? E solo a galla poteva rimanere questa verità giusta, sana e che non ha un pelo che è uno da nascondere. Certo, perché stiamo parlando di una ragazza, Federica Pellegrini, che le gambe ce le ha lunghe, e a galla ci deve rimanere per essere più veloce della luce in una piscina lunga 50 metri (tra parentesi: l’avete mai vista dal bordo piccolo una piscina così lunga? Il Tirreno in confronto è una pozzanghera!).&lt;br /&gt;Alla domanda se farebbe da portabandiera alle prossime olimpiadi di Londra ha risposto: “Otto ore in piedi, mezza giornata sulle gambe non si recupera tanto facilmente, considerando che il giorno dopo ho le gare”. Che le volete dire? Niente, ha ragione e basta. Perché stiamo parlando di una ragazza che al posto delle gambe ha delle pinne, e al posto della braccia due eliche, stiamo parlando di una ragazza che sceglie con molta attenzione la canzone da ascoltare con l’iPod un secondo prima di salire sui quei blocchi di partenza, perché quell’ultima nota strappata alla vita da bipede si tramuti in un pieno di carburante al massimo degli ottani, in un mantra che nessuno conosce, in una motivazione da fuoco d’artificio, nella vita di un pesce per una sola manciata di secondi. Ed è in quei secondi che gambe come quelle roteano come lame che non vorrei avere accanto nemmeno in sogno. In quei secondi quella ragazza frantuma metri cubi d’acqua nello stesso modo in cui i neutrini volano attraverso l’universo, la sua pelle si trasforma in squame di teflon, e l’acqua le fluttua accanto stupefatta chiedendosi “cos’è quella roba più liscia di me?”. E quando poi quella ragazza vince e sale sul podio, quando sente l’inno nazionale, quel Fratelli d’Italia che bello o brutto è il nostro inno, piange di gioia, e noi con lei. È lì che la voglio vedere in lacrime, non per reggere quella bandiera per 8 ore in piedi per la quale darà COMUNQUE tutte e due le sue vite. Tirando fuori tutta la sua verità. Che normalmente si fa in confidenza a una compagna di squadra, insomma roba da spogliatoio, un dietro le quinte, un retroscena di addetti ai lavori dove ci si confida l’onore di portarla e il dispiacere di non poterlo fare perché il giorno dopo si hanno le gare. E la bandiera? Chi la porta allora? Come sempre qualcuno che ha già sudato e forse solo sognato di arrivare a una medaglia se non almeno a una finale. E in ogni caso faccio presente a tutte le federazioni che se non trovassero nessuno, in alternativa la bandiera la porterei volentieri io, perché tanto il giorno dopo mi faccio un bel pediluvio con i saltrati Rodell!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-3141581694798107093?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/3141581694798107093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=3141581694798107093&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3141581694798107093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3141581694798107093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/per-una-volta-che-si-dice-la-verita.html' title='Per una volta che si dice la verità...'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-NH4X7o6-Gic/Tp77NWuxSII/AAAAAAAAAk8/-cISwsGoWGs/s72-c/piscina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5784426248381430351</id><published>2011-10-07T12:45:00.000+02:00</published><updated>2011-10-07T12:46:16.250+02:00</updated><title type='text'>Se Steve se ne va...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-VGN3fTqn57g/To7YbrcAUsI/AAAAAAAAAk0/9QoQGl8wZzU/s1600/Apple%2BSteve.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 287px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-VGN3fTqn57g/To7YbrcAUsI/AAAAAAAAAk0/9QoQGl8wZzU/s400/Apple%2BSteve.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5660699751679546050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un giorno dei primi anni 80 chiesi a un signore che aveva un brutto negozio vicino casa mia (ma con una mela colorata a strisce sull’insegna troppo bella per non entrare e chiedere), che cosa potevo farci con quello che vendeva: un computer. Risposta: “Se non lo sai tu, come faccio a dirtelo io?”. La differenza tra Steve Jobs e tutto il resto del mondo dei computer è in questa stupida risposta: perché Jobs, dall’America, con un semplice marchio accattivante, era riuscito a portarmi dentro un negozio che vendeva i suoi prodotti e quel signore in un quartiere di Roma a farmene uscire in un secondo!&lt;br /&gt;Anni dopo, con già svariati Mac alle spalle, durante una cena mi sono ritrovato tra le mani un oggetto grande come un pacchetto di sigarette, era il primo modello di iPod e dentro erano caricati i “Duets” di Frank Sinatra e il best “1” dei Beatles. TUTTI LI’ DENTRO? In un secondo ho visto morti tutti i miei LP, tutti i CD che mi ero ricomprato, e tutte le cassette con le quali andavo ancora in giro con un walkman giallo della Sony! Tutto finito! E sempre per colpa e per merito di quest’uomo ho “interrotto un rapporto” che durava dal 1995 con la Nokia, l’unica marca che riusciva ad avere un interfaccia abbastanza comprensibile da un uomo alle prese con un telefonino: adesso con l’iPhone mi sento a posto. La grandezza di Steve, il mio rapporto con lui, è questo, assurdo, ma è questo: con i suoi prodotti tra le mani mi sento meglio, sto più tranquillo, riconosco tutto e capisco tutto. Non a caso uno dei lanci delle sue campagne diceva “Non vorrete certo sapere come funziona un computer...”, ed è vero, a noi che ce ne frega? Basta che funzionino, lo accendi e basta! E ogni volta che lo accendiamo è come se stessimo sul suo, ecco perché Steve Jobs ci mancherà da morire, era lui che li rendeva facili per noi. Il problema più grande adesso riguarda la Apple e quelli che ci sono rimasti: martedi scorso durante la presentazione dell’iPhone 4S avevano tutti il cervello in pappa sapendo probabilmente che Steve li avrebbe lasciati per sempre da lì a poche ore. Ma in passato era proprio lui che nelle riunioni ordinava: &lt;br /&gt;- L’iPhone lo voglio con UN pulsante solo, e basta!&lt;br /&gt;- Ma Dottor Jobs, è impossibile: i numeri sono 10!&lt;br /&gt;- Allora niente! Andate via! Fuori!&lt;br /&gt;Quelli ci ripensavano e poi ci riuscivano. Quegli ordini, figli dei sogni di Steve Jobs, mancheranno molto alla Apple, e forse anche a noi. Nel frattempo, aspettando nuov idee realizzarsi non potremo fare altro che buttarci dentro uno degli Apple Store per respirare ancora quell’aura “magic” da lui così magistralmente creata. Gli altri negozi, come quello dove tanti anni fa mi risposero in quel modo assurdo, possono anche chiudere. Perché Steve Jobs, il loro miglior commesso, è morto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5784426248381430351?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5784426248381430351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5784426248381430351&amp;isPopup=true' title='18 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5784426248381430351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5784426248381430351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/se-steve-se-ne-va.html' title='Se Steve se ne va...'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-VGN3fTqn57g/To7YbrcAUsI/AAAAAAAAAk0/9QoQGl8wZzU/s72-c/Apple%2BSteve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>18</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5350175567897672982</id><published>2011-10-06T08:03:00.003+02:00</published><updated>2011-10-06T08:09:55.976+02:00</updated><title type='text'>Steve Jobs 1955-2011</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-uP5PtOP0BSk/To1GLnBvjNI/AAAAAAAAAks/wxqVivMGTyQ/s1600/Apple%2BSteve.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 287px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-uP5PtOP0BSk/To1GLnBvjNI/AAAAAAAAAks/wxqVivMGTyQ/s400/Apple%2BSteve.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5660257471943380178" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5350175567897672982?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5350175567897672982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5350175567897672982&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5350175567897672982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5350175567897672982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/steve-jobs-1955-2011.html' title='Steve Jobs 1955-2011'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-uP5PtOP0BSk/To1GLnBvjNI/AAAAAAAAAks/wxqVivMGTyQ/s72-c/Apple%2BSteve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1586377603920695514</id><published>2011-10-03T07:42:00.001+02:00</published><updated>2011-10-03T07:43:42.145+02:00</updated><title type='text'>Una casa vuota</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-MI8KNQwkljo/TolLfBn5AvI/AAAAAAAAAkc/YqpFJkB8hNA/s1600/Unknown.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 259px; height: 194px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-MI8KNQwkljo/TolLfBn5AvI/AAAAAAAAAkc/YqpFJkB8hNA/s400/Unknown.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5659137403151516402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un mio amico indebitandosi fino a 70 anni, o forse 75, si è comprato casa. Oh, finalmente, forse un po’ in ritardo per essere un italiano, forse un po’ in ritardo per appartenere a una media borghesia che in qualche cascame ancora esiste, ma forse proprio per mettere un punto fermo nella sua vita (anche se non gli importa così tanto: fosse stato per lui si sarebbe comprato una barca, non è sposato e non ha figli) alla fine ha deciso di compiere questo acquisto così importante. Mi ha chiamato per vedere la casa prima di cominciare a fare i lavori. La casa era vuota, nuda e cruda, in buono stato, una tabula rasa dove mettere le mani per potersi costruire la tana a propria immagine e somiglianza. Si prova quell’eccitazione di avere in mano una tavolozza piena di colori e una tela bianca che aspetta solo di essere imbrattata, anche se per molti è un incubo (non escludo che, in un impeto di rabbia, Fontana si sia inventato quello squarcio e poi sappiamo come è andata a finire!). Le case vuote, liberate da poco, hanno sempre lo stesso aspetto portando addosso i segni di chi le ha abitate per anni. Chi ci entra vede sempre i loro fantasmi: un foglio di carta per terra, qualche libro abbandonato, la polvere negli angoli nascosti dai divani e ovviamente le ombre lasciate dai quadri. Si può capire tutto degli abitanti precedenti vedendo queste tracce: gusti, preferenze, abitudini, e quando la cucina viene lasciata, nei pensili rimangono avanzi di biscotti, una farina scadutissima, un pacchetto di cracker: sembrano quasi gli avanzi di una razzia. E come in una lastra a raggi X, in trasparenza e in negativo, vedi tutto. Intuisci la vita che ci è stata, le gioie, i dolori, le miserie umane che appartengono a tutti noi. Che paura! Ma è un attimo: bisogna pensare a noi, al futuro che ci aspetta in questa casa bella, da rinfrescare certamente: “bisogna cambiare gli infissi, bisogna rifare l’impianto elettrico, il riscaldamento, l’aria condizionata, ahò, ma quelli prima come facevano? Il mutuo già l’ho preso, adesso pure un prestito?!”.&lt;br /&gt;Ma pensando alla tabula rasa, vorrei dare un consiglio al mio amico. NON CI METTERE NIENTE! Prima di trasferirti da quel residence che diventerà a sua volta un altro luogo dove fare i conti con se stessi per qualcun altro, fai una cernita di quei quattro stracci del tuo passato e porta solo il meglio nella tua nuova vita! Tu lavori, quando non lavori vai in barca, hai sempre abitato in affitto, hai poche cose, beato te, e così devi rimanere, come un San Francesco del 2011. Vestiti? Ma quanti ne avrai? Stai sempre in giacca e cravatta e nel tempo libero stai in costume: porta 7 vestiti e 10 costumi, 2 jeans e 10 magliette, porta solo le cose che usi e basta. I libri, solo quelli che hai letto e quei tre che avevi sul comodino. Porta la tua musica, tutta, ma soprattutto porta te stesso e quello che potrai diventare là dentro e che ancora non sai di essere, e ricordati quello che diceva mia Nonna: “la bara non ha tasche”. Ti saluto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1586377603920695514?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1586377603920695514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1586377603920695514&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1586377603920695514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1586377603920695514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/10/una-casa-vuota.html' title='Una casa vuota'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-MI8KNQwkljo/TolLfBn5AvI/AAAAAAAAAkc/YqpFJkB8hNA/s72-c/Unknown.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6375958848158465338</id><published>2011-09-26T07:54:00.002+02:00</published><updated>2011-10-19T18:42:21.449+02:00</updated><title type='text'>Un certo matrimonio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-w0hobZOlGCY/ToAT4XGtN-I/AAAAAAAAAkU/SBzDXWO_0SE/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 259px; height: 194px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-w0hobZOlGCY/ToAT4XGtN-I/AAAAAAAAAkU/SBzDXWO_0SE/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656542990973089762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La scusa per andare a un matrimonio è quella che tra amici e parenti c’è sempre qualcuno che ti dice “magari conosci la donna della tua vita!”, ma non succede mai perché ai matrimoni difficilmente ci vanno ragazze che hanno bisogno di un matrimonio per conoscere qualcuno, ci vanno solo quelle che non vedono l’ora di sposarsi, quindi meglio evitare. Tra l’altro quel banchetto, preparato come se nessuno avesse mai mangiato nella sua vita, è un attacco ai valori di trigliceridi e colesterolo, autorizzato solo dall’evenienza, dal quale ci si riprende solo dopo giorni e giorni di acqua e minestroni in flebo. Quindi no e basta. Ma quando arriva l’invito, la partecipazione (io le conservo tutte, per controllare quante unioni hanno retto negli anni, ma ne parliamo un’altra volta), rappresenta ancora per un attimo la possibilità di assistere LIVE al momento in cui due persone si giurano amore eterno. È per questo che, banchetto o no, la cerimonia non andrebbe comunque mai disertata. C’è un gioco delle parti bellissimo, rispettato da tutti i personaggi con calore e sentimento. Il futuro sposo che arriva prima con qualche amico fidato (che la sera prima gli ha organizzato  l’addio al celibato, hanno ancora i volti tumefatti dalla qualsiasi). I primi parenti, quelli che non si vedono mai (sono quelli più sovrappeso, sono gli stessi di Natale), la madre della sposa con le amiche, le amiche della sposa che si guardano attorno in cagnesco e poi, con il classico quarto d’ora di ritardo (la mezz’ora è appena appena tollerata, dai 40 minuti in poi sei solo maleducata) arriva la sposa in un’automobile comunque assurda in compagnia di un padre con in tasca l’assegno per pagare i musicisti e il fioraio dell’addobbo in chiesa. Dopo i saluti comincia la recita: stupenda! Entra il prete, allegro. Il padre parte con il piedino e accompagna lentamente sua figlia all’altare per vederla solamente da dietro mentre le lascia la mano per prendere quella dell’orco che l’aspetta là davanti come uno scemo. La madre di lui comincia a piangere, pensando “chissà come quella strega tratterà il mio cucciolo”, ma subito si riprende pensando a quante domeniche potrà rovinare a casa sua. La madre di lei non piange, pensa a quanto tempo dovrà dedicare ai pannolini e all’intrattenimento dei futuri nipotini, diventerà nonna presto. Il padre di lui pensa ai buffi che dovrà fare per aiutare suo figlio per mantenere questa nuova famiglia. Tutti ci credono. Sono meravigliosi. E tutti gli invitati si sentono come il 12° giocatore in campo, partecipando appunto a quest’orgia di sentimenti. &lt;br /&gt;Ma giorni fa, in Puglia, a Monopoli, qualcosa è andato storto: alla domanda “vuoi tu ecc ecc?” lo sposo ha risposto con calma un bel “NO”. - “Vuoi ripetere figliolo?” - “Ho detto no”. - “Posso chiederti il motivo?”- “Chiedetelo alla sposa e al suo testimone!”. Cosa avreste dato per essere lì, spettatori di un’unica replica? Un po’ come essere stati una sera alla Bussola con Mina senza sapere che sarebbe stata l’ultima: fantastico, tutto all’aria, tutto a monte, il banco è saltato! E tra la rabbia, la disperazione e lo stupore generale, il mancato sposo è andato pure al banchetto, ma solo con i suoi parenti, a festeggiare il ritorno al celibato! &lt;br /&gt;Dimenticavo: “la sposa era bellissima”. Si dice così, no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6375958848158465338?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6375958848158465338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6375958848158465338&amp;isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6375958848158465338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6375958848158465338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/09/un-certo-matrimonio.html' title='Un certo matrimonio'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-w0hobZOlGCY/ToAT4XGtN-I/AAAAAAAAAkU/SBzDXWO_0SE/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1241198584075399066</id><published>2011-09-19T18:19:00.004+02:00</published><updated>2011-09-21T08:33:18.143+02:00</updated><title type='text'>Il primo giorno di scuola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-LD97_KAVxNQ/TndsAfk6veI/AAAAAAAAAkM/pF03smsK2Vo/s1600/281301_first_school_day.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 199px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-LD97_KAVxNQ/TndsAfk6veI/AAAAAAAAAkM/pF03smsK2Vo/s400/281301_first_school_day.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5654106612919090658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il primo giorno di scuola, o di quel che ne rimane, è la prima ineguagliabile “rottura” di qualcosa nell’animo umano. Qualcosa che si rompe definitivamente tra il cordone ombelicale (vero e psicologico) tra un bambino e il genitore che lo accompagna. All’asilo si era troppo imbecilli per capire che succedeva, il rotolino con la stella filante, tirarsi in faccia qualsiasi cosa, piangere sguaiatamente, insomma niente. No, alla prima elementare ci si va come si va in ufficio da grandi, come tuo padre, come tua madre. Si è trepidanti come quando ti fai un’iniezione per la prima volta, hai paura ma fino a quando non provi quell’ago malefico, non saprai mai se fa male veramente. Quella mattina, una volta era il primo ottobre e basta, l’aria a casa era diversa, tutti si alzavano un po’ prima, i vestiti da mettersi erano già pronti sulla sedia dalla sera precedente. Durante la colazione tua madre preparava un panino (pane burro e zucchero) da mettere nella cartella. Nella cartella c’era un corredo: un libro, un astuccio con le matite colorate (Giotto, l’odore straziante di quel legno ci perseguiterà tutta la vita), un barattolo di Coccoina, (altro odore capace di farci piangere oggi all’istante) e basta. Ed era tutto, sempre per la prima volta, di proprietà, la nostra, che non fosse un giocattolo. No, queste erano cose serie. Attenzione adesso, un’automobile esce di casa, dentro il cast è completo e il silenzio è assordante, rotto solo dall’entrata delle marce e dall’aumento dei giri del motore. Tutti all’interno sanno che sta per cominciare una cosa importante e le domande curiose del bambino non vengono soddisfatte dalle risposte vaghe dei genitori. Si arriva fuori da scuola, e solo per il fatto che c’è gente lì davanti, torna un po’ di allegria, tanto per vedere chi c’è. Qualche amico dei genitori, vicino di casa, con suo figlio attaccato come un panda all’albero, insomma gli sguardi s’incrociano tra facce già viste e volti completamente sconosciuti, tra i quali, gli unici sorridenti, quelli delle maestre che anche loro ricominciano oggi un quinquennio di vita con bambini di cui non sanno nulla e che alla fine dell’ultimo anno conosceranno meglio di chiunque altro, per sempre. Tutti raccolti nel cortile per capire in quale classe si deve andare inizia uno psicodramma: bambini che cercano con lo sguardo qualche amichetto dei giardinetti, bambine attaccate alle madri, maestre che guardano fogli di elenchi, genitori che si rassicurano della sezione, e un uomo che guarda la scena in attesa, come una specie di Caronte, di chiudere il cancello. In un attimo, senza un perché, le mani dei bambini allentano la presa da quelle molto più grandi dei genitori che improvvisamente si sentono abbandonati, il cancello si chiude, i bambini danno le spalle lasciando agli sguardi di chi li segue da dietro la visione delle cartelle colorate. Caronte chiude a chiave e davanti a lui ci sono solo persone che piangono. &lt;br /&gt;La loro vita è finita. Comincia quella dei figli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1241198584075399066?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1241198584075399066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1241198584075399066&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1241198584075399066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1241198584075399066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/09/il-primo-giorno-di-scuola.html' title='Il primo giorno di scuola'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-LD97_KAVxNQ/TndsAfk6veI/AAAAAAAAAkM/pF03smsK2Vo/s72-c/281301_first_school_day.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4527596592672702264</id><published>2011-09-11T23:10:00.002+02:00</published><updated>2011-09-11T23:13:08.101+02:00</updated><title type='text'>Quando finisce un'estate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-8zBZF1CyU4Q/Tm0kIeYwQwI/AAAAAAAAAkE/L2uN1stZbNM/s1600/Unknown.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 270px; height: 186px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-8zBZF1CyU4Q/Tm0kIeYwQwI/AAAAAAAAAkE/L2uN1stZbNM/s400/Unknown.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651212835434283778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dall’oggi al domani, è così che finisce l’estate. Non rispetta la sua data ufficiale delle cose tipo equinozio e solstizio (la differenza la sai solo alle elementari, poi te la scordi insieme alla tabellina dell’8 e ad altre centinaia di cose che impari troppo presto). Non aspetta il ritorno dalle vacanze, (si torna a lavorare, ma l’estate non è finita, te ne accorgi dagli impiegati di tutti gli uffici vestiti come in uno stabilimento pur di sfoggiare il tatuaggio nuovo). Non aspetta nemmeno il cambio del tempo (può venire giù il finimondo, ma un’ora dopo fa caldo di nuovo). No, l’estate fa come le pare, e quindi improvvisamente finisce, senza preavviso. Ti alzi una mattina, ti fai la doccia, vai in ufficio, leggi le mail, lavori, pausa pranzo, telefoni, brighi, palestra, spesa, figli, cena, letto e il giorno dopo ricominci da capo mentre l’estate finisce, da sola, dentro di te. Magari il barista non ti ha fatto lo stesso saluto, o per un momento l’hai visto che non si ricordava qual era il “tuo” solito; forse al supermercato cercavi le pesche e hai visto che ci sono già le arance (dall’Argentina); ti hanno fatto una multa al motorino e cercando un vigile dal volto familiare scopri che li hanno cambiati tutti quando tu non c’eri (che è un po’ come se ti cambiano la maestra all’ultimo anno). In tutti questi microtraumi ti sembra di fermarti, in trance, sull’orlo di un precipizio: sei salvo, ma stavi per morire. È quindi quell’attimo immenso che ti vede riflettere in un limbo bianco nella tua testa quando tutto attorno a te sembra avvolto dall’oscurità più profonda. È finita l’estate, se ne è andata anche quest’anno, l’estate si è rotta, l’estate, in una parola, è morta. Questa stagione che deve la sua fortuna alle scuole chiuse, è la responsabile di tutte gli struggimenti che gli artisti da Bruno Martino (“Estate, sei calda come i baci che ho perduto”) fino a Franco Califano (“E la chiamano estate, questa estate senza te”) hanno messo per iscritto nelle loro canzoni. Quando le sentiamo ci si gonfia il cuore perché tra le pieghe di quei versi è ovvio che ci siamo noi e i nostri ricordi, soprattutto quelli più banali, come quelli di un’estate, appunto, al mare. Ma alzi la mano chi di noi, quando aveva il cervello in pappa, quando i neuroni erano ancora pronti a moltiplicarsi, non ha vissuto momenti con i grilli, le lucciole, l’aria tiepida, la risacca del mare, il pattino sulla spiaggia fredda e umida, con la biondina di chissà dove. È questo il motivo per cui sentiamo qualcosa che si rompe dentro quando l’estate ci saluta: sembra sempre un addio e mai un arrivederci. Anche perché i ricordi non saranno più quelli, così luccicanti, tanto è vero che cosa ricorderemo di quest’estate 2011? Se diamo uno sguardo ai giornali vecchi prima di buttarli nella differenziata, noteremo in ordine sparso: l’uragano Irene che ha risparmiato New York, l’Euro e le borse che invece ancora ci stanno in mezzo, e la “valanga di chimica” di Vasco Rossi. Ma oggi, 10 anni fa, l’estate di tutto il mondo finì, forse per sempre, a Manhattan.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4527596592672702264?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4527596592672702264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4527596592672702264&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4527596592672702264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4527596592672702264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/09/quando-finisce-unestate.html' title='Quando finisce un&apos;estate'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-8zBZF1CyU4Q/Tm0kIeYwQwI/AAAAAAAAAkE/L2uN1stZbNM/s72-c/Unknown.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5135897996057168507</id><published>2011-09-05T09:49:00.001+02:00</published><updated>2011-09-05T09:58:53.980+02:00</updated><title type='text'>Un tè avvelenato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-EKqe3oSdMxw/TmSBLxnncaI/AAAAAAAAAj8/RZvAVlx0W4E/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 217px; height: 233px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-EKqe3oSdMxw/TmSBLxnncaI/AAAAAAAAAj8/RZvAVlx0W4E/s320/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5648781871927488930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prima di fare il conto di quel che rimane di quest’estate 2011, arriva pelo pelo l’ultima follia che ci permette di chiacchierare con gente che conosciamo poco in una delle prime cene pre-autunnali, prove generali di quelle che ci vedranno sicuri protagonisti. Si tratta dell’idea della Twinings, uno dei marchi più belli del mondo, di cambiare la formula a uno dei suoi tè. E fin qui va bene: possono farlo. Ma se decidono di farlo al principe dei tè, e cioè all’EARL GREY, l’unico tè che ti fa sentire ricco anche senza una lira, come se avessi a casa Anthony Hopkins come maggiordomo anche se non hai i soldi per cambiare la candela al motorino, allora capisci che a Londra davvero non hanno niente di meglio da fare. Ma insomma! L’Earl Grey NON si tocca, perché è un’icona e basta, troppi ricordi ancora evoca quella scatola in metallo vicino al malto Knapp nella cucina in casa dei nostri genitori. Ma non è certo una novità il tentativo industriale di provare a farci cambiare le abitudini, o meglio i “gusti” delle nostre abitudini (se solo pensate a cosa non succede ogni volta che le nuove mogliettine provano a cucinare un piatto qualunque ma sacro alla suocera). Vi ricorderete senz’altro quello che successe alla Coca Cola, (tutto sommato l’equivalente bevanda nazionale in America), quando qualche pazzo decise la stessa cosa. Volevano farla più dolce in Europa come già lo era da loro, ma tutti urlarono, e poco dopo rispuntò sugli scaffali con il sottotitolo “classic”. A Londra, pochi lo sanno, qualche anno fa successe un altro scandalo del genere ma che non ha avuto la stessa risonanza. La Dunhill, la prestigiosa marca di pipe e affini, negli anni aveva prodotto anche un profumo, un’eau de toilette, nemmeno facile a trovarsi. Eppure dopo un certo numero di anni, hanno pensato anche questi di cambiare fragranza e nome eliminando l’altra cui si erano abituati tutti, compreso il mio amico Piero Corsini che, usandola per motivi di autoplagio (Londra, Dunhill, Savile Row, l’agente segreto 007, Sean Connery, insomma l’impero Britannico in bianco e nero), scrisse una lettera infuocata al responsabile della linea profumi che si scusò promettendo di ripristinare la produzione e, garantendo una personale fornitura di quell’eau de toilette, gli spedì in regalo un paio di bocce formato famiglia. Allora? Come mai avvengono questi tentativi di cambiare gusti, fragranze e aromi cui siamo abituati? In realtà, alla Twinings sanno benissimo che le abitudini non si cambiano, sono loro i primi che non sostituiranno mai l’Earl Grey con il NEW Earl Grey nel segreto delle loro casette calde e confortevoli. Ma il marketing gli suggerisce di fare un po’ di carnival nella speranza che qualche nuovo palato ci caschi e magari diventi un affezionato nuovo cultore di un tè vecchio di pochi giorni. Sanno che noi continueremo a pretendere il nostro vecchio tè, e sanno anche che siccome tutti ne parleranno (come noi qui per esempio) confidano che qualcuno incuriosito li compri addirittura tutti e due per sentire qual è la differenza. Morale? Ne venderanno più di prima di questo sciagurato annuncio. Soprattutto in questi giorni, quando tutti noi impauriti stiamo facendo la scorta al supermercato con la scatola da 50 bustine! &lt;br /&gt;Per me comunque “Just a cloud, please!”.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5135897996057168507?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5135897996057168507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5135897996057168507&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5135897996057168507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5135897996057168507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/09/un-te-avvelenato.html' title='Un tè avvelenato'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-EKqe3oSdMxw/TmSBLxnncaI/AAAAAAAAAj8/RZvAVlx0W4E/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5730849687846671472</id><published>2011-08-29T13:40:00.002+02:00</published><updated>2011-08-29T13:42:12.559+02:00</updated><title type='text'>Un libro in vacanza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-7dxR4z4Aljo/Tlt61bQfVaI/AAAAAAAAAj0/PwyG_Hk28zc/s1600/lassasino.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 160px; height: 255px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-7dxR4z4Aljo/Tlt61bQfVaI/AAAAAAAAAj0/PwyG_Hk28zc/s400/lassasino.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646241616107623842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È stato in vari posti quest’estate, ha viaggiato per alberghi, camping, pensioni, appartamenti, residence, ospite da amici, eppure è stato sempre fermo. E quante ne ha viste lui nessuno, gli è passato sopra di tutto e lui niente, immobile come una Sfinge ha assistito al suo personale scempio con una flemma alla David Niven pronto ad essere utilizzato solamente come un’ultima spiaggia. Sto parlando del libro che avremmo scelto da leggere (ah ah) quest’estate. Niente. Intonso. Anzi, un po’ sciupato da tutti i viaggi andata e ritorno dal comodino alla valigia, dal tavolino allo zaino, sulla copertina macchie di caffè da lui coraggiosamente sopportate, con granelli di sabbia nelle pieghe delle pagine che in realtà avrebbero dovuto raccogliere le nostre riflessioni da custodire gelosamente, senza dimenticare non certo lacrime sui fogli, ma più spruzzi di acqua salata dalla coda di cavallo della signora che “pensava” di leggerlo in spiaggia, e che invece si è consumata nell’amministrazione di sms entranti e uscenti dal suo cellulare. Ha resistito a qualsiasi affronto psicologico, perché gli abbiamo preferito in tante occasioni La Settimana Enigmistica, scegliendo di rimanere intrappolati nel 31 orizzontale del Bartezzaghi “la mancanza dello sviluppo in un’economia statica” (cioè “crescitazero” tutto attaccato) piuttosto che nelle trame escogitate dal suo autore. Ma è questa la forza di un libro, quella di rimanere indefesso di fronte a tutto, soprattutto alla nostra ignoranza e alla nostra pigrizia, per poi diventare il nostro migliore amico appena dopo le prime pagine, cui legarsi a catena, sperando che non finisca mai più. A dirla tutta, il limite di un libro è proprio quello che purtroppo prima o poi finisce. Se ci è piaciuto molto cominciarne un altro è uno sforzo titanico, uno scoglio tale che in confronto Dover sembra una duna di Sabaudia. Ma siccome siamo imperfetti, ci affezioniamo e una volta finito poi ci sembra di tradirlo se ne cominciamo un altro: ecco perché chi li presta è un poveraccio, e chi li chiede in prestito è un delinquente perché commette il reato di appropriazione indebita non restituendoli mai. E visto che come sempre abbiamo scelto il libro da leggere durante le vacanze proprio come un vestito da mettere in valigia, la scelta è caduta su un Adelphi, con quella carta pazzesca, qualsiasi colore sembra un arredo, voglio farmi tutta casa così, si può fare la prova degli accostamenti come con un RAL delle tinte per i muri. Talmente chic che quando hai un libro Adelphi tra le mani ti senti più elegante, non c’è niente da fare, se te lo porti in aereo puoi anche simulare di non aver paura, le hostess ti guarderanno con rispetto e staranno molto più attente nel versarti il caffè americano da quelle brocche Alessi dalle quali sbava sempre. &lt;br /&gt;Morite dalla voglia di sapere qual era il titolo del mio? Era “L’assassino” di Simenon. Ma domani lo comincio, lo giuro!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5730849687846671472?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5730849687846671472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5730849687846671472&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5730849687846671472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5730849687846671472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/08/e-stato-in-vari-posti-questestate-ha.html' title='Un libro in vacanza'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-7dxR4z4Aljo/Tlt61bQfVaI/AAAAAAAAAj0/PwyG_Hk28zc/s72-c/lassasino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5000009100379071740</id><published>2011-08-22T17:45:00.001+02:00</published><updated>2011-08-22T17:47:37.472+02:00</updated><title type='text'>Una vacanza lunga 40 anni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-xedluH56Lh0/TlJ57wUj1gI/AAAAAAAAAjs/l3lX9C2xkJQ/s1600/semaforo22-thumb.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 310px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-xedluH56Lh0/TlJ57wUj1gI/AAAAAAAAAjs/l3lX9C2xkJQ/s320/semaforo22-thumb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5643707350539032066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se fate le vacanze da 40 anni nello stesso posto vi accorgerete del tempo che passa dallo sguardo degli altri villeggianti che invecchiano ma che vi lanciano la stessa occhiata come se aveste entrambi sempre 15 anni. Se fate le vacanze da 40 anni nello stesso posto vi accorgerete che avevano ragione quei vecchi che vi davano certi consigli: improvvisamente non li troverete così banali come allora e anzi, mettendoli in pratica vi sentirete meglio, e proverete il desiderio di chiamarli per dirglielo ma vi accorgerete che nel frattempo sono morti. Non vi rimarrà altro che cominciarli a dare voi ad altri ragazzi che vi guarderanno nella stessa maniera e allora gli lancerete l’ anatema “ve ne accorgerete...”, proprio come avevano fatto 40 anni prima con voi. Se fate le vacanze da 40 anni nello stesso posto, tornando a casa, i problemi saranno sempre gli stessi: “come l’ho fatta la lavatrice l’anno scorso?”. Certo, la muta e il pantalone tecnico sono sempre quelli ma siccome li lavate solo una volta all’anno non vi ricorderete quale lavaggio avevate messo in pratica. E quando poi tutto sarà pulito lo metterete via proprio come si fa con l’albero di Natale, sparandoli sopra il palchettone dicendo “arrivederci all’anno prossimo”, che arriverà molto prima di quanto non immaginate. Tornando a casa, scoprirete che esiste ancora qualcuno che dice sul serio “bentornato” e se una volta vi faceva raccapriccio, oggi vi sorprenderete a rispondergli con un sorriso sincero “bentrovato!”. Le vacanze negli stessi posti hanno la caratteristica di far diventare tutto un copione con gli stessi personaggi ma con intonazioni diverse. E quando tornerete a casa vostra, proprio nella vostra via, noterete che i semafori vi sembreranno alti uguali e non meno giganti come quando tornavate cresciuti da quelle prime vacanze. &lt;br /&gt;Questi sono i pensieri che arrivano quando si comincia a intravvedere il rientro a casa, già una settimana prima, cioè quando arriva il giorno dopo l’esatta metà vacanza, è quello che s’intravede in cima, quando si lancia lo sguardo a valle, quando la fine è nota, “Tocca rientrare”. &lt;br /&gt;E ci ricorda che l’inizio d’anno (sappiamo bene che è questo quello vero, non quello stupido spazio tra la mezzanotte del 31 dicembre e il primo minuto del 1° gennaio) ha il vantaggio e lo svantaggio di essere come l’alba dopo la notte. Può cancellare i pensieri che ci hanno consunto fino a un giorno prima della partenza, esattamente come una bella dormita, oppure, se la preoccupazione resiste, può trasformarsi, come il risveglio di Don Abbondio, in una recidiva dei più tetri pensieri che si ritroveranno esattamente lì dove li avevamo lasciati, nello stesso posto. Ed è per questo che alla fine si dice sempre “Come sono belle le vacanze!”  soprattutto se sono 40 anni che fate sempre le stesse. &lt;br /&gt;E comunque stiamo calmi, stiamo ancora ad Agosto: rinfresca il bosco!&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5000009100379071740?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5000009100379071740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5000009100379071740&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5000009100379071740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5000009100379071740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/08/una-vacanza-lunga-40-anni.html' title='Una vacanza lunga 40 anni'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-xedluH56Lh0/TlJ57wUj1gI/AAAAAAAAAjs/l3lX9C2xkJQ/s72-c/semaforo22-thumb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-441407482375361242</id><published>2011-08-15T10:51:00.002+02:00</published><updated>2011-08-15T10:53:04.963+02:00</updated><title type='text'>Abbey Road 2011</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-cZSFsZAxQh0/TkjeZQuTH7I/AAAAAAAAAjk/bAPfExvOfPk/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 225px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-cZSFsZAxQh0/TkjeZQuTH7I/AAAAAAAAAjk/bAPfExvOfPk/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641003058848800690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tra tutte le “mosse” nelle vacanze che si possono fare, comprese quelle “intelligenti”, c’è n’è una che potrebbe addirittura divertire i vostri figli dimostrandogli che ci sono vari modi di stare al mondo senza per forza tenere il broncio se non gli comprate l’ultima maglietta di Abercrombie &amp; Fitch. Prendete una città in Europa, tipo Londra (ci si arriva anche con il treno), parlate con la signora sovrappeso della portineria dell’albergo e chiedetele se per caso esiste una fermata dell’Underground più facilmente comprensibile del mondo, cioè quella di Londra, per arrivare vicino ad “Èbbiròdd”. Lei farà finta di non capire “What please?”, voi le intimerete di guardare su Google e solo allora lei ridendo capirà “Ah, Abbey Road!” (pronunciandolo “...‘bRoùdt”). A quel punto è fatta. Certo: perché vedere un genitore trasformarsi in qualche cosa di più implume di loro, e che oltretutto si diverte, è un affronto imperdonabile e quindi devono fare qualsiasi cosa per pareggiare i conti, finanche smetterla col muso. Nel tragitto in metropolitana, sull’iPhone gli farete vedere una delle copertine più famose del mondo, scattata più di 40 anni fa, in quella strada all’uscita degli studi della EMI, con quei 4 ragazzi che vestiti ormai da sé, attraversavano proprio quelle strisce pedonali dove tra poco voi (per ora solo voi), vi volete scattare una foto come loro. “Papà, sei proprio pazzo! Ah ah ah!” (stanno già rosicando). Ma non appena arriverete sulla location si accorgeranno che non siete l’unico pazzo in mezzo a svariate coppie, con lui che urla di tutto a lei, un paio di madri stravolte che sbagliano inquadrature maledicendo il giorno in cui hanno fatto conoscere i Beatles ai loro figli, uno spagnolo senza le scarpe come McCartney, e un indiano con un completo bianco come Lennon, oltre a un gruppo di cinesi che non poteva mancare: “Ah sì? E tutti questi chi sono?”. È una follia collettiva che si ripropone quasi tutti i giorni ma soprattutto la domenica mattina alle 8, cioè adesso, quando speravate di essere gli unici ad aver riflettuto che almeno la domenica mattina ci sarebbero state meno macchine a rompere le scatole, e invece no, ci sono pure gli autobus “ma questi non dormono?”. Un inferno: vedere gli abitanti della zona, guidare le loro macchine della domenica mattina, comprese Maserati, tirate fuori per l’occasione da soggetti che ci vanno solo a comprare il giornale e a bere un “frappuccino” da Starbucks, con l’intenzione di sfrecciare su Abbey Road e invece costrette a rallentare e inchiodare consumando pasticche e freni a disco, perche voi siete COMUNQUE sulle strisce, anche se non per attraversare, è un’esperienza meravigliosa. Ma quando tutti si rivolgeranno a voi, in quanto l’unico ad avere le idee chiare sulla mossa delle gambe “vanno aperte a compasso!”, sulla direzione “da sinistra a destra”, sullo sguardo “davanti a voi”, incurante delle macchine che sfrecciano a sinistra e a destra, sentirete una vocina sommessa che timidamente chiede: “Papà, me ne scatti una anche a me?”. È in quel momento che vi sentirete un eroe. A Londra, ad Abbey Road, come se foste su una copertina di un disco. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-441407482375361242?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/441407482375361242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=441407482375361242&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/441407482375361242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/441407482375361242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/08/abbey-road-2011.html' title='Abbey Road 2011'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-cZSFsZAxQh0/TkjeZQuTH7I/AAAAAAAAAjk/bAPfExvOfPk/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2192449121269978413</id><published>2011-07-25T11:47:00.001+02:00</published><updated>2011-07-25T11:49:34.006+02:00</updated><title type='text'>Goodbye Shuttle</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/--iH-GvXisAQ/Ti08JYHxLoI/AAAAAAAAAjU/pYpAr73i1xY/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 274px; height: 184px;" src="http://2.bp.blogspot.com/--iH-GvXisAQ/Ti08JYHxLoI/AAAAAAAAAjU/pYpAr73i1xY/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633224840701881986" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Leggere che lo Shuttle va in pensione dopo 30 anni, è una di quelle cose, che ti fa pensare che il tempo passa non solo per te ma anche per la Nasa. Se all’epoca avevo 18 anni e guardavo a quella specie di Jumbo che poteva atterrare dallo spazio proprio come un Fiumicino-Linate, come al futuro della mia vita (“un giorno ci andrò a farmi un giro, magari tra trent’anni!”) non oso pensare a quello che è passato in questi giorni nelle teste dei giovani ingegneri Nasa dell’epoca mentre, ormai adulti, hanno assistito dagli enormi monitor all’ultimo atterraggio dei loro sogni in attesa di essere ricevuti un giorno chissà dal Presidente degli Stati Uniti per sentire la sua voce profonda emettere il sigillo tombale: “good job!”. Pensateci: entrati giovani e scattanti come leopardi in quella sala controllo che ha fatto il giro del mondo in televisione, con sogni, speranze e illusioni, ne escono trent’anni dopo con la busta della liquidazione in mano e una pacca sulla spalla. Anche perché sanno che oggi lo spazio costa troppo, e l’unica cosa che alla Nasa possono ancora permettersi non sono più i loro sogni, ma quelli di qualcun altro, presentati su un iPad. Agli odierni pensionandi non rimane altro che fare la guida esperta per accompagnare i turisti in quello che fino a ieri era ancora il loro regno: la sala controllo di Houston. E allora? Oggi, mi piacerebbe sentirli parlare, come in un film americano, davanti a una birra del pub lì fuori, con i gomiti appoggiati al bancone, di tutti i successi e di tutti i problemi che avranno avuto in questi trent’anni: le risate generose e le strette di mano forti e calde, che si saranno scambiati insieme agli abbracci pieni di dolore quando gli equipaggi non tornavano più per colpa di una maiolica che si era staccata al ritorno nell’impatto bruciante con l’atmosfera. Mi piacerebbe sentirli riflettere sul senso della vita che posseggono ora, dopo le mille serate passate ad ascoltare gli astronauti raccontare la cosa più eclatante che sia dato oggi di compiere a un uomo: guardare il nostro pianeta da lontano e fargli una foto con una macchinetta qualsiasi. Mi piacerebbe sentire i racconti di questi ragazzi cresciuti che a loro volta ascoltavano le avventure degli uomini delle missioni Apollo, quando sulla luna si andava con un computer che aveva 32 K di memoria, l’equivalente oggi di 4 fogli di Word vuoti! Mi piacerebbe vedere sui loro occhi i trent’anni che hanno passato tra le stelle per scendere finalmente sulla terra, sapendo che andare su Marte in realtà non frega niente a nessuno, e che sulla luna, non fosse stato per Kennedy e le sue promesse a Marilyn dopo una notte d’amore (“Puoi chiedermi quello che vuoi, anche la luna!”), l’uomo non ci sarebbe mai andato. A questi uomini che stasera torneranno per sempre dai loro figli, ormai uomini anche loro, che in classe potevano dire “mio papà lavora alla Nasa!”, mi piacerebbe offrire questa birra al pub, per trattenermi alla cassa e non vederli all’uscita del bar guardare in alto nel cielo, piangendo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2192449121269978413?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2192449121269978413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2192449121269978413&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2192449121269978413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2192449121269978413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/07/goodbye-shuttle.html' title='Goodbye Shuttle'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/--iH-GvXisAQ/Ti08JYHxLoI/AAAAAAAAAjU/pYpAr73i1xY/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-558933908932559825</id><published>2011-07-18T08:28:00.003+02:00</published><updated>2011-07-18T08:30:11.769+02:00</updated><title type='text'>La preparazione delle valigie</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-Fo9Q_eSrYfk/TiPS5xmLpBI/AAAAAAAAAjM/UUfU2kCJbgI/s1600/Up-in-the-Air-2009-George-Clooney-Vera-Farmiga-pic-7.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 215px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Fo9Q_eSrYfk/TiPS5xmLpBI/AAAAAAAAAjM/UUfU2kCJbgI/s400/Up-in-the-Air-2009-George-Clooney-Vera-Farmiga-pic-7.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5630575849151112210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non ci sarà certo tempo utile per rivedersi “Tra le nuvole” con George Clooney e la stupenda Vera Farmiga, viaggiatori del mondo per lavoro, come stanno a proprio agio loro in un aeroporto nemmeno un’hostess, per imparare il metodo di riempimento della valigia per le vacanze. È già troppo tardi e l’incubo della valigia che non si chiude è un generatore d’ansia di prima categoria. Se si è in famiglia è più facile: la moglie pensa a tutto lei sia per i bambini (compresi maschera, boccaglio, pinne, braccioli, scarponi, piccozze, caschi, senza dimenticare la Fargan)  che per il marito che non deve fare altro che sistemare, come sempre, le cose “legali”: i biglietti, i passaporti, i soldi, le chiavi della macchina, della casa, della cantina, le carte di credito, i traveller’s cheque (scherzo, ve li ricordate? Facevano venire la paura di essere ricchi), le cartine autostradali se è ansioso, e il navigatore se è un pigro, che ci vuole? Niente, e infatti ci pensa lui. Ma vorrei proprio vederlo a ruoli invertiti: una frana, con mille domande a tutti i membri della famigliola? “Tesoro che ti serve? Il triciclo? E tu piccola vuoi tutto il set dei peluche dietro altrimenti non dormi, vero?”. Davanti una valigia vuota l’essere umano dà il peggio di sé, e si ritrova in balia dei soliti archetipi: un uomo si sentirà sempre un esploratore e pensa al peggio che può capitare per far vedere a Madre Natura che lui può affrontare un tornado esattamente come una partita a briscola. La donna è più fortunata: con un beauty-case ha risolto tutto, il resto si compra! Sembra un test psicologico: dimmi come fai la valigia e ti dirò chi sei: troppa roba? Sei un ansioso: pensi che anche a Follonica possa servirti il permanganato di sodio per dare una sciacquatina all’insalata dei bambini. Poca roba? Ti svenerai con i conti del laundry dell’albergo. Invece questa sarebbe la circostanza adatta per dimostrare a se stessi il proprio grado di saper vivere: poco, di gusto e soprattutto velocemente devono essere le caratteristiche della valigia perfetta. Un metodo per riuscirci potrebbe essere quello di scriversi una lista, con l’accortezza di fare, una volta rientrati, il diario delle effettive esigenze vissute: troppi pullover, troppi costumi, e invece serviva un ombrello e una camicia in più. Ma chi ci pensa, se poi, non appena si torna, l’unica preoccupazione è quella di buttare tutto in lavatrice per dimenticare completamente le vacanze, che alla fine stufano pure quelle? La verità è che i tempi dell’Orient Express sono finiti da un pezzo, i bauli di Vuitton che venivano spediti un mese prima sono diventati un coffee-table da salotto. Le vacanze si chiamano ferie e sono un incastro nel calendario dove il divertimento o meglio la “svaccanza”, come la chiama giustamente Dago, sono un obbligo peggio del Capodanno. Alla fine il problema rimane sempre quello: la valigia non si chiude e non si chiuderà mai! Una cosa però, datemi retta, portatela sempre: una bustina di Bentelan. Non si sa mai...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-558933908932559825?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/558933908932559825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=558933908932559825&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/558933908932559825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/558933908932559825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/07/la-preparazione-delle-valigie.html' title='La preparazione delle valigie'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Fo9Q_eSrYfk/TiPS5xmLpBI/AAAAAAAAAjM/UUfU2kCJbgI/s72-c/Up-in-the-Air-2009-George-Clooney-Vera-Farmiga-pic-7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7883318086364560724</id><published>2011-07-15T14:45:00.001+02:00</published><updated>2011-07-15T14:45:44.184+02:00</updated><title type='text'>What else?</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://player.vimeo.com/video/17507466?title=0&amp;amp;byline=0&amp;amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://vimeo.com/17507466"&gt;Frank Sinatra-London By Night&lt;/a&gt; from &lt;a href="http://vimeo.com/user2293651"&gt;CHEER UP PRODUCTIONS&lt;/a&gt; on &lt;a href="http://vimeo.com"&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7883318086364560724?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7883318086364560724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7883318086364560724&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7883318086364560724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7883318086364560724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/07/what-else.html' title='What else?'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8194003908379779059</id><published>2011-07-11T07:31:00.000+02:00</published><updated>2011-07-11T07:32:40.312+02:00</updated><title type='text'>Un matrimonio sbagliato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-VSaKcQvd_is/ThqK5KvzH7I/AAAAAAAAAi8/iH8VsoSgQHw/s1600/Charlene.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 298px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-VSaKcQvd_is/ThqK5KvzH7I/AAAAAAAAAi8/iH8VsoSgQHw/s320/Charlene.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627963399094869938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo impazziti? Ma le regole dell’alta società dove sono finite? O meglio “quando” sono finite? Pochi giorni fa, o forse il 19 aprile 1956, quando la donna più bella del mondo sposò uno degli uomini più brutti, che poi, vedi alle volte, diventò bellissimo da vecchio? Forse quel giorno Grace Kelly, una donna che le aveva tutte eccetto un titolo, e per la quale Alfred Hitchcock, coniò, amando non riamato, l’ossimoro “ghiaccio bollente”, insomma la principessa di Hollywood più che di uno staterello iva esclusa, non poteva sapere che sposando uno che con lei non c’entrava niente avrebbe poi inconsapevolmente generato con quel matrimonio in bianco e nero tutto il macello di questi giorni, oltre ai tre fiorellini che conosciamo. Ho davanti gli occhi una cartolina comprata proprio a Monaco: in un giardino seduti ci sono Ranieri e Grace, alle loro spalle in piedi i tre ragazzi, Stefania già col broncio, Carolina bella come oggi con al fianco Philippe Junot (ve lo ricordate?), e Alberto ancora sgonfio e con i capelli. Mi sembra tutto regolare, no? Dissolvenza ai giorni nostri: Grace perita in un incidente assurdo, Ranieri morto di dolore, Carolina vedova e sposa erroneamente, Stefania lasciamo perdere, e Alberto, il nuovo re che oggi assiste al suo matrimonio con una bellissima Charlene Wittstock come fosse quello di un altro, distratto, pensando al buffet. Ma stiamo scherzando? Ma come, sua madre, nel suo ultimo film “Alta Società” mi ha fatto capire tutto e lui non hai ancora capito niente? È quindi un re quello che lascia piangere una ragazza tra i singhiozzi, senza una carezza, senza un gesto di conforto ma al contrario solamente con smorfie stizzite? No! L’unica acqua che avrebbe dovuto bagnare quelle gote poteva essere pioggia o l’acqua delle piscine di tutto il mondo, che fino allora avevano scolpito quel corpo atletico così inquietantemente WASP (White AngloSaxon Protestant), così simile a quegli stessi colori di Grace da Philaelphia, che 55 anni fa sedussero Ranieri. Sull’altare abbiamo quindi assistito a una lezione di mal ton del 2000 impartito da un re in persona. Per fortuna lei, in questo trambusto emozionale, dove i secondi durano secoli, è anche riuscita a regalare un sorriso straziante: un misto tra un “adesso mi passa” e un “ tesoro vedrai, andrà tutto bene”. Che grandiosità d’animo hanno le donne, quanto devono insegnarci ancora: la lezione l’ha data lei, a tutto il mondo, e l’uomo non ha fatto nient’altro che l’ennesima figuraccia. Anche Grace poco prima del matrimonio era impaurita e spaventata “sarà il caso?” confidava alle sue più care amiche, ma il fascino della favola all’epoca ebbe la meglio. Oggi che le favole non esistono più e con 100 euro da Gap ti rifai il guardaroba non mi sembra il caso di ipotecare la propria giovinezza sull’altare di un cartone animato. Scappa, Charlene, scappa, finché sei in tempo: un bis non lo vuole nessuno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8194003908379779059?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8194003908379779059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8194003908379779059&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8194003908379779059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8194003908379779059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/07/un-matrimonio-sbagliato.html' title='Un matrimonio sbagliato'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VSaKcQvd_is/ThqK5KvzH7I/AAAAAAAAAi8/iH8VsoSgQHw/s72-c/Charlene.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5972935021341144385</id><published>2011-07-04T08:40:00.003+02:00</published><updated>2011-07-04T12:37:50.649+02:00</updated><title type='text'>Quando arriva una multa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-sn_adX1czDI/ThFgkjfvHgI/AAAAAAAAAi0/NmDHtIbi7X8/s1600/il_vigile_Sordi.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 254px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-sn_adX1czDI/ThFgkjfvHgI/AAAAAAAAAi0/NmDHtIbi7X8/s320/il_vigile_Sordi.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5625383590682369538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva una multa, è una tragedia, non esiste niente, se non un telegramma foriero di notiziacce da sempre, che possa spaventare di più (che poi io lo so perché fa paura: è la parola GRAMMA, quella R e la doppia M sembrano un ringhio feroce: il solito problema onomatopeico). Nel tragitto che dalla portineria porta all’ascensore, dove ti viene consegnata insieme a uno sguardo sconsolato cui segue il nostro di rimprovero “non la poteva rifiutare?”, mille pensieri di vendetta e di rivalsa su tutto il corpo dei Vigili Urbani di tutto il mondo affollano il nostro cervello alla ricerca di mille modi per eludere la sanzione, partendo dal teorema “io non la pago”, perché qualsiasi cosa abbiamo fatto comunque non l’abbiamo fatto apposta. Primo step, vado dal vigile “amico mio”. Non esistono veri amici che siano vigili, tutte le altre armi sì, i pompieri, i poliziotti, i carabinieri, i sommozzatori, chiunque, ma di un vigile non ce la fai e la cosa bella è che non è colpa loro, è solo nostra: è più forte di noi, non siamo in grado di reggere lo sguardo di uno che ci rimprovera come una madre con il pargolo: “mi scusi, non l’ho fatto apposta” - “Ah, non ha visto che era direzione vietata? Che c’era il varco, che è corsia preferenziale, che è divieto di sosta, che è zona pedonale, che è vietato tutto? Non l’ha visto?”. Come fai a essergli amico, devi riconoscere che ha ragione lui e provi a dirglielo: “Mi scusi, mi ero distratto!” - “E allora, io posso farci niente, ormai hanno fatto il verbale, arrivederci, circolare!”. Quindi “amicizia” strada impossibile da praticare! E allora vado dall’avvocato, che ci parla lui al giudice di pace, glielo dice lui che a me una telecamera non può farmi la multa perché non ero io, non guidavo io, non era mio il motorino, c’è la privacy, non ero in città, insomma, no, non pago, non voglio pagare! E l’avvocato che ti dice? “Ma che c’è scritto sul verbale? Ché l’ha fatta la Sirio?” (che poi sarebbe il nome della telecamera, dal nome della stella luminosissima: vede TUTTO). Tu glielo leggi al telefono, sembra un’epigrafe: “impossibilità di fermare il veicolo in condizioni di sicurezza e nei modi regolamentari perché già distante dal posto di accertamento in servizio appiedato”. Ma che vuol dire? “Che stavano a piedi, erano vigili, t’hanno visto, non c’è niente da fare, stai più attento la prossima volta, ciao”. Quindi non rimane che la telecamera, Sirio o Panasonic che sia, potrà toppare una volta, una che è una? Vado dall’avvocato: “se c’è scritto Sirio ves, possiamo fare ricorso, però solo se siamo fortunati, se c’è gente al tribunale, se passa il tempo, se la perdono o si dimenticano, forse ce la facciamo, proviamo, dài, lasciami ‘sta multa, ci penso io!”. Oh, finalmente, lo sapevo io che c’era un metodo, il portiere può anche smetterla di accettare le multe tanto io non le pago, non sono mie! Dissolvenza, cinque anni dopo, il portiere sorride, è nato un bambino nel palazzo? Hanno consegnato una cassetta di champagne? “No! È arrivata la cartella esattoriale, mi sa che sono tasse...”. La apri: ed è di nuovo quella multa che si è decuplicata come i pani e i pesci. Sirio vince 2 a 0 contro la tua vita e suggerisce un altro metodo diverso da tutti gli altri messi in pratica fino adesso: pagare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5972935021341144385?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5972935021341144385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5972935021341144385&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5972935021341144385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5972935021341144385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/07/quando-arriva-una-multa.html' title='Quando arriva una multa'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-sn_adX1czDI/ThFgkjfvHgI/AAAAAAAAAi0/NmDHtIbi7X8/s72-c/il_vigile_Sordi.gif' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-9034495564103887924</id><published>2011-06-27T09:46:00.002+02:00</published><updated>2011-06-27T09:47:11.807+02:00</updated><title type='text'>Tema di maturità oggi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-_zZ5lbvpAnU/Tgg1dl6e9yI/AAAAAAAAAis/r0V8qWnod4E/s1600/marilyn-by-warhol.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 256px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-_zZ5lbvpAnU/Tgg1dl6e9yI/AAAAAAAAAis/r0V8qWnod4E/s320/marilyn-by-warhol.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622802917281953570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;TEMA D'ATTUALITÀ: Analisi del valore assegnato alla fama effimera nella società odierna a partire dalla famosa frase di Andy Warhol "Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti". Lo faccio io adesso facendo finta di avere 18 anni e di trovarmi sul banco di un corridoio della mia scuola a scrivere il tema d’Italiano per l’esame di Maturità. Pronti? Via!&lt;br /&gt;Quando Andy Warhol, pace all’anima sua, disse questa frase i miei genitori non si conoscevano nemmeno. Piuttosto nacquero. Era il 1968, e i loro genitori, cioè i miei nonni, avevano 30 anni circa, avevano vissuto la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) di striscio e negli anni successivi si erano divertiti senza saperlo, o forse un po’ sì. Nessuno allora poteva immaginare di rimpiangere gli anni 60 fino a oggi compreso (questo tema ne è la prova) come anni irripetibili, indimenticabili, inarrivabili per gioie, speranze e aspettative, in una parola “unici”. Probabilmente all’epoca non potevano sapere che in quei giorni un eccentrico artista americano di nome Andy Warhol aveva pronunciato questa frase e molto più probabilmente non ne avrebbero capito il significato: “famoso? E per cosa?”. Mi pare di sentirli, a loro bastava farsi una corsa al mare per essere felici e il loro lavoro per stare tranquilli ad ammirare l’orizzonte della loro vecchiaia. Non cercavano certo tutto quello che oggi i media promettono a me e ai miei coetanei. Non lo cercavano anche perché non gli era offerta quest’opportunità. Essere famosi era una caratteristica non di chi si metteva in mostra e basta, ma di chi, per meriti stratosferici, lo era diventato in conseguenza della sua professione esercitata a livelli altissimi. Tanto per fare un esempio i Beatles che, piaccia o no, a 28 anni avevano riscritto la storia della canzone mondiale! Certo, Warhol non poteva immaginare, che un libro scritto nel 1948 sarebbe diventato nel 2000 un programma tv che, quello sì, avrebbe regalato un quarto d’ora di celebrità ai suoi partecipanti. “Il Grande Fratello” infatti, oggi è il vero mostro d’illusione di tempi felici che durano in realtà un anno appena da spremere come un limone in serate in discoteca per cercare di metter su i soldi necessari a comprarsi magari una casa. Ma di certo non fornisce le armi necessarie a sopravvivere a quel famoso “quarto d’ora”. Resistere a queste seduzioni, a queste promesse, a queste illusioni mi sembra il vero esercizio da praticare una volta usciti da questa scuola. Prepararsi a quello che ci aspetta in questo paese mi sembra una sfida superiore, più difficile e forse più romantica. Oggi mi chiedo se valga veramente la pena avere un quarto d’ora di celebrità in tutta la propria vita visto che di Andy Warhol, un uomo morto a 58 anni e che famoso lo è stato per molto più di un quarto d’ora, oggi rimangono una zuppa Campbell, un ritratto di Marylin Monroe, poi diventato uno style, e questa frase: stupida e bella come tutte le intuizioni dette in largo anticipo.&lt;br /&gt;PS: “Se non mi promuovono con questo tema domani vado ai provini di Grande Fratello, così almeno conosco la Marcuzzi!”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-9034495564103887924?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/9034495564103887924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=9034495564103887924&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/9034495564103887924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/9034495564103887924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/06/tema-di-maturita-oggi.html' title='Tema di maturità oggi'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-_zZ5lbvpAnU/Tgg1dl6e9yI/AAAAAAAAAis/r0V8qWnod4E/s72-c/marilyn-by-warhol.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6710056874042394878</id><published>2011-06-20T12:30:00.003+02:00</published><updated>2011-06-20T12:32:32.745+02:00</updated><title type='text'>Tutti al mare!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-s9VhcpbS9Jw/Tf8heuOswnI/AAAAAAAAAik/i6Kg7Fqyshw/s1600/goingcoming.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 299px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-s9VhcpbS9Jw/Tf8heuOswnI/AAAAAAAAAik/i6Kg7Fqyshw/s320/goingcoming.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620247671671145074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In Italia, tutto sommato, andare al mare, sembra sempre un’avventura degna di  “Una domenica d’agosto” un film del 1950 di Luciano Emmer: ancora oggi chissà perché, ma vediamo in dettaglio. Partenza: di mattina presto un padre di famiglia stremato da una settimana lavorativa con il capoufficio che non gli riconosce mai abbastanza i suoi meriti, mantiene la promessa fatta pochi giorni fa ai figlioli sul divano mentre già dormiva e svegliandoli urla con malcelato sarcasmo in terza persona: “Papà vi aveva promesso che andavamo al mare? E quindi, via, tutti al mare!” - “Sìì” urlano felici i bambini svegliandosi come molle di titanio degli ammortizzatori di un suv. La casa senza condizionatore trema mentre un carosello prende forma tra borsa frigo da preparare con panini con la frittata, merendine, succhi di frutta, thermos di vino bianco e polpa di ghiaccio e thermos di caffè caldo, insomma tutto quello che serve in caso di attacco nucleare, e borsa mare con creme di tutti i livelli di protezione, asciugamani, parei, e tutto l’armamentario nautico per il bagno dei bambini, la ciambella, i braccioli, la maschera, gli occhialini, e addirittura le pinne! Tutto ovviamente preparato dalla mammina che veramente se ne andrebbe al mare sì, ma da sola! Finalmente si parte, dài che ci vuole? Carichiamo e via! Due parole dette cosi, senza pensarci: “carichiamo”. Ti serve un fiorino per metterci tutto, perché ovviamente parliamo di spiaggia libera e quindi non bisogna dimenticarsi delle sdraio, dell’ombrelloncino (l’ombrellone vero e proprio si trova solo negli stabilimenti), della sedia per la suocera e del tavolino per l’ora più bella, il pranzo. Tutto regolarmente acquistato in un impeto di buon umore all’Ikea a marzo, quando pioveva e ora tocca usarla tutta questa roba. Seconda parola: “via”. Via? Dove? Sulla strada? I casi sono due: o tutti hanno ascoltato quello che il padre aveva promesso e quindi per tigna si fanno trovare sulla strada per il mare, oppure tutti hanno avuto la stessa terribile idea, perché non ci si muove di un millimetro e quando si arriva i parcheggi sono intasati di fiorini e ducati con migliaia di parenti che sbarcano ai lidi (fate caso che al mare ci vanno solo quelli che  sono tutti parenti tra di loro, l’altra categoria, quella degli amici, non va al mare, ma solo in barca, come mai? Eh, vabbè ci siamo capiti...). Una volta conquistato il quadrato di sabbia a duri colpi di sguardi assassini, e sistemato tutto l’armamentario, non rimane altro che leggere il giornale con il vento che te lo sbatte in faccia, minacciare i figli contando fino a tre per farli uscire dall’acqua, zittire la suocera che vorrebbe parlare dei suoi tempi, mangiare con la sabbia che s’infila nel panino e nel bicchiere di carta che vola via, scacciare i venditori ambulanti che disturbano il sonno mentre la moglie volentieri ci parlerebbe di qualsiasi cosa. E alla fine della giornata, quando finalmente si torna a casa, sembriamo sempre quelli del quadro di Norman Rockwell “The Outing” e sapete perché? Perché di andare al mare in verità non gli va a nessuno. Ma allora restatevene a casa, no? E andate a votare! Ah, no... già fatto!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6710056874042394878?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6710056874042394878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6710056874042394878&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6710056874042394878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6710056874042394878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/06/tutti-al-mare.html' title='Tutti al mare!'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-s9VhcpbS9Jw/Tf8heuOswnI/AAAAAAAAAik/i6Kg7Fqyshw/s72-c/goingcoming.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8118598952736075371</id><published>2011-06-13T09:59:00.003+02:00</published><updated>2011-06-13T18:20:35.487+02:00</updated><title type='text'>Avete coraggio?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-hR-WlXsRitA/TfXDhamVgUI/AAAAAAAAAic/nsRCP1YJSvE/s1600/Tritone.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-hR-WlXsRitA/TfXDhamVgUI/AAAAAAAAAic/nsRCP1YJSvE/s320/Tritone.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5617611089057775938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ci sono ancora 4 weekend disponibili per fare una follia che vi lascerà qualcosa dentro per sempre: una macchina del tempo gratuita e sensazionale. Ma partiamo dalla considerazione che dal 21 giugno comincia l’autunno. Certo, mica l’estate, se comincia è già finita, no? Invece l’autunno è già lì che scalpita con le sue foglie gialle pronte a farci innamorare di nuovo dell’ennesima donna sbagliata e quindi, di fatto, comincia a farsi sentire. Per esempio con le giornate che dal 21 giugno cominciano ad accorciarsi e le conseguenti albe cominciano più tardi. Per la follia che sto proponendo servono albe vere, quelle delle 5 e mezzo del mattino (un mesetto ancora e addio!). Serve un sabato, o meglio una domenica, serve una città come Roma, serve un motorino, o uno scooter comunque con sella comoda per due (vedremo dopo per chi). Itinerario? Per esempio quello di Ottorino Respighi e le sue “Fontane di Roma”, seguendo ovviamente lo stesso percorso. Primo, appena alzati, freschi di spazzolino e dentifricio con l’adrenalina a mille (“tutti dormono e io già in giro!”), e via verso “La Fontana di Valle Giulia all’alba” che si trova all’angolo di Via Flaminia, spesso ci si ferma per bere un sorso d’acqua gelida dal getto ideale. Secondo, la fontana del Bernini a Piazza Barberini col suo Tritone che usa la conchiglia come un megafono o come una borraccia (non era chiaro nemmeno ad Argan!). Via di corsa al terzo step: la Fontana di Trevi dove, in una piazza da sempre odiata dai romani per via dell’affollamento causato da venditori ambulanti e turisti scemi che buttano pezzi di euro, finalmente libera da questo ciarpame, potremo ricordare lo scherzo dell’asso di coppe ai danni del barbiere impiccione e commentatore inopportuno dei lavori in corso all’epoca da parte del Salvi. E poi un salto alla quarta fontana, sarebbe quella all’interno di Villa Medici, però per vederla devi scassinare il cancello o il portone della Villa medesima: meglio evitare per non finire in galera all’alba come Cavaradossi. Meglio passarci fuori al volo e dirigersi verso Canova a Piazza del Popolo per fare colazione con un cappuccino freddo scuro, e riflettere su questa gita fuori dal tempo. Eh sì, perché avrete capito che nell’assenza del traffico nato con il motore a scoppio, come per magia riemergono i suoni di DUE SECOLI FA: le fontane producono un suono altrimenti inascoltabile già dopo un paio d’ore: quello dell’acqua che scroscia! E poi, miracolo, quando meno ve lo aspettate, un rumore che viene direttamente dall’800: zoccoli di cavallo, quelli delle botticelle, che una volta erano taxi a buon mercato per tornare da una festa a casa, (e durante la guerra addirittura l’unico mezzo con il coprifuoco visto che non avevano fanali avvistabili al buio!). E tutto questo nella piena luce di un’alba di giugno. Avete questo coraggio? Di alzarvi una mattina solo per fare questa follia, magari con una ragazza da tirare giù dal letto? Trovatelo! Altrimenti a che serve?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8118598952736075371?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8118598952736075371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8118598952736075371&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8118598952736075371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8118598952736075371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/06/avete-coraggio.html' title='Avete coraggio?'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hR-WlXsRitA/TfXDhamVgUI/AAAAAAAAAic/nsRCP1YJSvE/s72-c/Tritone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8025131804045977334</id><published>2011-06-06T17:46:00.003+02:00</published><updated>2011-06-06T17:48:39.224+02:00</updated><title type='text'>L'imprinting del 2 giugno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-8Yh1iJ8CGOc/Tez2z1deYSI/AAAAAAAAAiU/inyz-cxBN-Y/s1600/Quirinale.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-8Yh1iJ8CGOc/Tez2z1deYSI/AAAAAAAAAiU/inyz-cxBN-Y/s200/Quirinale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5615134205808632098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Voi mi dovete spiegare perché qualsiasi pensiero abbia in mente, ovunque mi trovi, nel momento in cui passa una qualsiasi banda che intona l’inno nazionale mi viene un groppo in gola che nemmeno un film della Disney riesce a scatenare. Succede in questa sequenza: da lontano senti dei suoni che non ascoltavi da tempo, un misto fritto, anche un po’ sgangherato di trombe, tamburi e piatti, ti giri, cerchi con lo sguardo e poi riconosci quattro note che si aprono un varco dentro di te come la separazione dei flutti. Non riesci a pensare “uh, la banda” che già piangi cantandoci sopra urlando, con le vene del collo gonfie pensando: SONO ITALIANO! La parata del 2 giugno nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, l’ho voluta seguire TUTTA sin dall’inizio annunciato dal rombo delle Frecce Tricolori che, ascoltato dal vivo, è pelle d’oca pura. E mentre quelle Frecce volavano via io mi sono ritrovato dritto al primo giorno d’asilo nella scuola Guido Alessi di Via Flaminia in Roma. A 5 anni faccio finalmente la mia prima cosa “da solo”: una porta si apre in un corridoio di quella scuola ed entro in una classe senza banchi ma con un pianoforte verticale scalcagnato suonato con  veemenza da una ancora più scalcagnata signora che intimava ad altri miei futuri colleghi di classe d’intonare insieme a lei una canzone. Il titolo era “Fratelli d’Italia”. Questa marcia, facilissima da cantare, si è quindi fatta strada in quel cervello cinquenne con una facilità estrema. La signora urlava, noi dietro a lei, in una parola era fatta! E quando te lo dimentichi l’inno nazionale una volta che lo impari così? Mai! Insomma un imprinting in piena regola. Ecco perché la festa del 2 giugno è un appuntamento fisso della nostra memoria. Di tutti. Tanto che solo pochi anni fa, nella notte del primo giugno, il mio amico Paolo Infascelli mi fece scoprire dove si trovavano TUTTI i mezzi che avrebbero sfilato la mattina successiva: tutti parcheggiati lungo la Cristoforo Colombo per chilometri e chilometri. Di notte, carrarmati e aeroplani, ambulanze, mezzi tecnici, insomma l’ESERCITO, sta lì pronto che riposa: pazzesco! E anche un po’ pauroso, devo dire: un dietro le quinte di un grande show che si appresta ad andare in scena la mattina dopo, quando, tra tutti quei battaglioni cercheremo con lo sguardo la mascotte, quel cagnolino che, secondo me, fa la vita più bella del mondo. E ditemi se per una sola volta nella vita non abbiamo mai pensato di essere noi accomodati su quella splendida Flaminia 335 dalla quale il Presidente Napolitano ha salutato tutti. Insomma il cerimoniale ha quel non so che di teatrale che mi è sempre piaciuto e che tutto sommato una funzione in questi tempi troppo informali ce l’ha ancora: quella di farci credere in un paio di valori da coltivare senza avere niente in cambio. Un bambino  all’asilo non si fa tante domande ma quarant’anni dopo ancora si commuove al passaggio di una banda e se poi quando arrivano i Bersaglieri gli si gonfia il petto dall’emozione che vi devo dire? W l’Italia!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8025131804045977334?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8025131804045977334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8025131804045977334&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8025131804045977334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8025131804045977334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/06/limprinting-del-2-giugno.html' title='L&apos;imprinting del 2 giugno'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-8Yh1iJ8CGOc/Tez2z1deYSI/AAAAAAAAAiU/inyz-cxBN-Y/s72-c/Quirinale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2583594458791283791</id><published>2011-05-30T12:33:00.001+02:00</published><updated>2011-05-30T12:34:45.515+02:00</updated><title type='text'>La pena del maturando</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-9UyiR3gjL2s/TeNyeW6E6jI/AAAAAAAAAiA/y8WEYMmSm1w/s1600/G_sestante.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-9UyiR3gjL2s/TeNyeW6E6jI/AAAAAAAAAiA/y8WEYMmSm1w/s400/G_sestante.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612455426504583730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se c’è qualcuno, durante  questi caldi assurdi, cui penso con una certa pena, è lo studente prossimo maturando. Quel ragazzo che tra poche settimane dovrà dimostrare di essere “maturo” a una persona che non ha mai conosciuto, con pensieri suoi, elaborati in 18 anni di vita di cui 5 di liceo. Praticamente un poveraccio. Oggi sta contando le settimane che lo separano dal duello, calendarietto del cellulare alla mano, e sta pensando tra sé e sé “ma in fin dei conti in 7 settimane ce la faccio a ripassare tutto!”. “Ripassare” o “studiare” per la prima volta? Diciamo la verità, diciamocela in faccia una volta per tutte: NON SAI NIENTE! Non hai studiato perché il lunedì e il giovedì andavi a nuoto, il martedì e il venerdì a pianoforte, o a chitarra o a violino, le mattine andavi a scuola, e la sera eri uno straccio e quando studiavi? Quando? La sera, a tavola, i tuoi sono mesi che ti dicono “ai miei tempi, quelli sì che erano esami, adesso che ci vuole?”. Sei caricato di responsabilità, anche i professori ti stressano con le loro raccomandazioni, tu sai chi sono i loro cocchi, i secchioni che loro amano, mentre a te lanciano solo uno sguardo che fonde il rimprovero alla compassione. Fa caldo, apri la finestra ed entra il polline, la matita 2B della Faber Castell ti scivola tra le mani come un anguilla e se cerchi di cancellare una sottolineatura che ti sembra superflua la gomma impatta con la pagina in un crash test pazzesco: ha vinto la gomma e la pagina ormai sembra un origami, per stirarla con la mano sudata tutti gli appunti presi a matita sbavano come una lumaca stanca. Ti vuoi sparare, e in tutto questo ti ritrovi pure sotto una tempesta ormonale unica in tutta la tua vita, (la riproverai così violenta soltanto tra tren’anni, quando ti separerai da tua moglie e ti accorgerai di tutte quelle nuove ipotetiche che ti guardano con cupidigia) e pensi solo a Cristina che non ti si è mai filata un secondo della sua vita. Che ne sarà di te? Ti vedi vecchio a 40 anni (tranquillo, ti sentirai scemo quando li farai veramente), solo, senza Cristina (quello sicuro!) senza maturità (non credo), senza una meta, senza una lira, col violino all’angolo della strada, sporco, lacero, consunto, nessuno ti cerca, nessuno ti vuole, e per colpa di chi? Di Verga, dei Malavoglia, di Euripide, delle Baccanti, della II Guerra Mondiale (“che mi frega? C’è Rai Educational, La Storia siamo noi”) della geometria, (“ma quando mi servirà mai calcolare l’area del triangolo?” Ti servirà, ma tu ancora non lo sai, quando dovrai parlare con il tappezziere per la tenda della terrazza che hai fatto fare perché tua moglie, non Cristina,  la voleva “strana”). Insomma tutto ti sembra inutile e la vita è racchiusa in queste sette sporche settimane di sudore, grafite, polline, tè freddo, sandali, magliette, bermuda, tutti sudati. Sogni il giorno in cui l’esame di maturità sarà solo un ricordo lontano e tutti i problemi della vita ti sembreranno una sciocchezza in confronto a quest’esame maledetto. E quando finalmente arriverà quel giorno ti verrà da piangere, perché non lo potevi sapere, ma oggi tu SEI FELICE!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2583594458791283791?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2583594458791283791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2583594458791283791&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2583594458791283791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2583594458791283791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/05/la-pena-del-maturando.html' title='La pena del maturando'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-9UyiR3gjL2s/TeNyeW6E6jI/AAAAAAAAAiA/y8WEYMmSm1w/s72-c/G_sestante.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6391325527442482257</id><published>2011-05-24T11:35:00.004+02:00</published><updated>2011-06-03T11:59:04.599+02:00</updated><title type='text'>These boots are made for walkin'</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-0ZZyD9NpCoE/Tdt8l_HAngI/AAAAAAAAAh4/TOK5hBoVUqo/s1600/Nike.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 226px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-0ZZyD9NpCoE/Tdt8l_HAngI/AAAAAAAAAh4/TOK5hBoVUqo/s400/Nike.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5610214752857923074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Roma c’è un negozio a Via Carlo Felice, San Giovanni, che ha una piccola pista d’atletica all’interno. È lì che, ripreso da una telecamera a terra, puoi capire di avere svariati prognatismi alla caviglia, al ginocchio, ovunque, insomma tutto te stesso. E allora scatta l’acquisto della scarpa PERFETTA, su misura per te, quella che alla Nike o alla Asics hanno progettato pensando solo a te e ai tuoi difetti congeniti o acquisiti in una vita di posture sbagliate. Ma ecco che infilando quella scarpa succede un miracolo che non riesce ad avere una definizione, una che sia una: ma per quale motivo quando ti metti una scarpa da ginnastica nuova, succede qualcosa dentro di te che non ti fa sentire più quello di prima? È come sentire di colpo una canzone dei Beatles, è come rivedere la prima ragazza che ti è piaciuta veramente, apparire improvvisamente dietro l’angolo intatta nell’aspetto trent’anni dopo quel colpo di fulmine. È come rimettere al primo grado centigrado in più una lacoste a maniche corte dopo un gelido inverno. Insomma è come dare la prima pedalata sulla bici, quel misto di forza in divenire, quello sprint che ti batte nel cuore e che deve fare un giro lungo per arrivare ai quadricipiti femorali per spingere su quella pedivella in un urlo liberatorio: “DAI!”. Troppo enfasi? Provateci: un paio di scarpe da ginnastica hanno un fascino che altre scarpe, o meglio,  altri oggetti non hanno, evocano qualcosa che in una sola parola potremmo definire “libertà”. Ovviamente per piccole cose: a volte ce le mettiamo apposta, per tigna, fuori contesto, magari in una riunione importante per far capire che qualsiasi decisione venisse presa noi potremmo non essere  d’accordo, a giudicare da come sbatte quella suola di gomma sul pavimento in felpata moquette. E senz’altro una donna in tailleur d’ordinanza che ha il coraggio di andarci in ufficio per cambiarsele in ascensore in favore di un tacco 8, è una donna da tenere d’occhio. E certamente chi se le mette al matrimonio sotto il tight è un pazzo, ma se ci crede davvero, più avanti negli anni anche se non lo sappiamo ancora, potrebbe diventare il migliore amico della nostra vita: proprio quella sera che tutti gli altri sono staccati al cellulare, lui risponderà, casualmente, al secondo squillo. Regalarle poi... si fa sempre colpo con quella scatola. Anche e soprattutto al cospetto di altri regali più o meno formali, se arrivi con paio di scarpe da ginnastica, tutti gli altri ospiti faranno il  retropensiero “domani me le compro pure io!” e chi le riceverà in regalo non guarderà più con piacere tutti il resto della paccotiglia ricevuta in regalo per quella festa di compleanno. Come diceva la povera Nancy Sinatra “questi stivali sono stati fatti per camminare”. In tutti i sensi, ci siamo capiti? Quindi domani ce le compriamo e via! Nuove partenze verso nuove mete: noi stessi. Buon viaggio!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6391325527442482257?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6391325527442482257/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6391325527442482257&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6391325527442482257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6391325527442482257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/05/these-boots-are-made-for-walkin.html' title='These boots are made for walkin&apos;'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-0ZZyD9NpCoE/Tdt8l_HAngI/AAAAAAAAAh4/TOK5hBoVUqo/s72-c/Nike.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5153219162547893385</id><published>2011-05-13T19:16:00.000+02:00</published><updated>2011-05-13T19:17:57.140+02:00</updated><title type='text'>George 50</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-siYDEryxQN8/Tc1nocorqHI/AAAAAAAAAhw/YQiBGV0dWA0/s1600/Cary%2BGrant.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 219px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-siYDEryxQN8/Tc1nocorqHI/AAAAAAAAAhw/YQiBGV0dWA0/s320/Cary%2BGrant.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5606251055725389938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E quindi anche George Clooney ha aggirato la mitica boa della cosiddetta mezza età. Se all’epoca di Dante era fissata al trentacinquesimo anno, poi negli anni 60 al quarantesimo (grazie all’acqua Fiuggi, ricordate?) e oggi, fortunatamente, al cinquantesimo, vuol dire che qualcosa è cambiato. &lt;br /&gt;Va detto che nel caso di George Clooney è uno che in realtà 50 anni ce li ha almeno da 20. Certo, perché è sempre stato uno che nella maturità della mascella, del sorriso e del capello perfettamente pettinato, ha sempre dimostrato di essere quello che si dice “un bell’uomo”. Cioè uno di cinquant’anni. Uomo. Chiarito questo aspetto vediamo perché siamo tutti così contenti che, in verità, mezzo secolo, si riesca a condurlo con questa nonchalance. Forse perché anche per noi c’è speranza per essere poco prima, o esattamente, o subito dopo, uno COME lui e cioè: pesare tra i 71 e i 72 chilogrammi per 1,80 di altezza; presentarsi perfettamente sbarbato come Cary Grant, ma anche un po’ fanée con un filo di barba cresciuta da tre giorni; di bersi tre Martini a serata pur mantenendo 160 al massimo di colesterolo e trigliceridi ridotti a zero o quasi; sembrare elegantissimo indossando anche una maglietta stropicciata come con uno smoking sartoriale; riuscire a ridere di tutte le battutacce che ti fanno gli amici tuoi e a godersi la vita (il suo vero segreto) con una villa a Laglio sul Lago di Como, zanzare e Martini per tutti i suoi ospiti con i quali molto probabilmente avrà festeggiato con una festa organizzata dalla sua ragazza italiana, Betta Canalis. Che ci vuole? Non è facile, ma perché pensiamo questo? La mattina non ci svegliamo anche noi con un Nespresso what else caldo, magari un Livanto lungo? Non ci prendiamo un Martini ghiacciato verso sera? Se ci va non prendiamo la moto e ci facciamo un giro in montagna con gli amici e se piove chi se ne frega, mi fermo a prendere un the e buonanotte e guarda caso stasera dormo qua va bene? Non siamo capaci d’innamorarci di una barista come di un’attrice? Di una studentessa di legge come di una velina? Alla fine, mettila come ti pare ma è solo questione di stati d’animo e basta. Chi arriva ai 50 e sente il bisogno di fare il bilancio della propria esistenza fino a quel momento, non potrà mai pensare di apparire con quella sciolta compostezza di George ai futuri appuntamenti che la vita gli proporrà. Non ha capito che il trucco di George Clooney e di tutti gli uomini intelligenti è quella di NON PENSARCI. Gli anni che avanzano insegnano cose semplici tipo che se apri troppo velocemente il rubinetto dell’acqua ti schizzi dappertutto e quindi che forse non è il caso. Piuttosto pensiamo a come arrivare ai 70! &lt;br /&gt;PS: A proposito qui sopra c’è una foto di George Clooney a 70 anni, non sembra Cary Grant??&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5153219162547893385?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5153219162547893385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5153219162547893385&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5153219162547893385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5153219162547893385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/05/george-50.html' title='George 50'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-siYDEryxQN8/Tc1nocorqHI/AAAAAAAAAhw/YQiBGV0dWA0/s72-c/Cary%2BGrant.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2695406260859936186</id><published>2011-05-02T11:51:00.001+02:00</published><updated>2011-05-02T11:53:34.339+02:00</updated><title type='text'>Che fai quest'estate?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-lUnhUsvQubM/Tb5-3lRg00I/AAAAAAAAAho/jSQzIlKlvSE/s1600/cutcaster-photo-100014096-Children-feeding-ducks.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-lUnhUsvQubM/Tb5-3lRg00I/AAAAAAAAAho/jSQzIlKlvSE/s320/cutcaster-photo-100014096-Children-feeding-ducks.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5602054479858946882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da oggi scatta la domanda, purtroppo legittima, “che fai quest’estate?”. È una domanda falsa come poche perché chi la fa è completamente disinteressato alla vostra risposta: in realtà spera soltanto che voi gli chiediate dopo aver detto la vostra, di vacanza, sempre che ce l’abbiate pronta, “e INVECE tu?”. In un attimo ci troveremo in un pollaio pieno di pavoni che gonfiando il petto ci diranno la loro vacanza nei minimi dettagli, e poi addirittura con spiegazioni e/o giustificazioni non richieste: i bambini, che sono piccoli, i ragazzi che sono ragazzi, oppure i miei figli che ormai sono grandi, mia suocera, che è vecchia, e noi, che siamo stanchi, ecco perché ce ne andiamo a... ecc ecc. Organizzare un viaggio è il nuovo reality show privato, basta un computer collegato dopo cena con moglie accanto e bambini a letto, ragazzi alla play e figli usciti per il gelato, per fantasticare e operare con un clic. Prima parola cercata su Google? Mare. Cosa esce? Wikipedia, che spiega cos’è il mare. Poi esce “i segreti del mare” e chi se ne frega, e poi Croazia. Oh, ci siamo. “Mi diceva Giovanni che s’è trovato bene, sono tutti gentili, c’è internet in tutti i bar, ha visto i delfini, non costa niente, sembra di sta’ in Sardegna, perché non c’andiamo pure noi?”. Fatto! Proviamo montagna, cosa esce? Wikipedia? No. Montagna.tv, le notizie della montagna in tempo reale, chi se ne frega, no? Secondo, Wikipedia, che ci spiega cos’è la montagna e terzo Alto Adige. Ti pareva? “Ma ci siamo stati un mese fa per sciare, che fai ci torni? Non mi va, mi fa tristezza e poi quest’anno Vale manco ci viene, va in Sud Africa, andiamo pure noi!”. Appena su Wikipedia scopri di nuovo, dopo averlo imparato e dimenticato alle elementari, quanto è lontano e 2 giorni di volo su 15 di tempo non ti va, ti autospedisci una mail all’indirizzo dell’ufficio per mostrare ai colleghi in anteprima, la vacanza prossima futura, e che loro chiamano FERIE (‘ndo vai ‘n ferie?) e ti viene in mente quando tu le vacanze non le organizzavi e ti ci portavano i tuoi, come un pacco, magari con Nonna che non aveva niente da fare e poteva stare con te TUTTA l’estate: quella era la vacanza, che infatti si chiamava villeggiatura e in quel periodo, mare o montagna o collina o campagna, tu crescevi senza saperlo guardando una lucertola o le formiche per ore, forse parlavi con una bambina che non avresti visto mai più e che ti stava facendo l’imprinting della donna della tua vita, quella che ancora cerchi e che non trovi. C’era un libro dei compiti estivi sul comodino e un libro da leggere in cucina mentre qualcuno preparava la cena per te, e quando i tuoi venivano a trovarti per il fine settimana ti dicevano sempre una frase che non potevi capire: “come sei cresciuto!”. Adesso che lo sei finalmente davanti a quel computer che rimanda le foto dei mari e delle montagne di tutto il mondo ti viene da piangere e capisci finalmente che le vacanze sono finite. E non ti rimangono che le ferie! Ciao.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2695406260859936186?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2695406260859936186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2695406260859936186&amp;isPopup=true' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2695406260859936186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2695406260859936186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/05/che-fai-questestate.html' title='Che fai quest&apos;estate?'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-lUnhUsvQubM/Tb5-3lRg00I/AAAAAAAAAho/jSQzIlKlvSE/s72-c/cutcaster-photo-100014096-Children-feeding-ducks.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6485942157478930919</id><published>2011-04-26T15:03:00.002+02:00</published><updated>2011-05-01T19:50:31.421+02:00</updated><title type='text'>Cosa chiedo a William e Kate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-TPugDnetsOs/TbbC0bmWkyI/AAAAAAAAAhg/X9jwU6r6SYw/s1600/William-e-Kate.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 318px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-TPugDnetsOs/TbbC0bmWkyI/AAAAAAAAAhg/X9jwU6r6SYw/s320/William-e-Kate.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599877392699396898" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Noterete come questo post esca in anticipo rispetto alla date delle nozze reali, proprio perché vorrei che William e Kate, soprattutto Kate, lo leggessero PRIMA di venerdì ed evitare quindi una serie di errori imperdonabili. Partiamo dal concetto che questi ragazzi si sposano come Carlo e Diana se non di più, ma gli anni 80 sono finiti da un pezzo, entrambi se ne devono rendere conto e non fare finta di niente. Kate deve cercare di capire che le nozze andranno come devono andare con tutta la parrucconata Disney, ma poi, nel resto della sua vita che dovrà fare? Ancora quella coi cappellini ai parties e ai cocktail con gli After Eight sui vassoietti d’argento? No. Kate, no! Ti voglio moderna, attuale, contemporanea.  Quindi, per favore: per i vestiti casual di tutti i giorni, vai da Gap, almeno le felpe, non andare in giro con i vestiti per fare le commissioni, come la spesa, o per cambiare la zip al pullover blu di tuo marito. La dieta a casa: via quelle schifezze vostre tipo porridge, aringhe e muffin. Diamo il via alle verdure lesse, di tutti i tipi, il menù frugale di Casa Agnelli, accompagnato da piccoli pezzi di pane abbrustolito, anche Havery Howe le preparava indossando un paio di ballerine in casa. Le amiche, gli amici comuni, siamo d’accordo, rivedi pure quelli che frequentavi a scuola insieme a Bill, non dovrebbero darvi la sòla (quando gli ricapita di avere due reali per amici?), però renditi conto che hai anche l’opportunità di invitare a cena, a casa tua, chi ti pare, oltre tutti quelli che tua suocera, sua nonna, t’imporrà di vedere a palazzo. Quindi per fare due chiacchiere chiama i miti del nostro tempo, artisti soprattutto, uno potrebbe essere George Michael che ti ha già dedicato una canzone, scritta da Stevie Wonder che all’epoca quando l’ha scritta intitolandola “You and I”, nonciàvevanalira, e quindi era ancora in grado di scrivere “io e te insieme possiamo conquistare il mondo” e per questo, credimi Kate, non servono maggiordomi. Infatti la telefonata la devi fare tu, oppure gli mandi un sms: “George, spago da noi stasera? Fammi sapere...”. Lo capisci da sola che non può dire di no! Jonathan Franzen passa da Londra per il libro nuovo? Chiami un’amica tua per lui e lo inviti per un aperitivo, che ci metti? Pensa quanto sarebbe contento William, con quel padre che lo ha sempre rimproverato di non leggere abbastanza (“Papà, lo sai chi c’era ieri sera a cena da me? Franzen! Va bene? È molto amico di Kate...”), o un pittore, o uno chef che t’insegna a fare il panino più buono del mondo, insomma approfittane: puoi avere tutto, ti basti poco. E a William cosa posso dire? La vita non gli ha fatto tanti sconti, perdere un madre che cercava disperatamente il primo amore della sua vita gli avrà insegnato che uno sguardo e una carezza valgono più di un titolo, reale che sia. Quindi auguri e figli. Maschi ormai non servono più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6485942157478930919?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6485942157478930919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6485942157478930919&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6485942157478930919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6485942157478930919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/04/cosa-chiedo-william-e-kate.html' title='Cosa chiedo a William e Kate'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-TPugDnetsOs/TbbC0bmWkyI/AAAAAAAAAhg/X9jwU6r6SYw/s72-c/William-e-Kate.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2088682242607400992</id><published>2011-04-18T17:27:00.002+02:00</published><updated>2011-04-18T17:27:51.465+02:00</updated><title type='text'>Una nuvola per archivio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-g349AcmiO2Y/TaxYbgIgKcI/AAAAAAAAAhY/JVlUAPkZyT4/s1600/1275134831025_15_telline.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 316px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-g349AcmiO2Y/TaxYbgIgKcI/AAAAAAAAAhY/JVlUAPkZyT4/s320/1275134831025_15_telline.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596945666419993026" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se oggi andiamo a comprare un computer portatile, l’hard disk interno MINIMO è da 500 GB, per stivarci tutta la nostra vita passata presente e futura basta e avanza, ma il disco esterno per le copie di sicurezza lo dobbiamo prendere almeno del doppio: quindi UN TERA (faccio presente che in greco dopo il “tera” è previsto il “peta”: così ci abituiamo subito!). La nostra macchinetta fotografica digitale ha una memory card di almeno 2 giga, e quella del telefonino pure, possiamo archiviare migliaia di sms inutili “arrivo!”, o belli, le storie d’amore che stanno per cominciare o atroci, quelle finite. Per non parlare delle videocassette Betamax, poi di quelle VHS, poi dei DVD, poi dei Blu Ray, poi di niente, solo giga e tera sui nostri computer, come con la musica del resto, prima i dischi, poi i nastri, poi le cassette audio, poi i cd, poi gli mp3... E adesso? Oggi ci vengono a dire, e non uno qualunque, ma Eric Schmidt, il presidente di Google, della NUVOLA. Non avremo più niente su qualsiasi supporto da tenere a casa sulla libreria, ma sarà comunque tutto disponibile in copia. Tutte le nostre foto, tutta la nostra musica, i film preferiti e libri saranno disponibili all’istante ovunque ci troviamo senza orari 24/24 per 365/365. Bello, no? Case finalmente ordinate e vuote di tutte quella roba che fa polvere cui non bastano Swiffer sofisticati per eliminarla. E quando avremo bisogno di rivederci “La collina del disonore” (ciao Sidney Lumet e grazie per tutti i tuoi film), non dovremo più chiederci dove abbiamo messo la cassetta evitando il colloquio tipo “mi sembra che l’avevo registrato su Rai Tre, qualche anno fa, no?” - “ No! Avevi comprato il DVD ma chi chissà a chi l’hai prestato, scemo!”. Basterà fare un clic (forse nemmeno quello) ed eccolo proiettato sul nostro, vecchio ormai, plasma, con Sean Connery bello e tosto, in bianco e nero e doppiato da Pino Locchi. Vedendo quelle immagini in b/n però, ci verrà in mente quando avevamo ancora delle cose vere tra le mani e non impalpabili su una memoria fatta di giga. Come quella scatola, di cartone, o di legno, (comunque touchable), dove avevamo messo le nostre foto, di carta, scattate da piccoli a Nettuno al ristorante Tripolino, ci tornerà in mente quell’odore delle telline appena pescate da Annibale (il cameriere) che ce le aveva saltate in padella con aglio e olio e prezzemolo sotto i nostri occhi e servite in un piattino lungo che lui chiamava fiamminga. Eh... la nuvola ce la farà mai a restituire questa roba? Chi ce la da la soddisfazione dell’affettare con un coltello Zwilling una fetta di salame che si scioglie come burro sotto quel filo? Stappare con un cavatappi d’acciaio una boccia appannata di falanghina, versarla in un bicchiere di vetro Svalka Ikea, pulirsi la bocca con un tovagliolo di cotone immacolato, e guardare negli occhi la donna che ci siede davanti e che magari ci sorride: non bastano mille tera. E nemmeno una nuvola, ci vuole la luna, ma quella già ci sta. In cielo. Quella vera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2088682242607400992?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2088682242607400992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2088682242607400992&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2088682242607400992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2088682242607400992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/04/una-nuvola-per-archivio.html' title='Una nuvola per archivio'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-g349AcmiO2Y/TaxYbgIgKcI/AAAAAAAAAhY/JVlUAPkZyT4/s72-c/1275134831025_15_telline.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5721708604852404786</id><published>2011-04-13T17:31:00.002+02:00</published><updated>2011-04-13T17:37:15.259+02:00</updated><title type='text'>L'uomo che ha inventato il futuro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-ftAfI5xIE4s/TaXDIML_j9I/AAAAAAAAAhQ/SSCEHhu_o5c/s1600/Steve-Jobs-%25E2%2580%2593-L%25E2%2580%2599uomo-che-ha-inventato-il-futuro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 215px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ftAfI5xIE4s/TaXDIML_j9I/AAAAAAAAAhQ/SSCEHhu_o5c/s320/Steve-Jobs-%25E2%2580%2593-L%25E2%2580%2599uomo-che-ha-inventato-il-futuro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595092657555607506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Torino, in Piemonte, piena di bandiere italiane nuove e vecchie, tutte bellissime, svetta in un piano inferiore della K-Way Gallery in Piazza CLN, dove Dario Argento ha ambientato Profondo Rosso, un Santo Graal,  l’unico dell’informatica, visto che dei 200 pezzi prodotti, di cui 150 ritirati, ne sono rimasti in giro soltanto pochissimi. Uno di questi è stato acquistato all’asta per 156.168 euro  dal patron di Kway, Marco Boglione che all’acquisto ha commentato: “è la mia Gioconda!”. Sono d’accordo. Visto che chiunque di noi abbia posseduto il primo Macintosh Classic, non l’ha certo buttato, visto che tra l’altro basta accenderlo e ancora funziona. Proprio come quel Santo Graaal che nei prossimi giorni verrà rimesso in funzione da uno studioso del Politecnico di Torino. In questi giorni è appena uscito per Hoepli un libro scritto da Jay Elliot, ex Senior Vice President della Apple, uno che conosce bene Steve Jobs, il CEO creatore della Apple, e l’ha intitolato “Steve Jobs - L’uomo che ha inventato il futuro”. Dato che l’unica cosa da fare per sopravvivere è non pensare al passato mi sembra la lettura giusta per imparare qualche dritta da uno che gli è stato  vicino come piace a noi stare vicino alle persone: per esempio alla macchinetta del caffè a parlare delle condizioni del tempo, per vederlo subito dopo in azione durante una riunione a parlare di un oggetto che magari già conosciamo come l’iPod o di qualcosa che ANCORA NON ESISTE. Primo consiglio: se non hai una passione puoi pure spararti, e quando Steve consiglia, a chi ancora non sa cosa gli piace, di andare a fare il bigliettaio sull’autobus, fa capire bene quanto sia indispensabile avere una passione e conoscerla. Secondo consiglio: mettersi gente attorno motivata nello stesso modo, anche se i requisiti non sono recitati da un pezzo di carta appeso al muro, basta disporre di un sorriso, di un lampo negli occhi che dimostri di aver afferrato il problema (molti s’innamorano per un lampo negli occhi!). Steve Jobs, visto da vicino, è un uomo che nelle riunioni spesso viene sorpreso a guardare e a rimirare la propria mano come lo strumento più eccezionale di cui disponiamo e a vagare con il pensiero per trovare un’idea che possa cambiare la nostra vita per sempre! Ecco perché oggi che Steve non sta benissimo le notizie sul suo stato di salute non c’interessano come analisti di borsa ma come uomini che hanno ancora bisogno delle sue idee, delle sue visioni. C’è un terzo consiglio, non scritto, che ho carpito dalle storie raccontate su quest’uomo ricchissimo che è riuscito a dire “sono disposto a dare via tutto il mio patrimonio in cambio di un pomeriggio con Socrate!”. Quando molti anni fa venne licenziato dal suo presidente (un Bruto degli anni 90) e che lui stesso aveva scelto, vendette tutte le sue azioni e si mise a vagabondare per il mondo alla ricerca di nuove idee. Destinazione? L’Italia. Qualcosa vorrà dire, no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5721708604852404786?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5721708604852404786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5721708604852404786&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5721708604852404786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5721708604852404786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/04/luomo-che-ha-inventato-il-futuro.html' title='L&apos;uomo che ha inventato il futuro'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ftAfI5xIE4s/TaXDIML_j9I/AAAAAAAAAhQ/SSCEHhu_o5c/s72-c/Steve-Jobs-%25E2%2580%2593-L%25E2%2580%2599uomo-che-ha-inventato-il-futuro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5876130763564390460</id><published>2011-03-28T15:50:00.001+02:00</published><updated>2011-03-28T15:51:59.145+02:00</updated><title type='text'>In loving memory of Liz Taylor</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-_KWHCVAAF4w/TZCSayTMRyI/AAAAAAAAAhI/VQz-SDwhfhE/s1600/150116116-19e17b30-9da4-431b-bd67-2bfb8144560a.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 236px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-_KWHCVAAF4w/TZCSayTMRyI/AAAAAAAAAhI/VQz-SDwhfhE/s320/150116116-19e17b30-9da4-431b-bd67-2bfb8144560a.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589128126443308834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una domenica di tanti anni fa a Roma, a Piazza Euclide, nel cinema parrocchiale Euclide, sotto la chiesa di Sant’Euclide, no scherzo, Sacro Cuore Immacolato di Maria, (ma a tutti nota come la chiesa di Piazza Euclide), ho visto un film intitolato “Mercoledì delle Ceneri”. Starring la mia prima Elizabeth Taylor, con Henry Fonda e pensate un po’ Helmut Berger, tutti insieme in un filmaccio, ambientato a Cortina, all’Hotel Miramonti (lo stesso del Conte Max con Alberto Sordi) ma con una straziante colonna sonora di Maurice Jarre, in cui Liz cercava di riconquistare il marito, senza riuscirci peraltro, a colpi di chirurgia plastica: un’idea pioneristica visto che eravamo nel 1973, e qualche donna deve avere imparato bene la lezione (Henry chiede il divorzio lo stesso) se oggi dedica liposuzioni e rifacimenti vari per piacere a qualcuno di molto più giovane in palestra. All’epoca non sapevo che quella donna aveva trattato uomini, matrimoni, divorzi, gioielli, vestiti e bottiglie di whisky come una presunta star tossica di oggi riuscirebbe mai ad avere il coraggio anche solo di pensarlo. La domanda infatti è questa: “Hey, Kate (sarebbe Kate Moss), che ne dici se ti sposi 8 volte, di cui due con lo stesso uomo, una con un politico, una con un miliardario, una con un muratore, una con bòh vallo a sape’, poi ti divorzi da tutti, ti bevi la qualunque in tutti gli alberghi del mondo, vinci 2 Oscar, ti fai regalare gioielli che poi ti cascano nello scarico del lavandino, rompi tutti i piatti del mondo, e a 79 anni muori con la compagnia di un cane da salotto? Eh? Che ne dici, la metti la firma? Dài!”. Forse è la volta che Kate Moss si fa suora, no? Perché in fin dei conti questa è stata la lunga vita in due righe di Liz Taylor, una vita inimitabile per i tempi attuali che non sono più quelli appunto dei grandi alberghi delle capitali del mondo, delle liti furiose a base di bourbon e scotch poi ricomposte da Bvlgari a colpi di collier e solitari. E anche una vita spaventevole, perché ci voleva coraggio a fare tutto quello che Liz ha fatto incurante dei produttori, degli amici, degli uomini che ha avuto accanto nel bene e nel male. Oggi chi ce l’ha un coraggio simile? Sfondare un albergo in preda a chissà che, è ormai appannaggio anche di un qualsiasi poveraccio in una notte brava di cui pentirsi senza poi avere i mezzi per affrontare il risveglio. Invece Liz, anche sul letto di morte ha dimostrato di essere “tosta” come un fustagno pelle di diavolo, e ha chiesto di essere sepolta accanto a Richard Burton, dalla cui voce costruita a forza di recitare i sonetti di Shakespeare controvento su uno scoglio senza gridare, rimase sedotta per sempre. Liz ha così seguito il consiglio che ne “La gatta sul tetto che scotta” un impossibile Paul Newman e i suoi addominali, le urlava: “e allora salta Maggie, salta, tanto i gatti cadono sempre in piedi!”. E Liz stavolta è saltata, per sempre: per l’ultimo matrimonio. &lt;br /&gt;Con il suo Richard.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5876130763564390460?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5876130763564390460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5876130763564390460&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5876130763564390460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5876130763564390460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/03/in-loving-memory-of-liz-taylor.html' title='In loving memory of Liz Taylor'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_KWHCVAAF4w/TZCSayTMRyI/AAAAAAAAAhI/VQz-SDwhfhE/s72-c/150116116-19e17b30-9da4-431b-bd67-2bfb8144560a.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1404516096441334500</id><published>2011-03-22T19:32:00.000+01:00</published><updated>2011-03-22T19:33:43.010+01:00</updated><title type='text'>Al volante niente regole</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-AHBK1FD2Fos/TYjragRDpAI/AAAAAAAAAhA/fIi0gDvqzuo/s1600/20090112225318__dsc0045_00014_girl%2Bwaiting%2Bfor%2Bthe%2Bmetro%2B-%2Bsubway.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 229px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-AHBK1FD2Fos/TYjragRDpAI/AAAAAAAAAhA/fIi0gDvqzuo/s320/20090112225318__dsc0045_00014_girl%2Bwaiting%2Bfor%2Bthe%2Bmetro%2B-%2Bsubway.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586974178323702786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Al volante non ci sono regole se non le nostre, giusto? Aggiungo che se guidiamo la macchina odiamo i pedoni, se siamo pedoni odiamo le macchine, se siamo su un autobus odiamo i motorini, se siamo su un motorino invece odiamo i taxi. Se siamo su un taxi, odiamo tutti compreso il tassista. Ma comunque, diamo uno sguardo in giro: chi guida una macchina di fatto non guida ma parla al cellulare, è in torto perché è comunque distratto, certo se ha l’auricolare è meglio, ma non bluetooth, se no è un soggetto, e già lo vedi che parla solo di cose di lavoro con un lessico che ti orripila. Se siamo in motorino e non mette la freccia prima di tagliarci la strada e vediamo che sta al cellulare e quindi guida con una mano sola cosa possiamo urlargli? Tutto. Giusto così. Se invece siamo noi in motorino con il cellulare infilato nel casco e guidiamo in automatico senza pensare a dove stiamo andando (ci ritroviamo in palestra invece che dal commercialista), matematicamente una vecchia che parla al cellulare con la figlia per chiedere com’è andata l’ecografia, attraverserà la strada NON sulle strisce, quindi possiamo darle una suonata rasente timpano orecchio destro da infarto urlando anche il rimprovero: “... tèntaaa!”. &lt;br /&gt;Se siamo a piedi, saremmo pedoni, quindi ci accorgiamo cos’era l’uomo prima delle macchine, e tutti i nostri diritti saranno calpestati sul marciapiede coperto dai motorini (come abbiamo fatto noi ieri al cinema), dalle macchine all’angolo (come abbiamo fatto noi ieri al ristorante), dai camion che scaricano le mutande da Intimissimi, (come abbiamo fatto noi ieri... no!). Insomma difficile camminare sui marciapiedi, allora andiamo per strada, ci squilla il telefono, rispondiamo e non ci accorgiamo di uno che passa in motorino accanto a noi come un rasoio per togliere la polvere sulla giacca e ci suona nell’altro orecchio una tromba da curva sud degli anni 80. Se andiamo su un autobus ci rendiamo conto quanto odiamo tutti i motorini che vanno sulle corsie preferenziali, come noi ieri a Via Veneto, tanto il vigile non c’è e invece sì, ma da Doney a prendere un caffè, o meglio stava, perché dopo due mesi arriva la multa (“ma ‘ndo stava questo?”. Da Doney, appunto). Se siamo in bicicletta in mezzo a una strada, magari vicini a una corsia preferenziale con l’80, quello lungo, il Jumbo, non ci saremo mai sentiti così indifesi nemmeno all’esame di maturità. Quindi no. Però la gioia di andare contromano ovunque, di lasciarla ovunque è impagabile. Se siamo in taxi, e l’autista è simpatico, quello cioè che non frena al verde nella speranza che diventi giallo, facciamo il tifo perché metta sotto tutti quelli in motorino che gli sfrecciano accanto, ma proprio tutti: “li butti giù come birilli, li possino!”. Se è antipatico, cioè non ha l’aria condizionata, o ti impedisce di aprire il tuo finestrino e quindi glielo devi chiedere tu, ci tocca infastifirlo con le strade da prendere, la migliore è sempre e solo la nostra “questo mi vuole fregare!”. Ma se prendiamo la metropolitana , non potremo non metterci l’iPod e ci sentiremo fichissimi, saremo cittadini del mondo in un attimo ci sentiremo a New York, tutto ci sembrerà un film e in quel momento entrerà una ragazza con l’iPod nano di seconda generazione, proprio come il vostro, lo noterete entrambi, un sorriso, e ancora non lo sapete, ma è la donna della vostra vita. Buon viaggio!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1404516096441334500?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1404516096441334500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1404516096441334500&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1404516096441334500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1404516096441334500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/03/al-volante-niente-regole.html' title='Al volante niente regole'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-AHBK1FD2Fos/TYjragRDpAI/AAAAAAAAAhA/fIi0gDvqzuo/s72-c/20090112225318__dsc0045_00014_girl%2Bwaiting%2Bfor%2Bthe%2Bmetro%2B-%2Bsubway.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5793410645693393985</id><published>2011-03-21T14:22:00.004+01:00</published><updated>2011-03-21T14:29:02.349+01:00</updated><title type='text'>Non siate emotivi!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-RF1c5PihmnM/TYdSLY-zGCI/AAAAAAAAAg4/AsgFrm1tkWg/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 276px; height: 183px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-RF1c5PihmnM/TYdSLY-zGCI/AAAAAAAAAg4/AsgFrm1tkWg/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586524218414274594" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se c’è una cosa che non difetta a noi italiani di 150 anni, ma forse anche di prima, è l’emotività. Ci manca tutto il contrario, il sangue freddo, la gestione di un’emergenza, di un dolore come di una gioia. Per noi è tutto un fuoco d’artificio. È il bello e il brutto della nostra indole. L’unica persona fredda che abbiamo mai visto da vicino è stata forse quel compagno di scuola, quando ci ha dato una spinta per le scale per stare vicino a quella più carina della classe. È per questo che stimiamo tanto, e a volte anche con un certo senso di colpa, chi riesce a mantenere ferme certe emozioni. Gli inglesi per esempio, a parte la lingua che possiedono, freddi, gentili, cortesi, ma freddi. I loro agenti segreti, che meraviglia! 007? Magari! Con quelli lì stai a posto! Ma noi qua in Italia, ce lo rimproverano tutti, “siete il paese di Pulcinella”, e di Arlecchino aggiungo io, e Alberto Sordi lo diceva pure lui: “Gli Italiani? Dovremmo essere tutti portieri di albergo, quello sappiamo fare bene.” Non aveva tutti i torti, avendo conosciuto proprio quell’Italia lì, quando Disneyland ce l’avevamo in casa con i nostri panorami mozzafiato, e due spaghetti pomodoro e basilico, o due linguine al pesto o la parmigiana di melanzane. Siamo cerimoniosi: “serve un taxi? Pronti!”. Complici: “le serve un accompagno, Dottore?” Comprensivi, disposti a chiudere un occhio, chi è che non sbaglia, a fare un pettegolezzo, ma così per ridere, senza malizia... Ma gli inglesi dove vanno a mettere il cuore in vacanza? In Italia, in Toscana, tanto da ribattezzarla Chiantishire, per forza, da loro piove sempre. Invece vuoi mettere come stanno qui da noi? E come piangono quando sono finite le vacanze! E i tedeschi? In Germania, è vero, sono romantici, bè lo Sturm und Drang l’hanno inventato loro, Beethoven se non era romantico lui, Per Elisa, la Nona, La Pastorale dài, e scusa Goethe, ma stiamo scherzando? Però dove vanno in vacanza? S’accontentano anche di Rimini, gli basta il bagnino muscoloso, (“ma lo sai che ancora ‘ste tedesche ci credono?”). Gente dal carattere “freddo” che per avere un abbraccio caldo, ma caldo sul serio, deve venire in Italia, perché di sì. Perché noi siamo calorosi di nome e di fatto. Penso a tutti queste vere banalità, perché adesso ho visto come si comporta un popolo in una situazione di emergenza, chiamiamola pietosamente così. Questo terremoto in Giappone fosse accaduto da noi avrebbe fatto de L’Aquila un campo da tennis e “Roma l’avrebbe rasa al suolo” (Bertolaso dixit). Lo tsunami conseguente ha fatto saltare 4 reattori nucleari come tappi di champagne, nonostante siano stati progettati da gente che ha creato la Sony e la Toyota. Quindi ci chiedano pure di aiutare mandando sms dal divano, di organizzare concerti e schitarrate per raccogliere fondi, o anche semplicemente di disperarci, ma non di mettere da parte l’emotività. Perché quello proprio non lo sappiamo fare.  &lt;br /&gt;W L’Italia! (scusate, mi sono emozionato).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5793410645693393985?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5793410645693393985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5793410645693393985&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5793410645693393985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5793410645693393985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/03/non-siate-emotivi.html' title='Non siate emotivi!'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-RF1c5PihmnM/TYdSLY-zGCI/AAAAAAAAAg4/AsgFrm1tkWg/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4074076739561194375</id><published>2011-03-14T16:42:00.006+01:00</published><updated>2011-03-14T16:51:55.775+01:00</updated><title type='text'>"Hai 5 minuti?"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-D-9i23n1IEo/TX45gX7etSI/AAAAAAAAAgg/FyooPPwRWtQ/s1600/stock-vector-clock-face-reading-about-five-minutes-until-twelve-15527434.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 192px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-D-9i23n1IEo/TX45gX7etSI/AAAAAAAAAgg/FyooPPwRWtQ/s200/stock-vector-clock-face-reading-about-five-minutes-until-twelve-15527434.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5583963816328082722" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando vi fanno questa domanda la realtà è un’altra: al vostro interlocutore ne servono in realtà almeno15. Sapete perché? Non possiede la percezione del tempo, più è piccola la richiesta, tipo “hai un minutino?” più è grande la bugia: gli serve un’ora. Ce l’avete voi? Dove? Me lo dite? Come un bambino per la prima volta davanti allo specchio si chiede “chi è quello lì?” così esiste gente che non sa dare un nome e un cognome al tempo che passa. Tardando come al solito, dicono “5 minuti e arrivo”: non ce la faranno mai e quando arrivano al ristorante stanno ancora al cellulare con i cascami della loro vita ridotta a brandelli, si perdono i pezzi, lasciano la bava dietro come le lumache. Stiamo parlando delle stesse persone che, stupidamente invitate da voi a cena, non appena gli aprite la porta d’ingresso non riescono a finire una frase per spiegare (e in realtà è una giustificazione) come mai hanno portato quella determinata bottiglia di vino, tre ore sul produttore, sul vitigno, sulla vendemmia, sul vinattiere, TUTTO SULLA PORTA D’INGRESSO! E tutti insieme a reggere quella bottiglia, voi con le vostre mani e lui con le sue, e magari è di prosecco che, nel frattempo di questa inutile spiegazione, SI SCALDA. Invece basterebbe dire “ecco una boccia di prosecco!” Due secondi. Grazie! Aprila! Finito! Passiamo ad altro, di veramente importante, no? Magari! Non gli puoi fare una domanda generica che arriva un resoconto dettagliato degli ultimi 5 minuti, vissuti da loro: e i nostri 30 per ascoltarli chi ce li ridà? Insomma a questi avanzi di adolescenza andrebbe insegnato il regolare svolgimento di una serata a cena, per non rovinare il normale flusso di pensieri di tutti gli altri, primi fra tutti noi. È una regola semplice: il menù va di pari passo con le chiacchiere e gli argomenti. Antipasto (salamini già affettati, schegge di parmigiano, olive belle grosse unte greche) ovvero saluti e convenevoli: “come stai bene, ti trovo in forma, questa gonna dove l’hai presa, ti sta benissimo!”. Si può rifare il dialogo tra Carlo Verdone e Mario Brega, “come so’ ‘ste olive? Greche!” un classico, funziona sempre. Primo piatto, ovvero i commenti delle notizie della settimana: “roba da pazzi, ma come fanno ad andare avanti (non importa chi, come fanno non si capisce mai), hai visto la benzina? E il mutuo? Lo sai che un amico mio è andato in banca a ricontrattare gli hanno fatto una pernacchia e allora lui...”. Secondo piatto, si entra in profondità con pettegolezzi su amici in comune: “hai saputo di Carlo? S’è lasciato. O meglio LEI l’ha lasciato, ma certo, poveraccia, mettiti nei suoi panni...”. Dolce, confidenze e problemi di vita in generale: è questo, e solo questo, l’UNICO momento in cui il vostro amico potrebbe parlare delle frattaglie della sua vita con aneddoti sulle chiavi, sui cellulari, sui portafogli con documenti e carte di credito, tutti invariabilmente persi per mille stupidi motivi. Invece starà parlando al cellulare con il figlio che già non vuole più vederlo per gli stesso motivi. Quindi, se vi cerca esordendo con un bel “Hai un minuto?”, la risposta sarà una sola: “NO!”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4074076739561194375?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4074076739561194375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4074076739561194375&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4074076739561194375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4074076739561194375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/03/hai-5-minuti.html' title='&quot;Hai 5 minuti?&quot;'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-D-9i23n1IEo/TX45gX7etSI/AAAAAAAAAgg/FyooPPwRWtQ/s72-c/stock-vector-clock-face-reading-about-five-minutes-until-twelve-15527434.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-979548919087194000</id><published>2011-03-07T12:28:00.003+01:00</published><updated>2011-03-07T12:30:23.658+01:00</updated><title type='text'>Re per una notte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Ecg3Wgg5WRc/TXTBsWZnhlI/AAAAAAAAAf4/LHf9Dg3PUnE/s1600/images-1.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 227px; height: 222px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Ecg3Wgg5WRc/TXTBsWZnhlI/AAAAAAAAAf4/LHf9Dg3PUnE/s400/images-1.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5581298805890319954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 1983 ci fu un weekend al cinema nel quale uscirono due film che trattavano entrambi di show business, più esattamente del “sogno” di questo mondo pazzo dello spettacolo: il primo narrava un modo per entrarci da professionisti facendo una scuola o qualcosa che assomigliasse ad “Amici” senza sapere ancora cosa fosse; l’altro narrava il metodo dei mitomani per avvicinare le star dello spettacolo credendo di poter sostenere la loro stessa vita, ma da parassiti. Uno era  “Flashdance” firmato da Adrian Lyne, futuro regista di “Attrazione Fatale” e “9 settimane e 1/2”, l’altro era “Re per una notte” diretto da Martin Scorsese, già regista di capolavori del cinema americano. Tutti volevano illudersi, per un’ora e mezzo almeno, sull’eventuale loro vita futura stile american dream, impossibile da noi in Italia: studiare, duro magari, per diventare un giorno qualcuno nella danza. Un venerdì di settembre a 20 anni con i sogni da inseguire. Anche quello di rovinare l’uscita con gente conosciuta da poco con un film per pochi intenditori (bagno di sangue in tutto il mondo): è proprio quello che successe preferendo, o meglio imponendo, “Re per una notte” che comunque aveva dentro un tale Robert De Niro. Questo film, amato molto come tutti i figli disgraziati dal suo regista, aveva la caratteristica di scattare una fotografia non solo ai veri e propri mitomani che vivono con ansia il loro eventuale contatto con l’oggetto delle loro attenzioni, ma di ritrarre tutti noi che volenti o nolenti se incontriamo per strada qualcuno che riconosciamo ci comportiamo sempre come visitatori allo zoo comunale. Avete mai fatto caso? Non ci sembra vero e ci avviciniamo a questo come a un Sacro Graal chiedendo una foto “per il ragazzino”, come scusa, in realtà ci vergogniamo di far vedere che mondo di emozioni ha scatenato nel nostro inconscio: lui non lo sa, ma a noi sembra evidente, no? IO HO PIANTO! TU SEI UN MITO! IO HO RISO! TU SEI UN GRANDE! No, lui non lo sa e non lo vuole nemmeno sapere, sta solo facendo la spesa, come tutti noi che ci stiamo rivelando ai suoi occhi: dei poveracci che si perdono nel deliquio... &lt;br /&gt;A Roma in questi giorni c’è stata Martha Argerich, la più grande pianista vivente che suona il III concerto di Prokofiev con la stessa tranquillità che noi utilizziamo per buttare la pasta. Esiste un disco di questo III e del Concerto in sol di Ravel dove lei e un giovanissimo Claudio Abbado appaiono in copertina sul pianoforte a parlarne: lui a braccia conserte, lei con una sigaretta in mano. Sono andato in mezzo a dei pazzi che le urlavano tutto il loro amore, mentre lei appena uscita dall’ennesimo trionfo, dopo averlo suonato davanti a 3000 persone chiedeva solo un bicchiere d’acqua e di fumarsi una sigaretta in terrazza. Li ho odiati, ma ero come loro: un pazzo mitomane. Con una sola differenza: loro avevano visto “Flashdance”, io “Re per una notte”. Basta?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-979548919087194000?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/979548919087194000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=979548919087194000&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/979548919087194000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/979548919087194000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/03/re-per-una-notte.html' title='Re per una notte'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Ecg3Wgg5WRc/TXTBsWZnhlI/AAAAAAAAAf4/LHf9Dg3PUnE/s72-c/images-1.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5663225702127228575</id><published>2011-02-28T09:40:00.002+01:00</published><updated>2011-02-28T09:42:32.353+01:00</updated><title type='text'>Corto circuito</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-V5AXUwccI1w/TWtf2yJ_4GI/AAAAAAAAAfo/w72fjDFgkMo/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 281px; height: 180px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-V5AXUwccI1w/TWtf2yJ_4GI/AAAAAAAAAfo/w72fjDFgkMo/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578657958209773666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Finora non eravamo in grado di ragionare a bocce ferme, su uno dei più bei cortocircuiti mai visti e sentiti in tutta la vita. Mi riferisco ovviamente all’incontro durante il Festival di Sanremo tra Gianni Morandi, Elisabetta Canalis e Robert De Niro sul palco dell’Ariston quando Morandi in una parentesi del discorso ha chiesto alla Canalis: “Come si dice Taxi Driver in inglese?”. Premesso che la frase non ha alcun senso, solo oggi, una settimana dopo, siamo in grado di capire esattamente cosa è successo in tre cervelli: quello di Gianni Morandi, quello di Elisabetta Canalis e anche in quello di Robert De Niro! Cominciamo da quello di Morandi: nella mente onestamente sovraffollata da qualsiasi pensiero inerente al regolare svolgimento del Festival si è innescato un cortocircuito, in realtà nient’altro che un piccolo equivoco, un piccolo lapsus, una specie di qui pro quo. Gianni in realtà voleva chiedere alla Canalis come era stato tradotto in Italia il titolo del film del 1976 “Taxi Driver”, diretto da Martin Scorsese e scritto da Paul Schrader (futuro regista di American Gigolò, pensate un po’!) e non certo quello che gli è uscito di bocca. La Canalis, che manco era nata nel 1976, ha risposto “Taxi Driver!”, facendo un’involontaria battuta, bellissima (proprio perché il film in Italia uscì con lo stesso titolo), una di quelle da applauso, quelle che un comico chiama jolly, come le dici le dici il pubblico ride, e 8 volte su 10 viene pure l’applauso. Ma Elisabetta mentre rispondeva in ITALIANO “Taxi Driver”, era in realtà vittima di un altro corto circuito: mentalmente ha tradotto taxi driver dall’inglese in italiano “Conducente di Taxi”, poi ha pensato “non me lo ricordo questo film”, e poi ha pensato “come si dice conducente di taxi in inglese? Con George non l’abbiamo mai preso, abbiamo l’autista! Comunque io direi taxi driver, autista, guidatore, conducente, sì, direi così, taxi driver!”. E l’ha detto. Risposta esatta e battuta fantastica involontaria. Rimane Robert De Niro, cioè l’attore per antonomasia e indimenticabile protagonista di “Taxi Driver” per l’appunto, che nell’orecchio destro aveva un auricolare collegato al traduttore e con il sinistro aveva la scena dal vivo: quindi due canali stereo. E ha sentito tutto questo. Orecchio Sinistro: “Come si dice Taxi Driver in Inglese?”. Orecchio Destro: “How do you say Taxi Driver in English?”. Orecchio Sinistro: “Taxi Driver!”. Orecchio Destro: “Taxi Driver!”. Sentendo quindi nell’ordine: Gianni in italiano, il traduttore che gli traduceva Gianni in inglese, Elisabetta che rispondeva in inglese a Gianni pensando in italiano, il traduttore che traduceva dall’inglese di Elisabetta all’inglese per De Niro. Cosa ha pensato De Niro in quel secondo? Probabilmente solo questo: “Se chiamano un taxi vuol dire che l’intervista è finita. Magari riesco a prendere il volo delle 23.45...”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5663225702127228575?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5663225702127228575/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5663225702127228575&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5663225702127228575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5663225702127228575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/corto-circuito.html' title='Corto circuito'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-V5AXUwccI1w/TWtf2yJ_4GI/AAAAAAAAAfo/w72fjDFgkMo/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5444183848396468012</id><published>2011-02-23T14:17:00.001+01:00</published><updated>2011-02-23T14:19:43.146+01:00</updated><title type='text'>Alla sinistra del Presidente...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-pjyZwEzIfSI/TWUJK-2wMzI/AAAAAAAAAfg/DsCqq9jlL2c/s1600/stevejobscenabarackobama.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 259px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-pjyZwEzIfSI/TWUJK-2wMzI/AAAAAAAAAfg/DsCqq9jlL2c/s400/stevejobscenabarackobama.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5576873797844218674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;... alive!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5444183848396468012?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5444183848396468012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5444183848396468012&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5444183848396468012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5444183848396468012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/alla-sinistra-del-presidente.html' title='Alla sinistra del Presidente...'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pjyZwEzIfSI/TWUJK-2wMzI/AAAAAAAAAfg/DsCqq9jlL2c/s72-c/stevejobscenabarackobama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-733459863406056951</id><published>2011-02-22T12:44:00.002+01:00</published><updated>2011-02-22T12:47:16.058+01:00</updated><title type='text'>Gianni e le donne</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-LtdkJqrHG7Y/TWOiOtKSQRI/AAAAAAAAAfY/EZlbPGHbIiE/s1600/gianni-e-le-donne.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 222px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-LtdkJqrHG7Y/TWOiOtKSQRI/AAAAAAAAAfY/EZlbPGHbIiE/s400/gianni-e-le-donne.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5576479137139409170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ve lo dico subito che questo post è un inno. Succede così quando vuoi restituire un po’ di benessere che hai ricevuto durante un’ora e mezza al cinema. È quindi un inno al film appena tornato dal Festival di Berlino e che ha mostrato come un uomo, che ha scritto la sceneggiatura di un film come Gomorra, cerca di gestire i suoi rapporti con le donne e s’intitola appunto “Gianni e le donne”. Quando uscì quell’ormai mitico &lt;a href="http://paginerossi.blogspot.com/2008/10/pranzo-di-ferragosto.html"&gt;“Pranzo di Ferragosto”&lt;/a&gt;, speravo di vedere il prima possibile anche un “Pranzo di Natale” e magari anche un terzo “Pasqua con chi vuoi”. Sarebbe stato troppo facile per un produttore chiederli, e troppo facile per noi pubblico vederli. E quindi questo secondo episodio della vita di Gianni ci racconta una verità che hanno in comune tutti i maschi che abitano su questo pianeta Terra. È  la storia di un uomo che, esauriti i compiti “istituzionali” e poi uscito dalla casa materna, può trovare solo altre donne, di tutte le età, a gestirlo e a mandarlo di qua e di là a fare commissioni, in una sorta di giro di monopoli passando ogni volta dal via con piccole cose da fare, da Vicolo Corto a Parco della Vittoria. Sono frammenti di una minutaglia, quella di tutti i giorni, che messa insieme restituisce l’interezza di una vita. Una vita nella quale la sera si cena ovviamente in trattoria, e se capita al ristorante, perché no? Magari in compagnia di due belle ragazze che per un’oretta ti fanno credere di voler passare il resto della serata con te e invece hanno già un altro appuntamento e quindi... “magari la prossima volta”. Oppure di una mezz’ora passata sul davanzale di una finestra con un “bianchetto” in mano, o meglio uno Chablis, a guardare chi passa di sotto, e la testa, per quella breve parentesi di tempo che le lasciamo, è libera di viaggiare altrove, in una prateria del pensiero che altrimenti non avrebbe trovato: sono talmente poche le decisioni che prendiamo che quelle piccole è proprio meglio godersele. Tutte le altre le devono prendere loro: le donne della nostra vita. Del resto già Gassman l’aveva detto: l’uomo non può essere altro che un uccello che canta su un albero, tutto il resto lo possono fare le donne. C’è un trucco però. Accettare questa verità con filosofia, che nel caso di Gianni, è questa eleganza stratosferica che lui mette nell’accettare la vita come viene, con un sorriso che dietro ha una frase sola: “e vabbè...” (sottotesto: che ci vuoi fare? È la vita!). La verità è che Gianni Di Gregorio ci piace da morire perché è educato, gentile, lo vorremmo avere a casa, vicino in ogni situazione a rischio, pronto a risolverla con un consiglio che manco tua nonna sarebbe in grado di dare. E soprattutto con stile: su un autobus Gianni incontra una donna e scendendo la guarda ancora un attimo per vedere se riusciva a “portarsi a casa il suo sorriso...”. &lt;br /&gt;Serve altro?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-733459863406056951?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/733459863406056951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=733459863406056951&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/733459863406056951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/733459863406056951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/gianni-e-le-donne.html' title='Gianni e le donne'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-LtdkJqrHG7Y/TWOiOtKSQRI/AAAAAAAAAfY/EZlbPGHbIiE/s72-c/gianni-e-le-donne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8552784028119394187</id><published>2011-02-14T18:44:00.003+01:00</published><updated>2011-02-14T18:56:30.069+01:00</updated><title type='text'>I'm coming out</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-fyCuYg8VSYk/TVlrSTEmqSI/AAAAAAAAAfI/r8iTBaWQBxI/s1600/6a00d834525f2869e200e55064e1178833-500wi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 264px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-fyCuYg8VSYk/TVlrSTEmqSI/AAAAAAAAAfI/r8iTBaWQBxI/s320/6a00d834525f2869e200e55064e1178833-500wi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573603975949101346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 1980, faceva caldo, usciva un disco con un titolo semplice “diana”,  scritto in minuscolo, in copertina una bella signora in fruit bianca non stirata e jeans, ci sembrava una vecchia, che si manteneva bene, fotografata in un bianco nero molto cool da Francesco Scavullo, un fotografo di moda e di celebrities che all’interno della copertina, che si apriva in due come se fosse un doppio, ne aveva scattata un’altra a colori, con un vestito, meglio fuori, e una firma: Diana Ross. Il disco era prodotto dagli Chic che pochi anni prima avevano inventato il giro di basso cui tutti negli anni successivi si sarebbero poi ispirati. 8 pezzi: 4 lato A e 4 lato B. Basta. Il primo era “Upside Down”, e va bè ce lo ricordiamo tutti, ma l’ultimo del primo lato &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=_9ADaMLYsA8&amp;feature=fvsr"&gt;"I’m coming out" &lt;/a&gt;cominciava con una chitarra che ordina gli accordi sui quali ‘sta vecchia deve cantare il fatto che sta venendo fuori, un assolo di batteria va per conto suo senza fare capire cosa deve succedere, tanto che il pezzo sembra non cominciare mai e finalmente, dopo 52 secondi, una tensione pazzesca, parte il giro di basso e quindi il pezzo. &lt;br /&gt;Personaggi e interpreti all’epoca di questo disco:&lt;br /&gt;Cantante: Diana Ross che all’epoca aveva 36 anni, (sembrava una vecchia?) &lt;br /&gt;Produttori: Bernard Edwards 28, Nile Rodgers 28.  &lt;br /&gt;Fotografo: Francesco Scavullo, era il più vecchio e ne aveva 59. &lt;br /&gt;Acquirente: io, 17. &lt;br /&gt;E sto qui, oggi, 31 anni dopo, a scriverne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diana has left the building&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8552784028119394187?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8552784028119394187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8552784028119394187&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8552784028119394187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8552784028119394187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/diana-ross-i-m-coming-out-caricato-da.html' title='I&apos;m coming out'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-fyCuYg8VSYk/TVlrSTEmqSI/AAAAAAAAAfI/r8iTBaWQBxI/s72-c/6a00d834525f2869e200e55064e1178833-500wi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5112556615349884960</id><published>2011-02-14T12:00:00.002+01:00</published><updated>2011-02-14T12:02:51.173+01:00</updated><title type='text'>La nuova Fiat</title><content type='html'>&lt;iframe title="YouTube video player" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/SKL254Y_jtc" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;Questo spot al momento è stato visto da oltre 6 milioni di persone, oltre a tutti quelli che se lo sono bevuto durante l’intervallo del Superbowl (mandarlo in onda costa appena 9 mln $: praticamente un’Olgettina). Pubblicizza un’automobile prodotta negli Stati Uniti d’America, e in scena c’è proprio una Chrysler 200, una macchina da vecchi, guidata da un ragazzo, Eminem, di professione rapper. Questo ragazzo, ex-tossico, convertito al burro e parmigiano da Elton John (come al solito, dove c’è droga, Elton arriva per aiutarti a smettere), perlustra Detroit e i suoi posti del cuore, compresi il Ponte Ambassador, i murales, i monumenti, le pattinatrici sul ghiaccio, tutto sotto un’altra lente, quella della voce fuori campo che lo accompagna: dal tono chissà, potrebbe essere quella di un operaio Chrysler che per tutta la sua sporca vita ha imparato che è il fuoco rovente a rendere l’acciaio più forte, in una vita fatta di bulloni, lamiere, grasso, stracci di canapa, in una parola lavoro duro, oltre a pinte di birra bevuta ai bar lì intorno alla fabbrica a fine turno. Dopo un giro in questa città, dove la nebbia e il fumo non hanno confini tra loro, l’automobile si ferma davanti al Teatro Fox dove stanno facendo le prove i componenti di un coro gospel. Il ragazzo li raggiunge sul palco e annuncia perentorio: “Questa è Motor City, questo è quello che facciamo” e se ne va. Scritta finale: “La Chrysler 200 è arrivata. Importata da Detroit”. Meraviglioso, complice questa voce straordinaria che con la consueta struggente cerimoniosa retorica americana, fa prendere sul serio tutto quello che mettono in scena gli americani, dagli Oscar alla recita dell’asilo. Questo spot parla di storia, la loro, di costruttori di automobili, ma soprattutto di orgoglio, cittadino, proprio quello di Detroit, tanto da sottolineare che non stanno parlando di New York, e nemmeno di Chicago, ma di una città, Detroit, che con il lusso non c’entra niente. &lt;br /&gt;E allora, visto che la Chrysler e la Fiat oggi sono la stessa cosa, perché uno spot così non lo facciamo anche noi, in Italia? Già me lo vedo: sulle note di “Tutto il resto è noia” del Califfo, uno dei ragazzi di Amici o X-Factor percorre le strade attorno alla Dora Riparia, passa davanti a Mirafiori, gira attorno alla Mole Antonelliana mentre la voce di un cassaintegrato in pensione pronuncia frasi tipo “questa è la nostra storia” (ma de che? che nemmeno ci riusciamo a mettere d’accordo se festeggiarla questa unità d’Italia). Ancora qualche giro, il ragazzo, dopo aver parcheggiato in terza fila, entra al Teatro Alfieri, e sulle note di un coro nostrano che intona “O sole mio” guarda in macchina e dice nel suo italiano smagliante: “Questa è la città dei motori, questo è quello che facciamo, nè?!” Arriva una scritta: “Nuova Panda, importata da Torino!”. Com’è?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5112556615349884960?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5112556615349884960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5112556615349884960&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5112556615349884960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5112556615349884960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/la-nuova-fiat.html' title='La nuova Fiat'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/SKL254Y_jtc/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4002898630075291075</id><published>2011-02-08T19:54:00.001+01:00</published><updated>2011-02-08T19:55:59.603+01:00</updated><title type='text'>Le decisioni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TVGRn3Ju2BI/AAAAAAAAAfA/2q2Gzi4T3ns/s1600/ArtOfNOTMakingDecisions1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TVGRn3Ju2BI/AAAAAAAAAfA/2q2Gzi4T3ns/s320/ArtOfNOTMakingDecisions1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571394328039708690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Hai mai pensato a certe decisioni della tua vita? Hai mai pensato che senza rendertene conto hai potuto dare una certa piega alla tua vita invece di un’altra, insomma di avere imboccato una strada, non necessariamente sbagliata, ma comunque diversa? Sai che esistono vite differenti dalla tua, ma molto più vicine di quello che credi, solamente per l’atteggiamento diverso che si può avere nei confronti di quel viaggio a termine che chiamiamo vita? Sai che ci sono stati uomini che si sono ritrovati 4 figli da donne diverse, che amavano in modo differente l’una dall’altra, e oggi ci sono 4 figli in giro che lo adorano comunque? Ci sono uomini che hanno scelto un lavoro dopo aver studiato anni e anni per farlo e ora gli sembra la cosa più spaventosa della loro vita. Ci sono uomini che si ritrovano in un posto per il quale non hanno fatto niente e si guardano indietro e pensano che in fin dei conti va bene così.&lt;br /&gt;È vero che le decisioni più importanti della tua vita le hai prese senza nemmeno renderti conto di quello che stavi facendo.&lt;br /&gt;Quante sono le decisioni prese perbene, a tavolino, pianificate, volute, in una sola parola, “decise” che lasciano il segno nella vita di un uomo? Al netto di una vita di 80 anni? Due? Tre? Quattro? E quali sono? Il matrimonio? I figli? Un mutuo? E adesso che ci guardiamo indietro e le abbiamo prese, cosa pensiamo, cosa proviamo? Abbiamo fatto bene, abbiamo fatto male? Tua moglie: ci stai ancora insieme, o hai divorziato? E con tuo figlio? Pensi di essere ancora un modello per lui come quando aveva 10 anni? Ti guarda ancora negli occhi, ci parli? Ti chiede un consiglio? La casa che hai comprato è stata l’officina della tua vita o solo un posto per dormire? Te lo chiedo perché vorrei sapere se lì dentro i muri parlano di te e della tua storia, dei momenti che hai passato tra quelli belli e quelli brutti, tra ricorrenze e date importanti. Quando avrai risposto a queste domande chiediti allora se per caso invece di quelle tre, quattro grandi decisioni, non abbiano forse contato quelle “piccole”, prese ogni giorno ma che, messe tutte insieme, hanno dato una svolta alla tua vita. Qualcuno dice che in realtà c’è un’altra vita dentro di noi, è solo molto profonda, ed è quella che decide per noi. Senza il nostro controllo, che interviene solamente per mettere in atto, praticamente una formalità: la decisione è già stata presa, senza di noi, senza la nostra apparente coscienza. &lt;br /&gt;Questo volevo dirti, perché già ora che ci pensi, in realtà, hai già deciso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4002898630075291075?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4002898630075291075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4002898630075291075&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4002898630075291075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4002898630075291075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/le-decisioni.html' title='Le decisioni'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TVGRn3Ju2BI/AAAAAAAAAfA/2q2Gzi4T3ns/s72-c/ArtOfNOTMakingDecisions1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2585074297326724739</id><published>2011-02-07T12:14:00.003+01:00</published><updated>2011-02-07T12:15:50.351+01:00</updated><title type='text'>Ciarpame</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TU_UXgMxYcI/AAAAAAAAAe4/GkImTM7oUt0/s1600/ovatta.png.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 158px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TU_UXgMxYcI/AAAAAAAAAe4/GkImTM7oUt0/s320/ovatta.png.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5570904764326175170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ciarpame. Come altro definire quella roba che abbiamo a casa sotto gli occhi tutti i giorni ma che non usiamo semplicemente perché non la vediamo? Siamo pieni di ciarpame, il cui principale difetto, nascosto fino a quando non te ne liberi, è che ha un suo volume, occupa posto dentro casa nostra togliendoci l’aria che respiriamo. Tra i mille me ne vengono in mente solo tre. I deodoranti per la casa, quali? Quelli vecchi normali in una boccetta con lo spruzzatore? Quelli con nome tipo “conifere” oppure “acqua marina” che usi solo quando arriva a cena una ragazza? Magari fossero solo quelli, non dimentichiamoci di quelli nuovi, pubblicizzati in tv, dotati di un sensore a raggi infrarossi che, come un antifurto al passaggio di un estraneo, pardon,  di qualcuno in casa, rilasciano una spruzzata automatica di una qualsiasi essenza che può ricordare sempre e comunque une di quelle che ti mette il meccanico quando gli lasci la macchina in riparazione al grido di darle una sistemata. Per non parlare di quelli un po’ più zen, con i bastoncini infilati in una bottiglia di vetro: vanno capovolti ogni tanto, non ogni sei mesi, ma nemmeno una volta al giorno, ogni tanto. Ci fosse una volta che ci riesci, mai! Li prendi in mano quegli stecchini tipo samurai che fanno tanto casa di Giorgio Armani e come li tiri fuori schizzano tutto intorno, soprattutto negli occhi, l’essenza magica, che ti ritrovi poi per altri sei mesi sulla mano da sciacquare immediatamente, pena pericolosi arrossamenti: Armani lasciamolo fare ad Armani. Lo svitatappi di metallo per aprire le conserve di pomodoro che ti hanno regalato. Scena: cucina, interno sera illuminato. Seduto su uno scaletta Ikea Bekvam da €8.99, stringo tra le ginocchia un vaso in vetro di pelati da paura chiuso con il piombo da una bollitura professionale. Impossibile aprirlo a mano. Mi ricordo di possedere quello svitatappi universale. Lo imbraccio come un mitra. Lo avvolgo al barattolo come un boa, lo strozzo al collo di “quel bastardo” in una mossa tipo discobolo di Mirone, funziona. Troppo. Il coperchio vola via come un frisbee lanciando schizzi di polpa di pomodoro finissima per tutta la cucina, in quel momento suona il citofono, è arrivata la ragazza. La cucina sembra un mattatoio ma lo spaghetto al pomodoro e basilico sarà da paura, anzi, da film horror! La ragazza accusa un lieve mal di testa? Eccoci in un balzo davanti al terzo ciarpame: la scatola delle medicine, sarebbe la cosa più bella che si ha in casa ma in realtà cosa c’è dentro? Niente di utile, è tutto scaduto. Rimangono invece tutta la vita disponibili, i prodotti per l’aerosol, alcune compresse da erboristeria contro il mal di gola, un collirio, una siringa che come la vedi ti spaventa e miliardi di fermenti lattici, vivi o morti, è uguale. Un antidolorifico qualsiasi mai. Ma sul fondo di questa riserva di ciarpame spunta bello e inutile un pacco di ovatta. E ti viene in mente solo una cosa: speriamo che qualcuno si faccia male, così la uso!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2585074297326724739?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2585074297326724739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2585074297326724739&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2585074297326724739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2585074297326724739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/02/ciarpame.html' title='Ciarpame'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TU_UXgMxYcI/AAAAAAAAAe4/GkImTM7oUt0/s72-c/ovatta.png.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6608668302912127582</id><published>2011-01-31T17:03:00.002+01:00</published><updated>2011-01-31T17:10:26.328+01:00</updated><title type='text'>Un anno senza ponti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TUbdr5bRjoI/AAAAAAAAAek/qxJmnmvJ7Yc/s1600/golden-gate-lights.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TUbdr5bRjoI/AAAAAAAAAek/qxJmnmvJ7Yc/s320/golden-gate-lights.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5568381735509528194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un anno senza ponti vuol dire un anno senza partire. E quest’anno è andata così: è la sentenza emessa da chi, come un roditore, ha scrutato il nuovo calendarietto che gli ha regalato il giornalaio o l’assicuratore, già me lo vedo con quelle zampette e i dentoni affannati che corrono a stanare le date in rosso oltre alla domenica, per attaccarci un venerdì o un lunedì oppure, “GOL!”, una bella festa di mercoledì, il massimo: “con due giorni di ferie mi sparo cinqueggiorniasciàrm”, che servirebbero, secondo le intenzioni, a “staccare la spina” ma in realtà sono soltanto un ennesimo modo per fuggire da se stessi. È così che viene vista quest’anno la tragedia di non avere jolly da posizionare accanto a un weekend. Dico tragedia perché li sento: “Rimanere a casa? E che faccio?”. Nella foia di “partire” mi sembra che ci sia il terrore di “rimanere”, come se fosse un torto o una colpa o essere esclusi da un giro che abbia il refrain di dire ogni venerdi: “Cheffài? Parti per il uicchènd?”. Rispondere no è da disgraziati. Rimanere fa paura, bisogna guardare in faccia la realtà di due giornate senza lavoro con il tempo che si allarga in una cornucopia vuota: leggere un giornale con un po’ di calma e non solo per i necrologi e l’oroscopo, o addirittura qualche pagina di un libro e non solo la guida di sky, andare a fare una passeggiata per il puro piacere di guardare un cornicione o un albero, o incontrare una persona per chiedergli DAVVERO come sta, diventano una paura, un pericolo da evitare. Se Franca Valeri dice che oggi il vero coraggio per una donna è quello di mettersi un tailleur di pomeriggio (e sarebbe la regola), fatemi aggiungere che anche guardare un amico negli occhi ormai è un atto di coraggio, senza cellulari che squillano con telefonate che rimandano inutilmente a un “dopo” senza nome. No, meglio tuffarsi in una strada statale (a Roma sono due le alternative più gettonate: l’Aurelia o la Pontina) con altre migliaia di macchine, avendo previsto l’ora più adatta per “partire in modo da evitare il traffico”, prova generale per l’esodo di agosto, e scoprire che tutti hanno avuto la stessa pensata, dare manate ai figli seduti dietro, che per due ore si ritrovano senza play portatile o senza schermi sui poggiatesta dei genitori per vedere comodamente un dvd magari pirata, non guardare mai la moglie che comunque chiama chiunque al cellulare per organizzare un cinema con pizza o MacDonald’s a seguire. Eppure sarebbe proprio quel tempo libero che andrebbe utilizzato per capire cosa si vuole veramente dalla vita oltre al binario che, forse per necessità, si è preso controvoglia. Avere il modo di guardare fissi un fiume che scorre, un gruppo di vecchi che giocano a bocce o un bambino che urla per avere un palloncino, potrebbe aprire un varco della nostra mente normalmente impegnata a seguire un flusso ordinato da altri, mail e sms compresi. In quel varco magari c’è una soluzione o più semplicemente un’idea. Oppure, se proprio non ce fate, consolatevi: oggi è lunedì.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6608668302912127582?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6608668302912127582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6608668302912127582&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6608668302912127582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6608668302912127582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/01/un-anno-senza-ponti.html' title='Un anno senza ponti'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TUbdr5bRjoI/AAAAAAAAAek/qxJmnmvJ7Yc/s72-c/golden-gate-lights.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-424107366800875755</id><published>2011-01-24T10:35:00.003+01:00</published><updated>2011-01-24T10:39:26.785+01:00</updated><title type='text'>Passaparola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TT1IxNqNaRI/AAAAAAAAAec/5LQMYoVcaQ4/s1600/Norman-Rockwell-Gossip.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 298px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TT1IxNqNaRI/AAAAAAAAAec/5LQMYoVcaQ4/s320/Norman-Rockwell-Gossip.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565684724817291538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Siete andati al cinema ieri? Era il giorno ideale! Preferibilmente allo spettacolo delle 1830, in modo da poter organizzare una pizza e poi una bella botta di Report che ci ammazza o la registrazione di Fabio Fazio, meglio, e via a dormire perché oggi, ve lo ricordo, è lunedì! E proprio stamattina cominciano i dolori degli esercenti e dei produttori quando “spizzano”, come in una mano a poker, gli incassi del Cinetel, che dipendono alla fine dei conti, da una sola variabile: il passaparola. Speranza dei debuttanti e timore dei vecchi del mestiere, cos’è veramente? È la chiacchiera di pochissimi secondi tra uno spettatore e l’altro, viaggia di suo come un virus e come tale non sai mai se resisterà, nel bene o nel male. Non c’è critica o giudizio del pubblico che tengano, è solo un pollice verso o alzato che in un attimo, il primo weekend di uscita, decreta il vero successo di un film, pubblicizzato o meno. Vediamo in dettaglio una piccola serie di esempi cominciando da come viene storpiato un titolo davanti al botteghino al momento di fare il biglietto, con buona pace del tempo perduto in riunioni inutili per trovarlo: “Hereafter” per esempio, diventa soltanto “4 posti per Eastwood, grazie” e i commenti che generano l’eventuale passaparola sono di questo tipo: “Solenne, con un tema così sdrucciolevole poi, ahò ma Clint cià 82 anni, ti rendi conto?”- “E infatti ha dovuto parlare dell’aldilà!” - “Ma com’era lo tsunami, pazzesco vero?” - “Non lo so, io mi sono coperto, avevo troppa paura, non ho visto niente”. Fine, il film nel “passaparola” è tutto qui. Andiamo avanti, “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” (peraltro tradotto malissimo dall’originale “You will meet a tall dark stranger”) al botteghino, come al solito, diventa “Woody Allen”. Il commento finale, ormai da anni devo dire è sempre lo stesso: “Fa sempre la stessa storia” - “Sì, però c’è sempre quella battuta che da sola vale il prezzo del biglietto” - “Ho capito, ne hai visto uno, li hai visti tutti...”. Proseguiamo con “La versione di Barney” detto semplicemente “Barni”: “Bello, ma non mi ha preso, perché scusa, ma come fai a prendere uno così brutto (che sarebbe Paul Giamatti), ma non ci credi mai che lui si è messo con Miriam, quella finale, quella bella” - “Sì, però ammàzza quanto è fredda lei, eh!” - “Invece l’amico, quello che lui spara in alto, si vede benissimo che non l’ha ammazzato lui, quello è fico davvero!” - “E Dustin Hoffman? Sempre bravo, ve’? Ammazza quanto è invecchiato però! Io me lo ricordo in Kramer contro Kramer che già mi sembrava vecchio!”. Il film di Stephen Frears, “Tamara Drew”, al botteghino è diventato “Mara qualcosa”: “Vabbè la storia è tratta da un fumetto, ma tu l’hai visto?” - “Ma che il giornaletto? No! Ma il film com’è?” - “Così...”, questo “così” è accompagnato da una faccia che nemmeno una minestrina fredda riuscirebbe a suscitare. E quindi “Che bella giornata” diventa semplicemente il film di Checco Zalone: “Me so’ morto dalle risate!”. Totale: 32 milioni di euro. Che vorrà di’?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-424107366800875755?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/424107366800875755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=424107366800875755&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/424107366800875755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/424107366800875755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/01/passaparola.html' title='Passaparola'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TT1IxNqNaRI/AAAAAAAAAec/5LQMYoVcaQ4/s72-c/Norman-Rockwell-Gossip.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4558897552123377289</id><published>2011-01-17T18:37:00.003+01:00</published><updated>2011-01-17T18:42:52.004+01:00</updated><title type='text'>Metti una sera a cena</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TTR_k1MaB4I/AAAAAAAAAeM/AJqfHHgCQm4/s1600/Florinda.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 294px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TTR_k1MaB4I/AAAAAAAAAeM/AJqfHHgCQm4/s400/Florinda.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5563211710440540034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Metti una sera a cena”, uno dei più grandi titoli mai inventati, un testo teatrale e poi film di Giuseppe Patroni Griffi, il grande autore e regista scomparso 5 anni fa, è l’esercizio che dovremmo fare in queste sere di gennaio inoltrato. Messa l’anima in pace con il calendario che non prevede più weekend lunghi con ponti di nessun tipo (meno male, ma ne parliamo un’altra volta), bisogna mettersi a tavolino a ragionare, finalmente, per organizzare una cena come si deve con inviti ragionati, appunto, e non abborracciati come quelli di sempre con attenuanti, che andrebbero chiamate scuse, tipo: “non lo invito mai - devo ricambiare - ma quello come fai a non invitarlo? - sta sempre solo - m’invita sempre - poveraccio, mi fa pena” per concludere con: “quanto è bona la moglie”. No. Questa sera a casa mia voglio invitare a cena qualcuno che mi dia qualche cosa, per l’anima, uno spunto per una riflessione, che racconti qualcosa di se, che ponga una domanda ficcante, capace di fare una sana polemica, qualcuno che butti sul tavolo, come fosse un rilancio al buio, un argomento importante. Organizzare un tavolo è un’arte di cui si parla solo nei libri di Benedetta Craveri sui salotti francesi dell’epoca di Madame du Deffand. Ma all’epoca non c’era la tv che imponeva serate di urla davanti all’ennesimo Grande Fratello, c’era solo un caminetto acceso che faceva perdere nei suoi bagliori, c’erano vestiti che lasciavano immaginare la qualunque, e volersi perdere in quei meandri scatenava discorsi pazzeschi al solo scopo di sedurre! Mettere a pranzo persone bene assortite diventava quindi un obbligo pena la noia mortale. Allora approfittiamo di questo gennaio senza fine e proviamo a mettere in scena un “metti una sera a cena” con, per esempio, Valentino Garavani per chiedergli come diavolo s’è inventato quel suo “rosso”, tanto da diventare il “rosso Valentino”, quindi accanto Giorgio Armani (dove altro potrebbero incontrarsi i due re della moda italiana se non in una casa privata che non conosce nessuno?) per chiedergli di contro come lui s’è inventato il suo “greige” (un misto tra il grigio e il beige) che non esiste in natura, non è un colore previsto dal prisma. Per due sarti che vestono e si vestono come si deve vanno presi due che non c’entrano niente ma che con lo stile hanno a che fare da sempre: Adriano Panatta, scicchissimo nelle sue mises casual e chiedergli come si è inventato la “veronica” cioè quella volée di rovescio, che tanti hanno tentato d’imitare senza successo, e poi Gianni Boncompagni, in tuta da sempre, l’uomo che si è inventato il “tuca tuca” 40 anni fa e che ancora oggi viene suonato e addirittura ballato. A questo punto ci vuole una ragazza, carina, sulla bocca di tutti con un argomento d’attualità, una che ha venduto ottocentomila copie del suo “cotto e mangiato” e chiederle qual è il segreto per vendere così tante copie di un libro di ricette facili quanto e più di un quattro salti in padella, per avere da Benedetta Parodi una risposta illuminante: “non lo so!”. Buona serata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4558897552123377289?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4558897552123377289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4558897552123377289&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4558897552123377289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4558897552123377289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/01/metti-una-sera-cena.html' title='Metti una sera a cena'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TTR_k1MaB4I/AAAAAAAAAeM/AJqfHHgCQm4/s72-c/Florinda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8169947013733465763</id><published>2011-01-10T16:31:00.002+01:00</published><updated>2011-01-10T16:35:07.867+01:00</updated><title type='text'>Have a good day!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TSsmxFlgQxI/AAAAAAAAAd8/uwdP9g99GNU/s1600/sveglietta.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TSsmxFlgQxI/AAAAAAAAAd8/uwdP9g99GNU/s320/sveglietta.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5560580789673935634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La storia della sveglia dell’iPhone  che non ha squillato a mezzo mondo è molto più spaventosa di quello che sembri. Per chi non lo sapesse, dalla mezzanotte del 1° gennaio 2011, infatti non ha suonato la sveglia a TUTTI I POSSESSORI di un’iPhone 3, con il nuovo sistema operativo installato. Chi possiede l’iPhone 4 (con alcune eccezioni: la sveglia ripetitiva), può evitare di leggere questo pezzo, ma già che ci sta, magari si troverà d’accordo con me nell’assunto iniziale. Infatti una sveglia mancata non è uguale a non trovare sul cellulare l’ora solare rimessa in automatico, siamo ancora troppo abituati a farlo a mano con gli altri orologi di casa o con quelli da polso. Ma la sveglia no. Se non suona è una tragedia. Possono saltare appuntamenti, anche di lavoro, con pericolose reazioni a catena (mica solo per sentire il Concerto di Capodanno!). Con la sveglia non si scherza. E vabbè che se è DAVVERO importante, di sveglie se ne mettono due, come a dire che se una non funziona “almeno c’è l’altra”, tra l’altro mettendola “scomoda”, non a portata di manata violenta per zittirla. Ma chi ha un iPhone non poteva immaginare, fino a pochi giorni fa, di poter mai avere un simile problema. Ecco quindi che, forse per la prima volta, un sistema operativo, comune a milioni di telefonini nel mondo, da New York a Cantuccio Ermenate, ha deciso per le vite di tutti i suoi possessori, con varianti che vanno dalla commedia americana alla Neil Simon fino alle tragedie greche alla Sofocle, vallo a sapere. Un sistema operativo ha deciso, o meglio HA SBAGLIATO, non noi. È solo una sigla (iOS 4.2) con dei codici all’interno, qualcosa con la quale non ce la possiamo prendere. Non si può protestare, si può solo sperare che lo riparino con una “stringa” nel più breve tempo possibile. Ma se gli risalta in mente di fare qualcosa che non ci aspettiamo, tipo cancellare solo “quella” foto di nostro figlio, non ti ridà nemmeno un rullino indietro, come faceva una volta la Kodak. Questo panico internazionale mi ha ricordato un’altra avventura che abbiamo vissuto tutti insieme senza distinzioni, una sorta di “livella” di Totò, quando alle 3.20 del mattino del 28 settembre 2003 in TUTTA Italia se ne andò la corrente elettrica (e a Roma c’era pure la prima notte bianca!). La mattina della domenica tutti si ritrovarono senza la possibilità di sapere qualcosa da qualcuno, se non questa brutta frase: “pure io non ce l’ho la luce!”. E in quella situazione chi ha vinto? Mia madre, per esempio, che aveva una radio, certo, ma A BATTERIE, la cosiddetta “radiolina”, e che le ha quindi permesso di rispondere in maniera trionfale alla mia domanda “ma che è successo?!”. Da quel giorno senza una “radiolina”, che vi ricordo, è nata appena nel 1895,  non si vive. Concludendo: arriverà una “botta” di cui ancora non conosciamo la natura, anche, per esempio, con Facebook? Chi lo sa? Nel frattempo, datemi retta: comprate una “sveglietta”, di quelle a carica e mettetela là dove deve stare: sul comodino! &lt;br /&gt;PS: Buon anno, se vi siete svegliati!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8169947013733465763?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8169947013733465763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8169947013733465763&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8169947013733465763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8169947013733465763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2011/01/have-good-day.html' title='Have a good day!'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TSsmxFlgQxI/AAAAAAAAAd8/uwdP9g99GNU/s72-c/sveglietta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2234042954384055349</id><published>2010-12-15T10:26:00.002+01:00</published><updated>2010-12-15T11:10:55.843+01:00</updated><title type='text'>La percezione della circostanza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQiJ2-YYkQI/AAAAAAAAAdw/eQAjaDfnA7A/s1600/abbinamento-vino-pizza.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 210px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQiJ2-YYkQI/AAAAAAAAAdw/eQAjaDfnA7A/s320/abbinamento-vino-pizza.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550838118285349122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La percezione della circostanza, oltre a essere una bella espressione, è una banale, banalissima regola di buona educazione che ci hanno insegnato da piccoli nei primi pomeriggi in cui si aveva la straordinaria opportunità di annoiarsi ascoltando le chiacchiere dei grandi mentre prendevano un tè il sabato pomeriggio. La circostanza era il tè, per l’appunto, e la percezione invece era un solo ordine ricevuto: “state zitti e ascoltate!”. Tutto qui. Crescendo ci si è sforzati, non tutti in verità, di applicare quell’ordine a un modo di comportarsi “opportuno” rispetto a una circostanza qualsiasi che,  per fortuna, non è più solo quella di un tè tra vecchie zie. E quindi, questo piccolo atto di coscienza, è ormai da considerarsi un esercizio sopraffino destinato solo alle menti più intelligenti del nostro genere, che sarebbe quello umano. Dico così perché personalmente non riesco a capacitarmi di come ancora esista qualcuno che passati i 40 anni da un pezzo, riesce a &lt;br /&gt;interromperti mentre stai parlando al telefono, magari concitatamente, e pur avendo visto benissimo che stai facendo un’altra cosa, di una certa importanza per giunta, non esita a parlarti sopra di altri argomenti. La furia ci autorizza a sbranarlo all’istante: “ma non vedi che sono al telefono? SPARISCI!” Oppure: stai litigando con la tua ragazza, non chiedetemi perché, ovviamente sempre per una stupidaggine, e addirittura per strada, e se stai litigando per strada, non si sa come mai, stai sempre litigando in un modo esagerato, eclatante: tutti si ricordano di quella coppia che urlava a Via Tagliamento, perché poi mica siamo a New York, dove non ti si  fila nessuno, no, siamo a Roma, dove non ti dico che si partecipa, ma comunque ci si sente autorizzati a salutare uno dei due in un momento in cui sarebbe meglio fare finta di niente e proseguire oltre. No! Si saluta “Ciao” magari con un sorrisino sotto. E uno come dovrebbe rispondere? “CIAO!” urlando, con un sottotitolo muto: “MUORI!”.&lt;br /&gt;Oppure, siamo in pizzeria, tavolata assurda e lunghissima, il locale è pieno, i decibel sono impennati cone nemmeno l’auditel a Sanremo, i camerieri faticano a prendere la comanda di tutti quelli che ancora non sanno ordinare una pizza al tavolo e chiedono il menù, ci si perde tra le birre, le coche, le crocchette, i supplì, i calzoni, la qualunque. Entra un amico tuo che vede che ti stai dando da fare per aiutare il cameriere e anche i tuoi presunti amici al tavolo districandoti nei riepiloghi: “allora, ragazzi, dicevamo 4 margherite, 2 col prosciutto, una senza pomodoro, poi 3 focacce, 9 birre, 4 bottiglie di minerale, 2 lisce e 2 gassate, come dici tesoro? tu col basilico?”. Questo matto arriva e pur non riuscendo a darti la mano perché è pure lontano, te la porge comunque, e non ti molla mai un attimo con lo sguardo, facendoti sentire in imbarazzo perché sembra che non lo vuoi salutare. In realtà NON PUOI, tu vorresti, MA NON PUOI! E cosa ti dice? “Ciao, è una vita che non ci vediamo!”. La risposta dovrebbe essere una sola: “fosse per me, può essere anche l’ultima! Una margherita, grazie!”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2234042954384055349?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2234042954384055349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2234042954384055349&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2234042954384055349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2234042954384055349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/12/la-percezione-della-circostanza.html' title='La percezione della circostanza'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQiJ2-YYkQI/AAAAAAAAAdw/eQAjaDfnA7A/s72-c/abbinamento-vino-pizza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5344610118860809907</id><published>2010-12-13T11:33:00.002+01:00</published><updated>2010-12-13T11:35:46.663+01:00</updated><title type='text'>Pensieri sotto l'albero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQX2q-s_ihI/AAAAAAAAAdo/zPmBZbRPhkg/s1600/6a00d83451f3a369e200e54f70000e8833-800wi.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 222px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQX2q-s_ihI/AAAAAAAAAdo/zPmBZbRPhkg/s320/6a00d83451f3a369e200e54f70000e8833-800wi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550113334050654738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E siccome anche quest’anno è arrivata l’Immacolata, ecco che abbiamo compiuto nuovamente quel gesto che da bambini ci piaceva tanto e adesso è diventato uno strazio: l’albero! Ma non farlo porta male, diciamolo a voce alta: a Natale una casa senza l’albero è una tristezza infinita. E quindi abbiamo arraffato una scala, siamo saliti sul palchettone per tirare giù quei due pezzi di rayon verde smeraldo per montarlo in salotto, vicino a una finestra (così da fuori chi guarda dalla strada rosica che io ho fatto l’albero e tu no) piegandosi sulle ginocchia per salvaguardare l’ernia (L5-S1). Ma quando ci si ritrova con quei bracci di fil di ferro ricoperti di muschio finto a rifare quei gesti al contrario di appena un anno fa (era il 7 gennaio), si pensa all’utilità della cosa. Il pensiero vola via alle implicazioni annuali di ogni Natale: “i regali, oddìo, quello alla suocera: il caffè, come mai a un certo punto della vita alle suocere si regala il caffè? Forse nella speranza che ci rimangano su una tazzina, per colpa della pressione? Ma poi al funerale gli sguardi pesanti: -se non glielo regalavi, forse oggi era ancora qui-. I regali dei nipoti, non gli piace mai niente, come gli fai un  giochino già ce l’hanno, per forza, lo scaricano da internet, allora gli regalo un computer, ma che so’ il padre? Ci pensasse il padre, no? I regali ai figli, secondo me un bell’assegno e vedi come sono contenti, ma è freddo, impersonale, quelli se lo sparano in vacanza a Sharm, ma adesso ci sono gli squali, allora un buono su iTunes, così si scarica un film e se lo vede, al limite un libro, che titolo? “Guerra e Pace”, ma se si deve ancora leggere “I ragazzi della Via Paal”. Che pizza... ma una volta com’era il Natale, il mio Natale da piccolo?”. Insomma sono questi i pensieri mentre rimonti quell’albero. Ma improvvisamente nel tuo ipotalamo si ode uno strano scricchiolio, una porta con un brutto chiavistello arrugginito si apre cigolando brutti presentimenti. Butti uno sguardo distratto ma incuriosito: chi c’è là dentro? È tuo padre, è giovane, parla sottovoce a tua madre, “Scct! Fai piano, se no ci sentono!”. Tua madre gli regge una scala e lui piano piano la sale per andare a prendere sul palchettone, un proiettore super 8, che guarda caso avevi chiesto in regalo proprio a Babbo Natale, e una bambola per tua sorella. Tu sei piccolo e ancora non lo sai, ma stai per diventare grande con un dolore e forse una fierezza che non avrai mai più nella tua vita. Attraverso il buco della serratura della tua camera da letto HAI VISTO TUTTO! Ti giri verso tua sorella e le dici: “Ma che, hai chiesto una bambola a Babbo Natale?”. E lei: “Sì, gli ho scritto la letterina!”. E tu, trionfante, starai per risponderle, proprio quando questo ricordo viene interrotto oggi, quarant’anni dopo, da tuo nipote che ti vede chino su quell’albero di plastica mentre piangi e ti sente urlare tra le lacrime una frase, questa: “Babbo Natale non esiste!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: la foto, come non accadeva da tempo, non c'entra niente...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5344610118860809907?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5344610118860809907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5344610118860809907&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5344610118860809907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5344610118860809907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/12/pensieri-sotto-lalbero.html' title='Pensieri sotto l&apos;albero'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TQX2q-s_ihI/AAAAAAAAAdo/zPmBZbRPhkg/s72-c/6a00d83451f3a369e200e54f70000e8833-800wi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4836165882665923231</id><published>2010-12-06T12:09:00.002+01:00</published><updated>2010-12-06T12:12:27.995+01:00</updated><title type='text'>In macchina con Mario</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPzEhrZshXI/AAAAAAAAAdg/6GELLBu1QV4/s1600/20071231-settanni-monicelli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 201px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPzEhrZshXI/AAAAAAAAAdg/6GELLBu1QV4/s320/20071231-settanni-monicelli.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5547524923878835570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 1986 Mario Monicelli apre la sportello posteriore di una Golf GLD nera. Accanto a lui Suso Cecchi D’Amico. Seduta davanti sua nipote Margherita e alla guida il sottoscritto. Quell’automobile quindi, stava trasportando due colonne del cinema italiano in compagnia di due ragazzi di vent’anni, di ritorno da Frascati dove erano appena terminate le riprese di “Oci Ciornie” diretto da Nikita Michalkov e prodotto da Silvia D’Amico. Quella sera, durante la festa di fine film, avevo conosciuto Marcello Mastroianni e mi ero pure scattato due foto con lui mentre mi chiedeva di guardare il fotografo, almeno durante lo scatto, e di non fissarlo come stavo facendo da un quarto d’ora. Avevo visto Suso Cecchi ballare un valzer con Nikita Michalkov ubriaco di secchi di vodka. Avevo visto Silvia D’Amico tirare un sospiro di sollievo sul genere “adesso ci manca il montaggio e poi finalmente è finita!”. Avevo chiesto a Silvana Mangano di spiegarmi come aveva dato quello schiaffone ad Alberto Sordi sul finale de ”L’Automobile” e lei mi aveva risposto: “aveva una paura Alberto e io gli ho detto ‘tranquillo’, invece gli ho dato una sberla! Hai visto, vero?”. Avevo sentito il direttore della fotografia Franco Di Giacomo descrivere come “Marcello”, su sua richiesta, aveva ripetuto un’inquadratura di un monologo dove ricordava, rideva, piangeva, tutto, con un riflesso bellissimo e irripetibile, perso per un problema che solo al cinema (“il pelo in macchina”) e lui l’aveva rifatto senza battere ciglio riprendendo la luce esattamente in quel punto! Insomma, avevo appena passato una serata così e ancora non avevo parlato di niente con Monicelli. Ma ecco l’occasione: l’avrei accompagnato in macchina, meglio di così... Comincia il viaggio e dopo le prime curve trovo il coraggio per cominciare la litania di complimenti che riguardava l’UNICO suo film che avevo visto, “Il Marchese del Grillo”, non accorgendomi che, parlando tanto di “come recitava Sordi tra le sue mani”, omettevo capolavori come “Un eroe dei nostri tempi”, o “La grande guerra”, o “Un borghese piccolo piccolo”. Ma non c’era niente da fare, ero eccitato come una falena impazzita alla luce di una lampada accesa di una sera d’estate, con quei due in macchina non ci credevo, urlavo di tutto, ma solo riguardo al Marchese del Grillo: sulle inquadrature dei palazzi, su Paolo Stoppa di come faceva bene il papa, degli altri attori, dei dialoghi, delle citazioni... Lui annuisce e sorride in silenzio. Ma al momento dei saluti chiudendo la porta mi dice: “Senta, mi fa molto piacere che le sia tanto piaciuto questo film e io la ringrazio molto per i complimenti, ma le vorrei ricordare che ne avrei diretti anche altri, anche con Alberto Sordi, tranquillo! Se li guardi, e grazie del passaggio!”. &lt;br /&gt;Grazie a te, Mario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4836165882665923231?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4836165882665923231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4836165882665923231&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4836165882665923231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4836165882665923231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/12/in-macchina-con-mario.html' title='In macchina con Mario'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPzEhrZshXI/AAAAAAAAAdg/6GELLBu1QV4/s72-c/20071231-settanni-monicelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2687821248366011468</id><published>2010-11-29T15:57:00.002+01:00</published><updated>2010-11-29T15:59:39.676+01:00</updated><title type='text'>Uno scovolino d'oro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPO_0sSv6tI/AAAAAAAAAdY/wk6VTHSNvFA/s1600/DSC00053.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPO_0sSv6tI/AAAAAAAAAdY/wk6VTHSNvFA/s320/DSC00053.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544986478187113170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È stato calcolato che in Italia ci sia almeno una pipa in 10 milioni di case e che un milione di persone abbia fumato almeno una volta quella pipa. I fumatori abituali di pipa in Italia oggi sono 10000. E basta. Sono lontani i tempi del Commissario Maigret, il mitico Gino Cervi (amato anche da Simenon), che la impugnava con l’autorevolezza di chi sapeva maneggiarla da padrone. Allora la pipa era molto amata e si vedeva in giro molto di più. Se ci fate caso sbuca in bocca a un passante nel filmato girato a Londra quando i Beatles cantavano sul tetto della Apple a Savile Row. La si portava addosso con molta disinvoltura, quasi come un accessorio. Oggi non è più così. Eppure quei 10000 fumatori abituali di pipa hanno un problema di cui solo adesso si stanno accorgendo. GLI SCOVOLINI SONO FINITI! Mi spiego meglio. Dal tabaccaio o dal negoziante di fiducia, il sabato pomeriggio si andava a prendere, oltre al tabacco da fumare una sera guardando le inchieste del Commissario Maigret su DVD, su una poltrona capitonnet in cuoio rustico e un plaid di cachemire blu, anche una bustina di scovolini, detti anche nettapipe. E’ quell’accessorio utilissimo al fumatore abituale di pipa, che serve a ripulirla da quell’acquerugiola e condensa che inevitabilmente si formano dentro il bocchino e il cannello. Se non si pulisce perbene, la pipa non va: puzza, s’intasa, un macello! Proprio come accadeva ai fucilieri del 1800, che dopo aver sparato pulivano, o meglio, scovolavano, da qui il nome appunto, con un attrezzo enorme la canna dell’arma da detriti, polvere da sparo, residui metallici e chissà che altro. Qual è quindi il dramma? Provate a comprarli! Si trovano, certo, ma non più quelli “buoni”. Questi si piegano non appena li infili nel bocchino e ti rimangono annodati al pollice e all’indice della mano destra, come un cartone animato. All’inizio ti viene da ridere, ma dopo due  o tre tentativi, li butti tutti in aria urlando. Come mai? Due anni fa, a Torino, in Corso Svizzera 147, ha chiuso la VI.S.C.A. Dopo 40 anni, il suo proprietario, Pasquale Violi, aveva la schiena a pezzi, non si è creato un erede, e questo è il risultato. Il trucco degli scovolini della Visca risiedeva nel materiale: un doppio filino di acciaio armonico ricoperto di cotone la cui caratteristica era anche lo slogan: “mi fletto e non mi piego”. Alcuni, speciali, oltre al cotone che non perdeva pelucchi come quelli oggi in commercio, avevano anche un filo rosso intrecciato di nylon, leggermente abrasivo, puliva bene il cannello. Quelli di oggi sono di ferro dolce e non servono a niente. E questo è un altro pezzo d’Italia che se ne va, piccolo, piccolissimo, utile ad appena 10000 fumatori abituali di pipa. Però poi scopri che dava lavoro a un uomo che per una vita ci ha campato. Il costo di produzione di uno scovolino era di UN CENT e si vendevano in una busta da cinquanta per 3 €. Adesso sono contingentati nei negozi seri di pipe che li offrono con parsimonia ai loro clienti più affezionati. Quindi, amici del blog, riaprite quella fabbrica e diventate RICCHI!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2687821248366011468?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2687821248366011468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2687821248366011468&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2687821248366011468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2687821248366011468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/11/uno-scovolino-doro.html' title='Uno scovolino d&apos;oro'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TPO_0sSv6tI/AAAAAAAAAdY/wk6VTHSNvFA/s72-c/DSC00053.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2348000788756978946</id><published>2010-11-22T08:56:00.003+01:00</published><updated>2010-11-22T09:01:55.323+01:00</updated><title type='text'>Una foto di 40 anni fa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOoi-cyZd4I/AAAAAAAAAdQ/9L7lDKeHUvk/s1600/beatles_hero20101116.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 272px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOoi-cyZd4I/AAAAAAAAAdQ/9L7lDKeHUvk/s320/beatles_hero20101116.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5542280747707627394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa foto di Bruce McBroom mostra 4 ragazzi che stavano per litigare da lì a poco ma ancora non lo sapevano. Mostra 4 ragazzi ormai ricchi con mogli, separazioni, divorzi, case, vacanze, droghe, tutto fatto, tutto visto, e adesso? Mostra 4 ragazzi che al primo bilancio della loro vita, quello dei trent'anni, quando chiunque al massimo potrebbe vantare un lavoro e forse una moglie, loro, guardandosi indietro, hanno potuto dire: “ho fatto i Beatles...”. Mostra 4 ragazzi che dopo i vestitini sartoriali di quella Londra irripetibile da film, hanno finalmente trovato il loro proprio modo di vestirsi. Mostra 4 ragazzi che hanno messo insieme 185 canzoni per tutti i gusti e tutti i momenti della vita. Che ne è di quei 4 ragazzi in quella foto, oggi? Due sono morti, uno per malattia e l’altro ammazzato, uno continua a scrivere musica, non sa fare altro, e l’altro a godersi la vita, non sa fare altro, tanto è vero che alla domanda “è contento di sbarcare su iTunes?” ha risposto “sì, almeno così non mi chiederanno più quando sarà!”. Ecco spiegato come mai quella foto di oltre 40 anni fa, oggi ha rifatto il giro del mondo annunciando che quelle sensazioni provate all’epoca con addosso una maglietta Fruit of the Loom, senza casco, in due su una sella da 20 centimetri quadrati del “Ciao”, senza parabrezza, con la pioggia a bagnarci e le cuffie del walkman nelle orecchie una per te e una per me, sono adesso e finalmente (dopo 10 anni di cartacce legali) sul negozio di musica senza commessi (che non sanno nemmeno come si scrive “Bitolz”) più bello del mondo: iTunes. E noi cosa dobbiamo fare? Ricomprare tutto un’altra volta? Li abbiamo comprati su vari supporti, il vinile degli album, quello dei 45 giri, poi la plastica luminescente dei cd, (“che fai, non li compri? Non sai come si sentono: da urlo!”). E proprio da cd li abbiamo già trasferiti sul Mac. E se non lo avete ancora fatto, cosa aspettate? Stanno lì in libreria tutti belli pronti! Ecco perché questa bella notizia in realtà serve solo a farci diventare eroi agli occhi di chi ancora non li ha mai bazzicati abbastanza: alcuni ventenni attuali che potranno finalmente capire che la sigla di “Stranamore” in realtà era stata scritta dai Beatles per la prima trasmissione televisiva in diretta in Eurovisione nel 1967, e non per un programma di riconciliazioni sentimentali! Ecco quindi che per magia qualche “ragazzo” nel senso strettamente cronologico del termine, si avvicinerà avvertendo da lontano la stessa musica che lui ha nelle cuffie dell’iPod per scoprire che: primo, noi li abbiamo già tutti belli caricati da 10 anni; secondo, in realtà stiamo ascoltando l’originale in vinile sul nostro giradischi cercando di non piangere per non rovinare la copertina di “Abbey Road” e ci siamo anche stati per farci la foto sulle strisce; terzo, osserverà che le nostre canzoni più ascoltate sul nostro iPod sono proprio le più scaricate da pochi giorni in tutto il mondo: “Let it be”, “Yesterday” e “Hey Jude”. &lt;br /&gt;Davvero? Maddài!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2348000788756978946?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2348000788756978946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2348000788756978946&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2348000788756978946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2348000788756978946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/11/una-foto-di-40-anni-fa.html' title='Una foto di 40 anni fa'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOoi-cyZd4I/AAAAAAAAAdQ/9L7lDKeHUvk/s72-c/beatles_hero20101116.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5505688884567659146</id><published>2010-11-19T16:26:00.000+01:00</published><updated>2010-11-19T16:27:22.975+01:00</updated><title type='text'>Buon riposo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOaXQAExzpI/AAAAAAAAAdA/ibtqIDKdQVk/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 274px; height: 184px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOaXQAExzpI/AAAAAAAAAdA/ibtqIDKdQVk/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5541282692679716498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il riposino pomeridiano che tutti i medici ormai consigliano, “la pennica” come la si chiama a Roma, è, ovviamente un lusso. La regola sarebbe quella di fermarsi una ventina di minuti al massimo, dopo pranzo, tutti i giorni. Ma spesso a quell’ora si è in palestra a smaltire gli ossibuchi con i porcini di stagione della sera prima. Ma il sabato e la domenica no, sono salvi, e noi possiamo recuperare, anche sforando i 20 minuti richiesti, in quei lunghi pomeriggi liberi, magari fuori piove, con quell’atmosfera da sabato del villaggio che ancora oggi, dopo 180 anni da quell’agghiacciante pensiero di Leopardi, ci strugge. Per evitare spiacevoli incidenti ecco qualche piccola regola da osservare. Primo: la luce. Chiudere tutto, persiane, tapparelle, serramenti, tutto.  Altrimenti una volta che si cerca il sonno ci si deve mettere le mani davanti alla faccia per far finta che quel lucore rimasto non ci disturbi e che invece ci fa malissimo: quella fessura di luce che sembrava così piccola e ci aveva fatto pensare “tanto non la vedo”, non appena ci sdraiamo con il plaid, diventa una sciabolata abbagliante che nemmeno Guerre Stellari. Con le mani cerchiamo quindi di creare un sipario che protegga gli occhi, ma che ottiene solo di farci affogare in un mare di vapore acqueo prodotto dal nostro respiro facendoci ritrovare tutti bagnati. Seconda regola: andate in bagno PRIMA. Non succede niente allo sdraiamento, ma non appena avvertiamo quella sensazione di “botta”, di stordimento, di lento deliquio che precede la resa, ecco che uno spillo ci punge, e una vocina ti dice: “vai in bagno, sennò non ti rilassi...”. Un’altra, la nostra, risponde: “noo, ce la faccio... pochi secondi e passa”. E invece arriva un’altra puntura di spillo più forte, distraendoci dalla ricerca del sonno, e maledicendo chiunque, si scappa in bagno! Terza regola: plaid a una piazza regolamentare. DIFFIDATE DAI PILE, dalla copertina piccola di vostro figlio, dalla vestaglia che avete dimenticato sulla poltrona pensando “tanto non ho freddo...”. Infatti non appena cerchi te stesso nell’abbraccio di Morfeo, in realtà a casa entra una foca che applaude sarcasticamente alla nostra idea. La copertina, seguendo i nostri movimenti scomposti, lascia sempre una parte di noi fuori sicurezza e quindi il ghiaccio s’impadronisce del nostro corpo, dagli alluci alle gambe, fino al tronco, su fino alle braccia e alle mani, ormai ridotte a stalagmiti. Ci sveglieremo, nel caso avessimo dormito nonostante i tremori dovuti ai geloni, con un principio di raffreddore e una punta di mal di gola. Quarta regola: staccate cellulare e telefono di casa. Potrebbe chiamare solo un congiunto qualsiasi: nonna, zia, madre, cugino che non sentite da anni, il negozio Montblanc per dirvi che la penna è riparata eccetera... Salvador Dalì diceva che la punta massima del sonno la si ottiene dormendo con un cucchiaino d’argento in mano. Quando, al momento dell’abbiocco, il braccio farà cadere a terra il cucchiaino svegliandoci, il sonno finirà e noi, secondo lui, saremo belli riposati. Infatti Dalì è morto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5505688884567659146?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5505688884567659146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5505688884567659146&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5505688884567659146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5505688884567659146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/11/buon-riposo.html' title='Buon riposo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TOaXQAExzpI/AAAAAAAAAdA/ibtqIDKdQVk/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-9074429673601609574</id><published>2010-11-08T16:46:00.002+01:00</published><updated>2010-11-08T16:48:13.049+01:00</updated><title type='text'>Una roccia su una panchina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TNgbpjbDhqI/AAAAAAAAAc4/mEKIox7MCMg/s1600/Springsteen+e+ragazzi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TNgbpjbDhqI/AAAAAAAAAc4/mEKIox7MCMg/s320/Springsteen+e+ragazzi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537206142549329570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il rock è stato a Roma un pugno d’ore per presentare il dvd “The Promise”  e farsi intervistare dai nostri Ernesto Assante e Gino Castaldo: Bruce Springsteen. Un uomo di 61 anni che se li porta come li porta il rock: bene, benissimo. Io so perché quest’uomo che imbraccia una chitarra come una donna vorrebbe essere ghermita da un uomo, un uomo solo, riesce ancora a farci credere nella vita e nelle sue quattro cose che vale la pena vivere.&lt;br /&gt;A ottobre una storia e una foto hanno fatto il giro del mondo: una giovane coppia che passeggiava su una spiaggia del New Jersey vede un uomo, solo, che scruta il mare su una panchina. Il ragazzo lo riconosce: si tratta dell’unico uomo che sa contare fino a 4 in un modo che qualsiasi musicista, qualsiasi band, qualsiasi orchestra vorrebbe suonare con e per lui, anche gratis, per tutta la vita. Quell’uomo si chiama Bruce Springsteen ed è il rock, semplicemente. Il ragazzo si avvicina timidamente e lo saluta con un complimento. Bruce che fa? Gli dice “grazie, ciao” e basta? No! Quell’uomo, che ha una voce che esce dalla nostra memoria collettiva di speranze e aspettative, nota che quel ragazzo ha una chitarra a tracolla che gli pencola da una spalla. E quell’uomo gli chiede: “ragazzo, suonami qualcosa!”. Il ragazzo sta per morire ma risponde come un ragazzo che ha davanti il rock. E non si sa se balbettando o piangendo dalla commozione, riesce a formulare una risposta. Evidentemente qualcuno lassù lo amava in quel momento, tanto da fargli dire una cosa intelligente: “come posso io suonare la chitarra davanti a te che sei Springsteen?”. A quella domanda l’uomo che indossa i jeans come un uomo porta addosso la sua vita, rimane sospeso per un interminabile secondo in cui riflette che lui si sente SOLO un uomo e non una roccia, rock in inglese, delle nostre miserabili vite. Sente che quel ragazzo davanti a lui ha ragione, e quindi gli risponde: “Dammi la chitarra! Lei è la tua ragazza?” Il ragazzo risponde sì. L’uomo con la chitarra, il rock in persona, quindi comincia a suonare “Secret Garden” a quella coppia che ora è lì seduta accanto a lui, su una panchina sul lungomare del New Jersey, negli Stati Uniti d’America. Riescono a farsi una foto insieme. Adesso io dico tre cose. Primo: se quella ragazza non ha poi chiesto a quel ragazzo di sposarlo e che lei sarà sempre la sua donna, è matta. Secondo: a lui conviene, perché un’altra occasione come questa a lui non ricapiterà mai più con nessun’altra donna in tutta la sua vita. Terzo: adesso capiamo come mai un uomo come Bruce Springsteen è Bruce Springsteen. Perché ha dentro qualcosa che lo porta ancora oggi, a 61 anni, con niente più da dimostrare a nessuno sulla faccia di questo pianeta che continua a girare senza un motivo, in camicia a quadri, a guardare un tramonto a piedi nudi sulla spiaggia. Come diceva Conrad: “come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”. Bruce ancora guarda fuori dalla finestra...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-9074429673601609574?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/9074429673601609574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=9074429673601609574&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/9074429673601609574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/9074429673601609574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/11/una-roccia-su-una-panchina.html' title='Una roccia su una panchina'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TNgbpjbDhqI/AAAAAAAAAc4/mEKIox7MCMg/s72-c/Springsteen+e+ragazzi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-3158514334699763439</id><published>2010-10-20T16:56:00.000+02:00</published><updated>2010-10-20T16:57:15.305+02:00</updated><title type='text'>Per tigna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TL8DIqYID8I/AAAAAAAAAcw/nmEjiq2MusM/s1600/p1050813.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TL8DIqYID8I/AAAAAAAAAcw/nmEjiq2MusM/s400/p1050813.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530142314783576002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cos’è la tigna? È quel sentimento per il quale (secondo una barzelletta degli anni 50 che circolava negli ambienti delle linee aeree in quella Roma in bianco e nero che vedeva esplodere i colori delle sue insegne solamente a Via Bissolati) il portabandiera di Napoleone, ferito in battaglia e persi tutti gli arti per portarla avanti a tutti i costi, prima di esalare l’ultimo respiro, ai suoi commilitoni che gli chiedevano annichiliti per cosa avesse mai fatto quell’impresa straordinaria, rispose, appunto “per tigna!”. È una molla di prim’ordine questa che ci fa muovere in direzioni senza la quale sarebbe impossibile: non esiste droga, alcool, fumo o che ne so che riescano quanto la tigna. Ed è per questo che mi è ricapitato tra le mani il mio vecchio stereo degli anni 80. Parliamo di un amplificatore Luxman L1 da 35 soli Watt per canale (in classe un compagno ne aveva uno da 60!), e di un piatto Technics SL-B2. So già che qualcuno storcerà il naso per questo ensemble (l’altro kit dell’epoca preferiva il piatto Thorens e l’amplificatore Marantz) ma proseguite e capirete: la tigna mi ha fatto quindi collegare delle inutilizzate e magnifiche casse ESB (non esistono più) con dei cavetti placcati in ORO. Tutto questo in un pomeriggio di scomodità inenarrabili, provate oggi a collegare i cavi delle casse sul retro di un amplificatore: il vostro ortopedico non ve lo perdonerà con le ernie che saltano come otturazioni da poco e i legamenti incrociati che chiedono pietà. Durante il montaggio sentirete dei cigolii e dei lamenti, vi guarederete in giro senza trovare nessuno, ma è il vostro corpo che geme come una caravella tra le onde dell’Atlantico! Una volta fatto tutto, sceglierete un disco (nel mio caso “The dark side of the moon”) e appoggerete con grazie la puntina sul disco, non avete sfiorato con questa gentilezza nemmeno le labbra del vostro primo bacio, e vi scaraventerete sul divano! Ma il volume è troppo alto. Non c’è il telecomando: non esisteva! Allora vi rialzerete per aggiustarlo, vai sul divano: troppo basso. Arialzati un’altra volta, adesso è giusto. E finalmente sentirete la musica come da anni non la sentivate più. E tra le mani un oggetto assurdo e meraviglioso: la copertina! 32 cm. per 32 cm., cioè 32 cm quadrati. Calpestabili! Ed era pure un doppio, quindi un’area di 2048 centimetri sotto le vostre mani rapaci. Bene. Vi ho raccontato tutto questo perché oggi che arrivano gli ebook, vorrei che fosse chiaro che NIENTE può sostituire il tatto, e meno male! E quindi la carta, queste pelle meravigliosa, non morirà mai e tutti gli iPad del mondo potranno dare una mano alle vendite agonizzanti dei libri e dei giornali, ma il piacere di sbattere le dita su una tastiera per scrivere o per sfogliare una pagina di un libro, come quello di sfilare un optical di Pucci da una schiena lunga un chilometro, non potranno restituirlo mai. E noi non dovremmo privarcene se non per un’emergenza. E comunque io non lo farò mai. Per tigna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-3158514334699763439?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/3158514334699763439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=3158514334699763439&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3158514334699763439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3158514334699763439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/per-tigna.html' title='Per tigna'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TL8DIqYID8I/AAAAAAAAAcw/nmEjiq2MusM/s72-c/p1050813.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4531369548301193519</id><published>2010-10-18T16:29:00.003+02:00</published><updated>2010-10-18T16:30:40.049+02:00</updated><title type='text'>Un colpo da manuale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLxZ_q4QQFI/AAAAAAAAAco/a5XVmSVhTSo/s1600/Rebecca+Pidgeon"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLxZ_q4QQFI/AAAAAAAAAco/a5XVmSVhTSo/s320/Rebecca+Pidgeon" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5529393392880992338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vorrei proprio sapere chi di noi non ha mai sognato di prendere parte un giorno a una rapina in banca. Non preoccupatevi: sto ovviamente parlando esclusivamente di quelle eleganti e piene di fascino che abbiamo visto sempre e solo al cinema, perché poi chi ce l’avrebbe mai il coraggio di farne una davvero? Figurati se ci mettiamo un passamontagna: mi metto paura da solo allo specchio per vedere come mi sta. Ma al cinema ci sono esempi illustri da sempre. Dal “Rapina a mano armata” di Stanley Kubrick, in una smagliante bianco e nero con quella valigetta piena di dollari che si apre all’aeroporto proprio quando ormai sembrava fatta, fino a “Il colpo” scritto e diretto David Mamet, con Gene Hackman che in una battuta rivelava una verità straordinaria, una regola di vita che tutti dovremmo avere sempre presente: “senza un piano B non mi allaccio nemmeno le scarpe!”. Oppure partendo da “Point Break” di Kathryn Bigelow con quell’assalto da parte dei banditi mascherati da Presidenti degli Stati Uniti d’America, per arrivare al top, “Colpo Grosso” con Frank Sinatra che ha poi ispirato, con tutto lo charme del caso, George Clooney e tutta la sua banda di guasconi del 2000, Brad Pitt e Matt Damon. Insomma, chi di noi non vorrebbe far parte di quella banda per poi “giocare” all’innamoramento con trabocchetto nella liaison con Julia Roberts? Chi di noi non vorrebbe chiamarsi per una notte soltanto, una notte “ultimate”, quella del colpo ovviamente, “Ocean”? Perché la rapina da sempre ha un fascino tutto suo: sei grande e grosso come un banca ma io che sono piccolo e furbo (e mi vesto pure bene) ti frego con la mia finissima intelligenza e me ne vado ai Caraibi con una gattina che mi ama! &lt;br /&gt;È quindi evidente che almeno qualcuno di questi film è stato visto dai componenti della banda che a Milano nei giorni scorsi ha tentato un colpo alla Banca Intesa San Paolo di Via Binda, vestiti da donna con maschere di lattice, parrucche e occhialoni alla Jackie Kennedy. Ma come in film (uno diverso, un cartone animato) durante l’azione, a uno di loro squilla il cellulare. Chi sarà? “Buongiorno, sono un maresciallo qui fuori, che state a fa’?”. Fuori erano in 40 ad aspettarli. Ma i nostri non si sono persi d’animo, no: due hanno tentato di cambiarsi i costumi da donna con altri da uomo presi in prestito da una vecchia del palazzo, ma al portone una voce li ha bloccati: “seguiteci!”. Un altro è andato per tetti, niente da fare anche per lui! Uno aveva provato a tornare a casa prima di tutto. Fermato anch’esso  con la valigia in mano. Ma non avevano pali? Certo. Arrestati! Prima di loro. Insomma in questo film stavolta ha vinto la polizia, o meglio il Commissario Basettoni! Essì, perché purtroppo siamo in un fumetto, non c’è niente da fare: alla fine mettila come ti pare, ma siamo sempre in Italia e quindi il film che si saranno visti la sera prima, invece di tutti quei titoli, sarà stato “I soliti ignoti”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4531369548301193519?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4531369548301193519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4531369548301193519&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4531369548301193519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4531369548301193519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/un-colpo-da-manuale.html' title='Un colpo da manuale'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLxZ_q4QQFI/AAAAAAAAAco/a5XVmSVhTSo/s72-c/Rebecca+Pidgeon' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4224412819709419053</id><published>2010-10-11T09:47:00.002+02:00</published><updated>2010-10-11T09:49:32.204+02:00</updated><title type='text'>Power of Love!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLLBUY_tIPI/AAAAAAAAAcg/cQEHTKuLi04/s1600/37450_411224780828_568130828_5011993_6340402_n.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 377px; height: 227px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLLBUY_tIPI/AAAAAAAAAcg/cQEHTKuLi04/s400/37450_411224780828_568130828_5011993_6340402_n.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5526692248788214002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa foto l’avete già vista 25 anni fa! Dove eravate? Ve lo ricordo io: al cinema, con una ragazza che vi piaceva cui non riuscivate a prenderle la mano e con la scusa del popcorn ogni tanto vi accontentavate di sfiorarla. Il film era un capolavoro annunciato, “Ritorno al futuro” con Michael J. Fox, un attore con una carriera poi ballerina, diretto da Robert Zemeckis, un regista con una carriera poi fantastica e la colonna sonora era di “Huey Lewis and The News”, un gruppo carino, con una carriera poi disbanded. Vedemmo questa data per la prima volta nel 1985: sembrava tanto lontano, quel 6 luglio del 2010 raffigurato nel contachilometri di quella macchina del tempo, vero? E invece questo luglio appartiene già al passato! All'epoca pensavamo che nel 2010 finalmente saremmo diventati grandi, e invece eccoci qui ancora a giocare con questo blog. Chi ce lo avrebbe detto? Nessuno, perché noi del futuro non abbiamo un'idea precisa e soprattutto sbagliamo le previsioni, nel senso che siamo sempre in ritardo o certe volte spaventosamente in anticipo. Pensate solo al cinema: nel 1969 Stanley Kubrick ci presenta "2001: Odissea nello Spazio", con la trama di un computer che si ribella uccidendo l’equipaggio, ma quando mai? Per non parlare di “2010-l’anno del contatto”, a me non risulta! A questo punto era molto più onesto “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg, che nel 1980 raccontava in un “istant-movie” di come stavano incontrandosi umani ed extraterrestri in America, sotto la Torre del Diavolo (e a me sarebbe tanto piaciuto!). Andiamo avanti: un altro titolo del 1981, "appena" 29 anni fa, ipotizzava che nel 1997, tutta la città di Manhattan sarebbe diventata un grande carcere criminale, era per l’appunto "1997: Fuga da New York". È andata così? No! Allora avevano ragione i ragazzi di "Un mercoledi da leoni" quando già nel 1974 dicevano: "il futuro è già passato e non ce ne siamo neanche accorti...". Eh sì, perché la vera caratteristica del futuro è che comunque arriva. Grazie al futuro un brutto ricordo può scomparire improvvisamente, semplicemente per merito del tempo galantuomo. Ma d’estate, quando fa caldo, non vediamo l’ora che torni l’autunno, e non appena arriva non facciamo in tempo a goderci un salamino, due castagne e un bicchiere di rosso che già non ne possiamo più della pioggia. E ricominciamo a invocare la primavera, per colpa del tempo cafone! Quindi, tornando a quelle previsioni sbagliate del luglio di 25 anni fa, vorrei tanto sapere che fine ha fatto quella ragazza che era al cinema con voi. I casi sono due: o quella mano non siete riusciti a prendergliela e quando siete usciti non l’avete più vista e le vostre strade si sono separate per sempre, oppure quando l’avete presa per un piccolissimo e tremante istante, lei vi ha guardato in un modo tale da far passare il futuro in un lampo e adesso è accanto a voi mentre leggete questo pezzo: è la donna della vostra vita, ma allora ancora non lo sapevate. “Power of Love!”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4224412819709419053?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4224412819709419053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4224412819709419053&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4224412819709419053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4224412819709419053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/power-of-love.html' title='Power of Love!'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TLLBUY_tIPI/AAAAAAAAAcg/cQEHTKuLi04/s72-c/37450_411224780828_568130828_5011993_6340402_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7369125098283747636</id><published>2010-10-08T11:00:00.001+02:00</published><updated>2010-10-08T11:02:31.093+02:00</updated><title type='text'>Never tattoo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TK7eHTiVfLI/AAAAAAAAAcY/yrO9v9kTYV8/s1600/mom-tattoo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 177px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TK7eHTiVfLI/AAAAAAAAAcY/yrO9v9kTYV8/s200/mom-tattoo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525598009914916018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quest’ultima Miss Italia, che aveva due carte da parati tatuate addosso mi ha ricordato che il tatuaggio ha la stessa caratteristica di un diamante: è per sempre. Meno bello, meno costoso, ma per sempre. Ma come tutte le cose eterne ha il difetto di non avere a disposizione il comando “annulla digitazione”, come su Word. In questo caso, si volesse mai tornare indietro, tocca fare visita al dermatologo. Li avete mai sentiti i loro racconti? &lt;br /&gt;- Tu non sai come vengono qua a studio... (a Roma non si dice mai “in studio” ma “a studio”)&lt;br /&gt;- ... disperate! In  lacrime mi chiedono di cancellare il tatuaggio che si sono fatte di ritorno da Sharm: “levame sto’ pesce Ghana dalla spalla che non ne posso più!” &lt;br /&gt;Cosa porti una ragazza, che un giorno diventerà nonna pure lei, a tatuarsi sulla spalla sinistra un pesce africano, simbolo della fertilità marina, è un mistero che non mi affascina, mi repelle. Non fosse altro che per l’impossibilità di poter dire “nacqui, vissi, e mi contraddissi” se non all’uscita “da studio”: quando una bella crosta gigante, più grossa del tatuaggio, ricorderà per mesi i colpi di LASER per cancellarla, per non parlare dell’anno che deve trascorrere senza prenderci il sole sopra con tutti che ti chiederanno:&lt;br /&gt;- Ma che hai fatto? &lt;br /&gt;- Niente, avevo una scena di caccia alla volpe tatuata e l’ho tolta perché m’aveva stufato!&lt;br /&gt;Lo sapevate che a Disneyland non ti assumono se hai tatuaggi a bordo? &lt;br /&gt;“Perché ricordano troppo i galeotti!” sono riusciti a rispondermi all’ufficio del personale di EuroDisney a Parigi. Esagerati? Però oggi come oggi ti precludi la possibilità di essere assunto a fare Cenerentola o lo Sceriffo di Nottingham per via di uno stupido segno zodiacale tatuato sul polso sotto l’orologio. È vero infatti che una volta il tatuaggio era esclusivo appannaggio di chi, salpato alla ricerca dell’America, in caso di bonaccia chiedeva al marinaio amico “Ahò, scrivimi un po’ MAMMA sul braccio, così non mi scordo che ce ne ho una!”. Oppure s’era fatto una “vacanza” di qualche annetto alla Cayenne e “per ricordo” (ma quando te lo scordi?) s’era scritto il numero della cella. Magari per giocarselo al Superenalotto all’uscita. Non voglio nemmeno parlare di chi, non fidandosi dei propri sentimenti, si affida al tatuaggio come prova d’amore eterno e si stampa &lt;br /&gt;la lettera iniziale del nome dell’amato. Fino a quando è una I, passi: dopo Ignazio, ti puoi sempre mettere con uno che si chiama Elio, modificando la I con una E facilmente. Ma quando ti metti con Bruno poi dopo come fai se ti metti con Franco? Forse un metodo per far capire quanto è inutile scrivere sul corpo qualcosa (fatta eccezione per quelli tipo “I LOVE YOU” con la bic a scuola) potrebbe essere quello di tatuarsi un codice a barre sul collo che una volta letto dalla pistola della cassa automatica dell’Ikea potrebbe far capire quanto vale un tatuaggio: niente! E poi, sentite, la vogliamo dire tutta? Farsi un tatuaggio, con tutti quegli arnesi e quel dolore, equivale a un intervento chirurgico. Non vi fa paura?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7369125098283747636?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7369125098283747636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7369125098283747636&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7369125098283747636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7369125098283747636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/never-tattoo.html' title='Never tattoo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TK7eHTiVfLI/AAAAAAAAAcY/yrO9v9kTYV8/s72-c/mom-tattoo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1876407459255460301</id><published>2010-10-06T09:56:00.004+02:00</published><updated>2010-10-06T10:02:28.719+02:00</updated><title type='text'>Punti metallici</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKwr90Eu8NI/AAAAAAAAAcI/oNv9JN0F2Co/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 225px; height: 225px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKwr90Eu8NI/AAAAAAAAAcI/oNv9JN0F2Co/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524839183827267794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Amici di questo blog, una notizia per tutti voi. Vi informo che in QUESTO PRECISO MOMENTO ho finito i punti della cucitrice che avevo sin dai tempi dei primi acquisti in cartoleria per l’asilo! Sono passati 40 anni e quei punti mi facevano compagnia, meglio, mi seguivano, diciamola tutta: mi perseguitavano. Perché erano nel cassetto della cancelleria da 40 anni! Che vuol dire tutto questo? Stiamo parlando di tre scatolette, ormai quasi poltiglia, che contenevano 1000 punti l’una. Più svariati avanzi del cassetto della scrivania di mio padre, saranno stati in tutto quasi 4000 punti. In 40 anni non di ufficio, ma di solo “home-office”, e cioè utilizzati per ricevute di conti correnti postali (multe soprattutto) spillate ai relative verbali, ricevute di condominio, chiusure isteriche di buste formato A4 e A5, per incartare i documenti da portare al commercialista, insomma piccole attività. E quelli stavano sempre lì dentro a ridere del tempo che passavano in vita, la loro, mentre scorreva la mia! &lt;br /&gt;Ecco quindi che oggi, finalmente, mi accingerò a comprare un’altra confezione, un nuovo pacchetto di 1000 punti marca Zenith, una scatoletta blu, ART. 130/E, prodotta a Voghera, dove è nato &lt;a href="http://paginerossi.blogspot.com/2009/11/valentino-last-emperor.html"&gt;Valentino, The Last Emperor&lt;/a&gt;. Ma il mio pensiero al momento dell’acquisto andrà a Vittorio Gassman, che nella commedia “Camper”, accanto al figlio Alessandro, orripilava al pensiero che un pelouche gigante a forma di panda gli sarebbe sopravvissuto. Non aveva torto: quanti anni passeranno adesso, prima di finirli un’altra volta? Altri 40? Spero proprio di no, non vorrei ricordarmi utilizzando l’ultimo, chissà quando, che oggi tanti anni prima ne stavo scrivendo come una notizia! Ecco perché forse nemmeno li compro, preferisco chiederne qualche decina a voi amici che li ruberete in ufficio... Per non avere un'altra pietra miliare nel cassetto.&lt;br /&gt;Aspetto i vostri regali, vi prego: non siate generosi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1876407459255460301?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1876407459255460301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1876407459255460301&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1876407459255460301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1876407459255460301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/punti-metallici.html' title='Punti metallici'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKwr90Eu8NI/AAAAAAAAAcI/oNv9JN0F2Co/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1349432025952617920</id><published>2010-10-04T08:56:00.001+02:00</published><updated>2010-10-04T08:57:43.677+02:00</updated><title type='text'>Charlie Brown 60</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKl62vRYT2I/AAAAAAAAAcA/Ghw52RgvYZY/s1600/images.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 110px; height: 94px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKl62vRYT2I/AAAAAAAAAcA/Ghw52RgvYZY/s400/images.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5524081498767511394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quelle quattro facce che riesco a mettermi addosso per dare un’espressione qualsiasi ai miei sentimenti le devo ancora oggi a un fumetto che in questi giorni compie 60 anni: Charlie Brown. Chissà se Schulz, (morto già da dieci anni!) sapeva di mettere insieme una galleria di maschere che nel tempo ho affibbiato alle persone che incontravo nella mia vita, senza capire che in realtà le facevo indossare solo a me. Quando uscirono le strisce, non capivo come mai qualche ragazzo più grande mi dicesse “Ahò, ma chi sei? Charlie Brown?”, quando provavo a far alzare in cielo gli aquiloni della “Quercetti” (ve li ricordate? Si compravano dal giornalaio). Non sapevo che si riferisse a quel “soggetto” cui, più tardi, non volevo assomigliare nei suoi patetici tentativi di approccio alla “ragazzina dai capelli rossi” ma che invece era esattamente la mia fotocopia in bianco e nero nei rovinosi tentativi di avvicinamento alle ragazze a scuola. Quando invece ho cominciato a leggere le strisce sul giornale preferivo immedesimarmi in quello Snoopy seduto sul tetto della sua cuccia con la macchina da scrivere e quel suo stupendo incipit “Era una notte buia e tempestosa”, anche se poi quel manoscritto veniva puntualmente rifiutato dalle case editrici con un disprezzo che all’epoca amavo e che oggi invece m’impaurisce. E Lucy? Voglio conoscere una persona al mondo che l’abbia amata. Tutti noi la odiavamo per come trattava chiunque, ed eravamo vendicati dal solo Schroeder (cui mi sentivo comunque molto vicino) che grazie all’amore per la musica classica aveva tutto quello che gli serviva per poter risolvere con un’alzata di spalle tutte le provocazioni di quella maleducata! Di quella Lucy che in fin dei conti ci ritroviamo oggi ad essere quando un’amica ferita nei sentimenti ci chiede una strategia per uscire dall’impasse o una consolazione per uscire dal baratro nel quale è sprofondata dopo una delusione d’amore: un “aiuto psichiatrico” per il quale veniva richiesto un obolo di soli 5 cents e oggi non bastano 5 ore di una cena lunghissima. La verità è che Schulz ha trovato le parole per dire tutto, a tutti, a tutte le età. Ai compleanni quanti biglietti d’auguri già belli pronti abbiamo trovato in cartoleria? E chi ha mai ha avuto il coraggio di buttarli ritrovandoli in un cassetto anni dopo con le firme di tutti i compagni di classe nei regali cumulativi? Io me lo ricordo quel regalo, un poster di Snoopy che, nei panni del Barone Rosso, chiedeva in un finto tedesco “TOFE IST DER PIRRERIA?”. Me lo regalò una ragazza cui avevo presentato un mio amico che sarebbe poi diventato suo marito. Lei trovò il modo di ringraziarmi di quell’incontro che avevo organizzato, in una birreria appunto, con le parole di Snoopy e semplicemente firmandolo mi fece capire che da quel momento sarebbe stata sempre meno presente nella mia vita come amica e sempre più presente in quella del mio amico come fidanzata. E solo adesso mi accorgo che la sensazione che provai nel ricevere quel dono allora, è la stessa che provo ancora oggi a ripensarci. Mi sento sempre come lui: Charlie Brown.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1349432025952617920?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1349432025952617920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1349432025952617920&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1349432025952617920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1349432025952617920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/10/charlie-brown-60.html' title='Charlie Brown 60'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKl62vRYT2I/AAAAAAAAAcA/Ghw52RgvYZY/s72-c/images.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-2899083053231467384</id><published>2010-09-28T09:56:00.002+02:00</published><updated>2010-09-28T09:59:42.557+02:00</updated><title type='text'>Istruzioni per non spararsi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKGf6fxra2I/AAAAAAAAAb4/rPaJuhLhjHU/s1600/5-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 236px; height: 306px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKGf6fxra2I/AAAAAAAAAb4/rPaJuhLhjHU/s320/5-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521870445444033378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Finalmente è arrivata la più bella stagione dell’anno: l’autunno! Peccato che il cambio di stagione, spesso porti al tentato suicidio, non fosse altro per evitare il cambio dei vestiti in previsione di un freddo che non arriverà prima di novembre ormai. Ecco quindi un manuale d’istruzioni per non spararsi. Cominciate a pulire tutte le vostre scarpe, non svogliatamente, ma come se doveste chiedere per farlo 20 euro a paio, quindi con la spazzola per togliere la polvere, poi con quella più piccola per applicare il lucido, quella per la prima lucidata e quella più soffice per la seconda, senza dimenticare il panno tecnico senza pelucchi per immacolarla definitivamente. E una è fatta. Adesso di corsa verso quelle camicie Brooks Brothers pinpoint slim fit, cui avete impedito alle macchie di essere tolte da mani non di assoluta fiducia. La camicia va presa come una Pietà di Michelangelo sfregiata da Laszlo Toth e portata con amore sul tavolo operatorio di marmo della cucina, staccate il telefono, il cellulare, il fax e il citofono. Prendete una lente d’ingrandimento, e con i guanti tamponate affettuosamente la macchia con tutti i prodotti possibili e immaginabili, costosi possibilmente: la macchia comincerà lentamente a svanire, ma alla fine noterete come non ci sarete riusciti affatto. Chiamate pure piangendo vostra madre: ci penserà lei, e già che ci siete chiedetele un appuntamento per consegnarvi le sue agendine di quando voi eravate piccoli per controllare date e rimedi utilizzati all’epoca contro le malattie esantematiche (morbillo, varicella, scarlattina, quarta malattia) che avevate contratto, prendete un moleskine nuovo e riscrivete tutto sopra. Vi servirà a rispondere trionfali “io già ce l’ho avuta!”, alle vostre amiche disperate perché a questo giro il talco mentolato tocca ai loro figli... &lt;br /&gt;Visto che avete quegli scrigni in mano, le agendine, non restituiteli, e approfittatene per dare un ordine cronologico alle foto delle vacanze della vostra adolescenza, scrivendo definitivamente la data sul retro, e individuare dov’era quella staccionata vicino alla seggiovia: in un secondo momento le scannerizzerete e importandole con iPhoto su un Mac potrete mettere le bandierine dei “luoghi” e vedere i viaggi della vostra vita sulla mappa della vostra esistenza. Per capire se fosse il caso di tornarci.&lt;br /&gt;Prendete tutti i libri che vi siete portati dietro dagli anni della vostra camera e divideteli per casa editrice, scoprirete di nuovo le vostre scelte di allora e non vi troverete tanto male: sbucherà qualche Hemingway e un Fitzgerald, vi sentirete orgogliosi di voi, del ragazzo che eravate e dell’uomo che forse ha smesso di leggere come allora: ricominciate adesso! Ma vi accorgerete che vi servono gli occhiali, vi deprimerete e penserete che forse è davvero arrivato il momento di farla finita! Ma ormai è diventato buio e alla fine di tutto questo riordinamento non lo farete: siete troppo stanchi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-2899083053231467384?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/2899083053231467384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=2899083053231467384&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2899083053231467384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/2899083053231467384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/09/istruzioni-per-non-spararsi.html' title='Istruzioni per non spararsi'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TKGf6fxra2I/AAAAAAAAAb4/rPaJuhLhjHU/s72-c/5-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4989098172235470187</id><published>2010-09-21T15:28:00.002+02:00</published><updated>2010-09-21T15:30:57.142+02:00</updated><title type='text'>September</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/nfLEc09tTjI?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/nfLEc09tTjI?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Ve lo dico subito che, anche se non sembra, siamo già a settembre, non facciamo finta di niente. Ve lo dico subito quello che vi aspetta da oggi, a parte la lavatrice che sta andando, per far finta che questo agosto non sia successo niente. Le vacanze? Da dimenticare subito, non è vita, è un’alterazione di quella che facciamo tutti i giorni per il resto dell’anno. Agosto in Italia è un mese che non conta niente, al massimo si muore, vedi i politici, che non appena mollano un attimo, l’adrenalina che li teneva in vita va in vacanza pure lei, e infatti muoiono, spesso giocando a scopone, sotto l’ombra di un fico o di un sicomoro “Ma come? Stava tanto bene!”. Quindi, archiviata la lavatrice del bianco e dei colorati, (che solo d’estate sono di più, come se non avessimo il coraggio di metterci una Lacoste in autunno, magari a maniche lunghe). Ve lo dico subito che le giornate vi sembreranno più corte, ma solamente la sera del rientro a casa quando aprirete le finestre del balcone (“aho, se so’ accorciate le giornate, ve’?). Ovviamente i gerani sono tutti secchi. Nella buca delle lettere, oltre a tutte le multe nella busta verde, troverete i depliant dei corsi d’inglese che vi faranno venire il rimorso di non averlo imparato definitivamente quando avevate il cervello libero da tutti i problemi di oggi, quando invece allora l’unico problema era quello di Monica che gli piaceva Marco e non voi. Quel cervello invece di pensare a quell’affaire (poi comunque finito male: Monica non  la riconoscereste al supermercato e Marco è finito a fare l’animatore alla Valtur), era in realtà pronto ad accogliere tutte le frasi idiomatiche che adesso vi servirebbero come il pane. Comunque poco male: vi consolerete accompagnando i vostri figli al corso pomeridiano, o in piscina, o a basket, o a calcio, o a pianoforte, o a chitarra, o a violino, e lì magari incrocerete lo sguardo di una mamma che non avevate mai notato prima, e dovrete ricacciare indietro la frase perfetta per agganciarla, perché a casa vostra c’è la vostra, di moglie, che l’ha già sentita la frase già fatta da un altro che ha provato ad agganciarla, ma lei se ne è fregata perché non le va più di stare a sentire un altro uomo oltre voi. Lei ha già scelto e quindi zitti con quella nuova. Ve lo dico subito quindi che alla televisione sarete inondati da mille stupide collezioni da fare in  edicola come i sassi del Guatemala, o le antiche miniature dei modelli Fiat epoca Romiti. &lt;br /&gt;E a ottobre, ve lo dico subito: preparatevi con le cene dei compleanni degli amici vostri, tutte le agende scoppiano, sono tutti della bilancia, e che è? Toccherà fargli l’ennesimo libro o dvd, o non avendo tempo andrete all’enoteca mentre sta per chiudere implorando una boccia di champagne da fuori e ripiegando su una di prosecco una volta dentro. E poi a novembre ve lo dico subito, non farete in tempo a rimetterevi in forma con la palestra che cominceranno i nuovi weekend, con le prime nuove mangiate. E poi Natale, ve lo dico subito, tra appena 4 mesi è Natale, quell’albero sul palchettone lo dovete tirare giù e rifarlo un’altra volta, sempre all’Immacolata, e il 7 dicembre a Milano non si lavora, è Sant’Ambrogio! Insomma, abbiamo già fatto tutto, già visto, già sentito tutto. Ma è così, è settembre: l’uva è fatta e il fico pende!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: "Do you remember the 21st of September..."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4989098172235470187?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4989098172235470187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4989098172235470187&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4989098172235470187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4989098172235470187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/09/september.html' title='September'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7648123650330837774</id><published>2010-09-07T11:35:00.002+02:00</published><updated>2010-09-07T11:41:13.113+02:00</updated><title type='text'>Se Stevie Wonder ha 60 anni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TIYITa99tPI/AAAAAAAAAbw/FWmriZSFS4c/s1600/1191-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TIYITa99tPI/AAAAAAAAAbw/FWmriZSFS4c/s320/1191-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514103923511506162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se Stevie Wonder oggi ha 60 anni, noi quanti ne abbiamo? Mi chiedo questo durante il concerto che ha tenuto a Luglio in “fair Verona”. Vederlo lì con i capelli raccolti in trecce come nella copertina di “Hotter than July” mi ha fatto una certa impressione. Stava bene, dàì, la voce pazzesca, grande performance, tutto ok, fantastico! Però... mi è venuto un pensiero nel momento in cui ha presentato una ragazza del coro invitandola a cantare con lui una canzone. Sembrava una ragazza qualunque, fino a quando Stevie non ha detto: “lei è mia figlia Aisha...”. Ho capito quindi che stava parlando di “life is Aisha”, un verso di “Isn’t she lovely”, e ho pensato che io conosco i vagiti di quella ragazza a memoria, da quando il padre decise di inciderli proprio nell’introduzione di quella canzone, facendoci rosicare tutti per non essere noi destinatari di un pezzo così bello. E quindi eccola lì Aisha, ormai bella trentaquattrenne, ma pur sempre una figlia che canta attaccata alla schiena del padre, seduta sul sellino dello Yamaha a coda, oggi come allora direi, nel senso che “allora” era il 1976. Cioè lei a zero, e noi a 15 anni, quando le feste erano di pomeriggio e si ballava con la luce abbassata grazie alle persiane chiuse per non vergognarsi dei lenti con la ragazza prescelta per essere la vittima delle nostre braccia rapaci avvinghiate ai suoi fianchi. E quindi oggi, mentre padre e figlia cantano insieme, è impossibile non rivivere le sensazioni che provavamo all’epoca, come nei flash di un sogno che finisce bene. Ma quando il sogno finisce ti accorgi che nel frattempo sono passati trent’anni.&lt;br /&gt;È la magia dell’immedesimazione. Pensate a questo: sapete quanti anni aveva Jane Fonda in “Sindrome Cinese”? Era un film del 1980, quindi ne  aveva 42, e io, che all’epoca ne avevo 18, mi dicevo “mamma mia, ORMAI è proprio vecchia!”: oggi vorrei che QUELLA Jane Fonda fosse la madre dei miei figli! Jack Nicholson nel 1975, all’epoca di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” aveva 38 anni e io pensavo “anch’io da grande voglio essere un ribelle come lui”. Oggi Nicholson, da vecchio, seduce ancora in “Tutto può succedere” e ci permette ancora di sognare che una donna bella come Diane Keaton possa cadere tra le nostre braccia quando saremo vecchi noi! Insomma gli artisti hanno questa grande capacità, che ignorano probabilmente: sono, loro malgrado, la nostra memoria storica, scattano la fotografia del momento vissuto, prestandoci la loro faccia, nella quale noi ci ritroviamo anche con piacere, solo che poi la vita è la nostra, non la loro! Succede per gli attori e succede soprattutto per i cantanti con le loro canzoni. Alla fine del concerto Stevie è uscito dal palco con Aisha che lo accompagnava, ma io ho visto solamente un uomo che andava a mangiare con la figlia e mi è venuta un’idea: stasera mi metto sul giradischi “Isn’t she lovely” e me la ballo, perché io oggi ho 15 anni! Grazie Stevie!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7648123650330837774?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7648123650330837774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7648123650330837774&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7648123650330837774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7648123650330837774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/09/se-stevie-wonder-ha-60-anni.html' title='Se Stevie Wonder ha 60 anni'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TIYITa99tPI/AAAAAAAAAbw/FWmriZSFS4c/s72-c/1191-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4286353995612286526</id><published>2010-07-12T10:40:00.004+02:00</published><updated>2010-07-12T10:44:17.478+02:00</updated><title type='text'>Imprinting di uno swing</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDrV097UgiI/AAAAAAAAAbU/gQscgDlGTUA/s1600/2lc1rvt.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDrV097UgiI/AAAAAAAAAbU/gQscgDlGTUA/s200/2lc1rvt.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492937801485025826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È ovvio che per me Lelio Luttazzi sia stato essenzialmente un urlo dalla radiolina Sony con la foderina in finta pelletta traforata sull’altoparlante, &lt;br /&gt;che ascoltavo rapito tornando velocemente da scuola per sentirlo mentre Nonna buttava la pasta. Solo più in là capii che quell’urlo apparteneva in realtà a un uomo che si vestiva in smoking mentre presentava in tv “Studio Uno”, insieme a Mina in tubino nero. Solo più in là capii che quell’uomo aveva scritto la canzone “Souvenir d’Italie” del film omonimo, che io guardavo solo perché c’era Alberto Sordi. Solo più in là capii che quell’uomo si metteva la gardenia sul revers dello smoking per omaggiare tale Cole Porter che nel frattempo avevo imparato ad apprezzare come autore preferito da Frank Sinatra e non solo. Insomma con Lelio Luttazzi e la sua carriera tutti i tasselli di quelli che sarebbero diventati i miei gusti sono andati al loro giusto posto, quello delle belle cose che rimangono fuori da tutte le stagioni: i classici. Quindi un uomo che ha fatto “imprinting” senza saperlo nelle menti di un “giovanotto matto”. E oggi che purtroppo Lelio non c’è più, che fine ha fatto quell’imprinting? Ha lasciato un’impronta, per l’appunto, che brilla ogni volta che metto il cd “Per Amore” che il suo agente amico batterista di sempre Roberto Podio gli ha prodotto. Tutte le canzoni scritte da Luttazzi sono state reinterpretate da Morandi, Mina, Fiorello, Arbore, De Sica, Dalla e Greg. L’ascolto non è più da “giovanotto matto”, ma da adulto (forse) cresciuto. Si capisce quindi che il tempo sta passando e una nuova coscienza affiora, quella critica, che riconosce la bontà assoluta di quei pezzi di classe facendoli riconoscere all’istante: un sorriso si stampa, un pensiero vola a quello che poteva essere, a quello che ancora potrà... insomma, ci si sente meglio! È merito di quell’imprinting che oggi pulsa là dove si celano le sensazioni più vere, la nostra vera e forse ancora nascosta personalità. Quando poi sono riuscito a conoscerlo alla radio da Fiorello, con Rosario che mi diceva “non urlargli nell’orecchio, al Maestro!” ho scoperto anche un uomo schivo che NON voleva firmarmi quel cd e che soltanto dopo mille richieste mi ha detto “va bene, ma senza il cognome...” e così Lelio mi ha dato, senza volerlo,  un’altra lezione, quella di non “tirarsela” tanto, perché alla fine di che stiamo a parlare quando parliamo della vita? Un autografo è solo un pretesto di un ammiratore per stare vicino al suo artista, stavamo già chiacchierando, c’eravamo fatti una foto, basta! La caratteristica dell’imprinting è che si raccoglie tempo dopo dall’averlo ricevuto, ed è nel momento in cui si mette in atto ciò che è stato depositato, come un uovo anni prima, che si raccoglie un beneficio. Lelio Luttazzi, un uomo che ha fatto dei suoi personali ricordi uno stile di vita forse non avrebbe immaginato che un giorno sarebbero diventati una scuola di vita per altri che ci si sarebbero riconosciuti. Insomma, “Hit Parade”, quell’urlo che alla radio annunciava la “parata di successi” dei dischi in classifica, in realtà annunciava il successo della sua vita. Presso la nostra: quindi grazie Lelio. Swing!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4286353995612286526?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4286353995612286526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4286353995612286526&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4286353995612286526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4286353995612286526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/07/imprinting-di-uno-swing.html' title='Imprinting di uno swing'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDrV097UgiI/AAAAAAAAAbU/gQscgDlGTUA/s72-c/2lc1rvt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4482580652680160656</id><published>2010-07-05T00:12:00.002+02:00</published><updated>2010-07-05T00:15:13.850+02:00</updated><title type='text'>Spie come noi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDEH5uI6y7I/AAAAAAAAAbE/hQYVGWkWiIQ/s1600/aquascutum.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 296px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDEH5uI6y7I/AAAAAAAAAbE/hQYVGWkWiIQ/s400/aquascutum.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490178108960721842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma davvero negli Stati Uniti hanno arrestato 11 agenti segreti russi, 11 spie, che chissà cosa stavano trafugando? Ma non è fantastico? Questo vuol dire che ricomincia la Guerra Fredda, e meno male: io mi sento più tranquillo, con i servizi segreti tornati in auge le guerre non scoppiano,&lt;br /&gt;del resto non lo pensavamo da piccoli che per evitare le guerre tutti i capi di stato si sarebbero dovuti incontrare e giocarsela a Monopoli? Meglio quindi che mentre si prende appuntamento per il torneo, nel frattempo passi tutto a gente come 007 e al suo mondo fantastico, spesso un drink preso nel posto giusto al momento giusto, riesce a evitare le guerre calde, quelle vere. &lt;br /&gt;Senza dimenticare che già soltanto l’atmosfera della Guerra Fredda è bellissima: siamo in un film, sempre in autunno, come mai? Per forza: è guerra fredda! E col freddo si è sempre più eleganti con i vestiti, per adeguarsi al circondario che prevede abeti verde smeraldo, pioggia lievissima che si adagia impalpabile su impermeabili Aquascutum of London (by appointment), i pantaloni in covercoat la respingono di loro, dai quali sbuca una pipa fumante Early Morning di Dunhill. Una pipa? Sembra una pipa, in realtà al suo interno si cela una microradio ricetrasmittente creata dalla Sony apposta per il nostro agente segreto. Ma ecco che da un cappottone pesante, un Burton tailored, spunta un foglietto A6 in carta ExtraStrong piegato in due sul quale, vergate sopra con inchiostro simpatico, ci sono scritte poche incomprensibili ma potentissime parole. Conoscerle vuol dire avere in mano TUTTO! Nemmeno Silvan riuscirebbe a passare così lestamente questo foglietto a quella donna che spunta improvvisamente dal nulla. Le donne, plurale femminile, proprio come “spie”! Creature di cui ci s’innamora all’istante solo per il taglio di capelli, se non sono ricoperte d’oro (in tutti i sensi), sono elegantissime e sensualissime nelle loro toilette di Capucci, e si concedono solo a chi sa prenderle per il verso giusto, facendogli trovare in camera una vasca da bagno ricolma di ghiaccio con due flutes di cristallo dentro. Accanto, completamente immersa, spunta il tappo dorato di una boccia di Dom Perignon del ’59, che aspetta di essere stappata da una mano maschia in primo piano. Il bello della guerra fredda è che prevede straordinarie manciate di noccioline, quelle grosse, tostate e salate, accompagnate da indimenticabili vodka-martini, mescolati non agitati, nelle hall degli alberghi dove si può parlare tra la gente per neutralizzare le eventuali cimici: insomma ci si ritrova in quella dolce vita in bianco e nero dove il lavoro vero, il lavoro sporco, sarebbe quello di redigere un rapporto con un bellissimo iPad cucito dentro la giacca: un colpo sull’invio e la mail criptata viaggia in tutto il mondo. Ma pare che non sia andata proprio così:&lt;br /&gt;alla fine, dopo averli lasciati fare, l’FBI, il Federal Bureau of Investigation (che nome pazzesco!) li ha tanati. E chi erano queste spie? Undici piccoli russi che giocavano a fare gli americani in città che, un po’ maldestramente, si sono fatti beccare con il sorcio in bocca mentre in mutande provavano a  spedire una mail fracica (perché poi, gratta gratta sotto al russo spunta sempre il cosacco). Non ci sono MacBook Air in questa storia, non ci sono motoscafi Riva “presi in prestito” per una commissione, ma quale James Bond, quale Money Penny, no ghiaccio, no Martini, no party... Ma comunque che importa? Va bene lo stesso: il gioco ricomincia. Evviva la Guerra Fredda: è più chic!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4482580652680160656?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4482580652680160656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4482580652680160656&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4482580652680160656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4482580652680160656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/07/spie-come-noi.html' title='Spie come noi'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TDEH5uI6y7I/AAAAAAAAAbE/hQYVGWkWiIQ/s72-c/aquascutum.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-3364163459619650413</id><published>2010-06-30T13:39:00.002+02:00</published><updated>2010-06-30T13:41:53.272+02:00</updated><title type='text'>Un anno senza Jacko</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TCstZZGyE1I/AAAAAAAAAa0/yyXQ1o36k8I/s1600/neverlandDM1003_800x535-799012.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TCstZZGyE1I/AAAAAAAAAa0/yyXQ1o36k8I/s320/neverlandDM1003_800x535-799012.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488530485140394834" /&gt;&lt;/a&gt;Cosa rimane di Michael Jackson dopo un anno che è morto? Ora che non sentiamo più notizie sulle sue personali follie, ma solo resoconti delle ultime 24 ore passate in vita, non ci resta altro che aspettare le cronache dalle udienze nel processo al suo “dottore”, per poi si spera mettere una bella pietra sopra tutta questa triste storia. Ma alla famiglia Jackson cosa rimane? Cosa rimane a quei figli Prince Michael, Paris e Blanket, intitolati come un film della Disney? Il più veloce ripianarsi dei buffi contratti in vita dal padre, tanto che molto probabilmente Neverland non verrà più venduta all’asta e potrà diventare il memorial che gli permetterà altri incassi pazzeschi di cui godranno appieno solo dopo aver compiuto 30 anni, e chissà se anche a quell’età saranno comunque in grado di decidere qualcosa. (Ovvio comunque che ci si va non appena apre!)&lt;br /&gt;Cosa rimane alla madre ottantenne Katherine Jackson? Al momento portare in giro i nipotini distribuendo merendine prima negate (pare Fiesta Ferrero). Alla sua morte la consegna è quella di passarli alle amorevoli cure di Diana Ross... ma le madri? Boh! Cosa rimane quindi alle mogli di Michael? Ectoplasmi in prestito a un uomo senz’ombra saranno forse state liquidate da un avvocato con un assegnino e una preghiera: “sparite!”&lt;br /&gt;Cosa rimane al padre Joseph Jackson, che lo riempiva di schiaffi fino a quando non s’imparava i passi di danza a memoria? Direi l’odio mondiale di tutti i fans di Michael. E qualche spiccio che la moglie gli regala dalla cresta che fa sulla spesa.&lt;br /&gt;E ai fratelli? Dovrebbe bastare il fatto che i dischi dei Jackson Five hanno ricominciato a vendere e le royalties saranno senz’altro sufficienti a pagare gli psichiatri in grado di fargli accettare che il genio in casa era solo il piccolo Mike, che ora non c’è più, e che non potranno mai più fare un disco insieme. Del resto già dopo “Off the Wall” gli avevano chiesto per favore di fare un ultimo tour con loro, fatto quello, “adesso basta!”&lt;br /&gt;E a noi poveri fans? Cosa rimane, a parte ovviamente i primi tre splendidi album? Rimetterli nel cd e spararli con le casse in salotto con un volume assurdo per far ricordare ai vicini che non solo Michael è morto ma noi abbiamo ancora 14 anni e ci piace la musica alta, è il giusto omaggio da offrire nel primo anniversario della scomparsa invece che sentirli solo nelle cuffie In-Ear dell’iPod. E per fortuna ci rimane anche il dvd “This Is It” che ci ha fatto vedere quello che ormai era Michael Jackson al netto della sua rovina: un uomo di 50 anni che cercava un riscatto per dimostrare con uno show quello che era. Uno showman e basta. Uno che ballava meglio di Fred Astaire e che cantava come se avesse ancora 5 anni.&lt;br /&gt;Insomma rimane tutto questo. Non altro. E questo è tutto. This is it.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-3364163459619650413?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/3364163459619650413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=3364163459619650413&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3364163459619650413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/3364163459619650413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/06/un-anno-senza-jacko.html' title='Un anno senza Jacko'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TCstZZGyE1I/AAAAAAAAAa0/yyXQ1o36k8I/s72-c/neverlandDM1003_800x535-799012.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-105806156160210158</id><published>2010-06-21T17:36:00.004+02:00</published><updated>2010-06-21T17:49:25.090+02:00</updated><title type='text'>Vocabolario nascosto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TB-HQf0SS9I/AAAAAAAAAas/EULmJQmq2mI/s1600/vocabolario.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 340px; height: 230px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TB-HQf0SS9I/AAAAAAAAAas/EULmJQmq2mI/s400/vocabolario.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485251588649012178" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Avete mai fatto caso al vocabolario nascosto? Non quello dei gesti, che compare regolarmente negli articoli da ombrellone, tipo “se si gratta il naso sta dicendo una bugia” , né quello del menù “dimmi cosa ordini e ti dirò chi sei”. No, qui si parla del vocabolario delle parole, quelle che si scelgono per dire, o meglio, per non dire una cosa. Fateci caso: esiste come una sorta di pudore per alcune parole che, se utilizzate, renderebbero tutto chiaro all’istante e invece non utilizzate nascondono una verità spesso amara. Facciamo qualche esempio. Se incontrate un amico e gli chiedete un aggiornamento sulla sua situazione lavorativa con un normale “com’è andato poi quell’incontro di lavoro di cui mi dicevi?” se vi risponderà “benino...”, non vi fidate: in realtà vuol dire malissimo. Che ci voleva a dire “insomma...”? Avremmo risposto con un gentile e consolatorio “mi dispiace, magari si fanno risentire loro, vedrai...” e la cosa finiva lì. Invece no, vocabolario nascosto e quindi bugia! Andiamo avanti. Telefonata per invitare un amico a cena, risposta: “No, stasera ho da fare, esco con una persona”. Una persona? Che vuol dire? Chiaro: se lo dice un uomo è una donna, se lo dice una donna, è un uomo. Ma non è assurdo? Tra l’altro se si trattasse SOLO di un’amica, lo diremmo subito: “No, stasera non posso, esco con un’amica mia” e finirebbe lì, se invece si usa la parola “persona” è già più losco, perché non me lo dici? Cosa nascondi? Una “persona”, cioè? Una che ti piace? Una tua amante? Uno dei servizi segreti? Ma per amore è quasi tutto lecito, anche una mossa patetica, come quella di far finta di spedire un sms per sbaglio all’ex e alla sua risposta cortese rispondere con un terribile “scusa mi ero sbagliato ma mi ha fatto piacere sentirti”: lei capirà che siete ancora pazzi di lei, come volevate in effetti...&lt;br /&gt;Ci sono poi i discorsi che lasciano cadere lì una mezza verità, servono a darsi un tono: “ho sentito Barbagallo...”, in realtà vuol dire che l’hai chiamato tu, perché se ti avesse telefonato lui avresti detto “MI HA CHIAMATO Angelo Barbagallo!” che è ben diverso, è molto più potente, ma purtroppo non è così, la verità è un’altra: l’hai chiamato tu per sapere come stava e magari lui, alla fine della telefonata, prima dei saluti, ti ha sganciato un generico “vediamoci una volta” e basta, mica ti ha chiamato lui chiedendoti “quando vieni a cena?”. Gli avresti risposto urlando “STASERA!” e avresti chiuso subito il cellulare per non essere disturbato da nessuno, salvo poi richiamare tutti gli amici il giorno dopo dicendo “MI HA CHIAMATO ANGELO BARBAGALLO PER CHIEDERMI DI ANDARE A CENA DA LUI: VOLEVA PARLARMI!”. &lt;br /&gt;Ma di tutte queste parole, ce ne è una che è valida tutto l’anno e che quindi si prende la medaglia della più falsa, anche se è quella che fa più tenerezza di tutte: “sto a dieta”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-105806156160210158?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/105806156160210158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=105806156160210158&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/105806156160210158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/105806156160210158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/06/vocabolario-nascosto.html' title='Vocabolario nascosto'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TB-HQf0SS9I/AAAAAAAAAas/EULmJQmq2mI/s72-c/vocabolario.gif' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-173761787203740168</id><published>2010-06-14T07:37:00.005+02:00</published><updated>2010-06-14T07:40:17.702+02:00</updated><title type='text'>Tifosi per caso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TBXAKJbxshI/AAAAAAAAAak/ReuA_jTywX4/s1600/pertini.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 326px; height: 285px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TBXAKJbxshI/AAAAAAAAAak/ReuA_jTywX4/s400/pertini.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482499401957093906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Ma che stasera gioca l’Italia?&lt;br /&gt;- Certo, ti aspetto da me: alle 7 comincia e poi ceniamo, va bene?&lt;br /&gt;Ecco il dialogo che ci spetta nella recita personale iniziata venerdi 11 per un mese di repliche sul divano di casa degli amici. A parte il fatto che ogni volta che comincia un nuovo mondiale di calcio si pensa sempre e soltanto al fatto che sono passati già 4 anni! Di colpo così, non abbiamo fatto in tempo a riprendere la voce che già ci tocca urlare di nuovo per un gol.&lt;br /&gt;Ma chi non ama il calcio, chi non segue una squadra tutto l’anno, incorre in una serie di strafalcioni che rischiano di mettere a dura prova la pazienza di chi invece di calcio, da spettatore, ci vive tutto l’anno. L’entusiasmo del neofita che solamente ogni 4 anni si ritrova nei panni del tifoso per caso, che ama l’azzurro della maglia e che ha in testa ancora quell’immagine dell’urlo disperatamente felice di Tardelli in Spagna nel 1982 (già trent’anni?) in ogni caso fa tenerezza, e chi riceve in casa adotta nei suoi confronti un’indulgenza che non saprebbe riservargli in una notte di campionato o di Champions. È per questo motivo che il padrone di casa tollera, almeno per le partite dell’Italia quel tifo sincero, infantile, disarmante, che confonde qualsiasi cosa, qualsiasi minima cognizione calcistica in una girandola di affermazioni sensa senso. Risultato? Vengono eruttate parole così, a casaccio, nomi di qualsiasi cosa abbia avuto a che fare con il calcio, da una bandierina del corner, fino a confondere i giocatori con quelli del quadriennio precedente. Ma è soprattutto con la citazione di nomi antichi che estratti dal cassetto della memoria recante la scritta dell’etichetta Dymo “mondiali” che le sinapsi si producono in un fritto misto che nemmeno a Ostia: “Valcareggi, carnitina, ma che c’entra? Ma adesso gli da una testata a Zidane? Chinaglia, che si chiamava Long John? Ma lui non ha giocato mai in nazionale, ma sì invece, che dici? No, perché lui mandò a quel paese l’allenatore Valchereggi, che lo allenava anche nella Lazio, no, quello era Maestrelli, ah già come lo stadio, no quello è il campo che gli hanno intitolato, ti stai zitto? Ma Totti adesso gli fa il cucchiaio? Wilson, sei sempre stato un bluff, c’era quella scritta a Vigna Clara, ma l’hanno cancellata da una vita! Ma Camoranesi è argentino, e gioca per l’Italia, perché? E Ciccio Cordova? Ammàzza! Venditti, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Pizzul! No, Martellini, grazie Roma, Tardelli sta ancora con Stella Pende?”&lt;br /&gt;Un inferno, e tollerarlo è la prova d’amore che i vostri amici ogni 4 anni vi riservano.  Approfittate quindi dell’intervallo: quando arriva l’insalata di riso fredda, rimanete in compagnia delle mogli che non seguiranno il secondo tempo se non per correre a vedere il replay del gol! Ascoltare quello che si dicono le donne tra il primo e il secondo tempo è una grande scuola di vita! È soprattutto otterrete un altro invito per un’altra partita della Nazionale. Eh sì, perché, per un tempo almeno, di là in salotto, non vi avranno né visto, né sentito! E allora Forza Azzurri... lo diceva Pavarotti, a Italia 90. Già vent’anni?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-173761787203740168?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/173761787203740168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=173761787203740168&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/173761787203740168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/173761787203740168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/06/tifosi-per-caso.html' title='Tifosi per caso'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TBXAKJbxshI/AAAAAAAAAak/ReuA_jTywX4/s72-c/pertini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8110272019575663919</id><published>2010-06-08T15:52:00.001+02:00</published><updated>2010-06-08T15:53:58.904+02:00</updated><title type='text'>Compleanni sfortunati</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TA5LYT2P1bI/AAAAAAAAAac/CkpudbxOO5c/s1600/6a00d83451b39369e20105362b61b9970b-800wi.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TA5LYT2P1bI/AAAAAAAAAac/CkpudbxOO5c/s400/6a00d83451b39369e20105362b61b9970b-800wi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480400677573219762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa estate che non arriva (meno male) mi fa venire in mente che da questi giorni in poi comincia per una serie di persone un periodo abbastanza sfortunato: il festeggiamento dei loro compleanni. &lt;br /&gt;Non si può organizzare niente dentro casa, non ti ci viene più nessuno (fa caldo), se arrivano, arrivano comunque tardi, perché hanno fatto l’aperitivo fuori e arrivano già ubriachi con 4 prosecchi gelati in corpo e senza regalo. Bisogna organizzare qualcosa di comodo e coinvolgente, altrimenti non vengono, l’interesse per il tuo compleanno non è sufficiente, anzi non gliene frega proprio niente, anzi è una noia. Ecco perché vanno organizzati pranzi domenicali fuori città, in ville con piscine, o parchi per far giocare i bambini (degli altri) e quando arriva la torta nessuno si ricorda che SAREBBE anche tuo compleanno eccetto i camerieri del catering, saranno soltanto loro a cantare: “tanti auguri a lei, tanti auguri a lei, tanti auguri dottore (nessuno sa come vi chiamate), tanti auguri a lei!” Il culmine del disinteresse lo toccano i nati a Ferragosto, per loro è come nascere a Natale, è uguale: nessuno se li fila. A Ferragosto ti tocca festeggiare con chi hai accanto secondo le vacanze che stai facendo: sul caicco, in parete, in canoa, sulla bici, ovunque, ma lontano da casa tua e dagli amici tuoi.&lt;br /&gt;Chi sono questi poveracci che non riescono a festeggiare come si deve il loro compleanno? Sono i figli dei mesi invernali, per l’esattezza ottobre e novembre, con i loro primi freddi e i primi piatti conseguenti, le zuppe calde di legumi vari, i primi salamini affettati su quel bel tagliere di legno massiccio, con quel coltello Ikea 365+ appena comprato che lo taglia che è un piacere, quel novello appena stappato e quello sguardo malandrino che si accende al secondo sorso. Stiamo parlando delle prime domeniche dei primi fine settimana, quando attorno al tavolo della cucina di un casale rustico si ritrova un gruppo di amici vestiti da weekend, con jeans e camicie sportive, qualcuno azzarda un quadrettato in cotone pesante, qualcuno una flanellona bella spessa dai colori vivaci e una ragazza addirittura gli stivali alti perché è appena scesa dal cavallo noleggiato per l’occasione. Quattro chiacchiere, il fuoco acceso dai meno pigri, una bruschetta, una castagna, sottofondo regolamentare di Pat Metheny, insomma siamo dentro la pubblicità di un amaro. Quand’ecco, come per magia, sulla faccia di tutti si dipinge quello sguardo postprandiale da bovino felice, che prelude a quella pennica che senza saperlo si trasformerà in un morbido abbraccio nel quale sciogliersi come burro in compagnia della cavallerizza biondina. Da quel riposino ci si rialzerà con un felice segreto sconosciuto a tutti, che nove mesi più tardi, cioè oggi, si ritroverà da adulto ormai, a dover combattere per festeggiare alla meno peggio il giorno più brutto della sua vita: il suo compleanno!&lt;br /&gt;Quindi, genitori che state pensando di fare un figlio, pensateci bene: da Novembre a Dicembre state fermi, andate al cinema, al ristorante, a giocare a carte, litigate, lasciatevi, fate qualcosa ma non fate figli. Tutti i Cancro e i Leone del futuro ve ne saranno grati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8110272019575663919?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8110272019575663919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8110272019575663919&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8110272019575663919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8110272019575663919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/06/compleanni-sfortunati.html' title='Compleanni sfortunati'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TA5LYT2P1bI/AAAAAAAAAac/CkpudbxOO5c/s72-c/6a00d83451b39369e20105362b61b9970b-800wi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6253476832672614391</id><published>2010-05-31T16:03:00.000+02:00</published><updated>2010-05-31T16:05:34.604+02:00</updated><title type='text'>Incontro con i futuri (?) suoceri</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TAPB53kY5YI/AAAAAAAAAaU/Mo69KiOZuKA/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TAPB53kY5YI/AAAAAAAAAaU/Mo69KiOZuKA/s400/locandina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5477434771725936002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’incontro a Teano in confronto non è niente. Perché l’emozione che si prova sul pianerottolo in attesa che la futura suocera apra la porta della casa dove trascorrerai tutte le future domeniche a pranzo della tua vita è qualcosa che non si dimentica più. Ma procediamo con ordine. Ricordiamoci che le apparenze NON ingannano, mai. Se sembra, è. Quindi non appena si apre quella porta tra te e la madre della tua fidanzata scorrerà uno sguardo di un attimo che nemmeno Rubbia, Zichichi, e Dulbecco  saprebbero definire. In quell’attimo fuggente tutta la tua vita vissuta fin lì ti scorrerà davanti in bianco e nero e a colori in rigoroso ordine cronologico in un film che ancora non hai visto ma che la signora davanti a te invece conosce a memoria, così come la conosceva Sergio Leone di “C’era una volta in America” quando in 8 ore, inquadratura per inquadratura, la spiegò a Robert De Niro nel primo incontro. Quella signora vestita con un romeo e giulietta e un filo di perle, ha già visto come e quando sei nato, in quale clinica, che scuole hai frequentato, che lavoro hai fatto finora, se ti piace, se intendi cambiarlo, ma anche se sei felice, se sei triste, chi ha contato veramente per te nella vita. Lei GIA` lo sa! Non chiedermi come fa, non lo so. Non lo sa nessuno. Aspetta un attimo, non è finita: adesso la tua vita sta passando di nuovo, ma in ordine tematico: i tuoi genitori, i tuoi amici, tutti, anche quelli che non vedi più, tutte le ex, tutte, comprese quelle che ti hanno rovinato psicologicamente, comprese quelle che ancora ti vogliono bene e sono solo amiche, le tue vacanze, tutte, anche quelle che ti sono rimaste nel cuore e che invece secondo lei sono le peggiori. È su questo ordine tematico che la signora lì davanti adesso somiglia molto di più al colonnello nazista di “Bastardi senza gloria” che alla donna che dovrebbe consolarti con delle lasagnette al pesto che come le fa lei non le fa nessuno. Ora non ti rimane altro che guardare per un millisecondo un palo che sta lì di fianco da prima ma di cui ti accorgi solo adesso: sarebbe suo marito quel lampione triste con un pullover che non hai mai avuto il coraggio di indossare, sarebbe quindi anche il padre di quel fiorellino che sta ancora accanto a te con le pastarelle in mano. Come è possibile? Che sia nata da quel paralume? Eppure mentre pensi tutte queste cose e il film (interrotto sulla scritta “primo tempo” che non ti sembrava aver messo tu) sta rientrando nella scatola di latta che lo conteneva, quella donna ritorna nel suo completino celeste e MIRACOLO, il suo sguardo si scioglie come un formaggino “Mio” nella minestrina con le letterine. Certo, amico, tranquillo, è andata bene, sei tu il maschio che non ha mai avuto e che lei consolerà come un figlio che ritorna verso le amate sponde che aveva abbandonato per salpare verso gli orizzonti lontani della vita. Certo, amico, lei è il tuo porto, non più tempeste senza riparo, è fatta, e quei fiori, spero non gladioli, che hai portato in dono si trasformeranno all’istante nel giardino all’italiana del castello di Valentino.&lt;br /&gt;Ma se invece quella faccia, che ti sembrava avesse abbozzato un sorriso di circostanza, si trasforma in un ghigno, dammi retta amico: scappa immediatamente e lasciali tutti lì sul pianerottolo con i gladioli: le pastarelle te le mangi col tassista!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6253476832672614391?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6253476832672614391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6253476832672614391&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6253476832672614391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6253476832672614391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/05/incontro-con-i-futuri-suoceri.html' title='Incontro con i futuri (?) suoceri'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/TAPB53kY5YI/AAAAAAAAAaU/Mo69KiOZuKA/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5392731067202332454</id><published>2010-05-26T19:29:00.002+02:00</published><updated>2010-05-26T19:40:31.575+02:00</updated><title type='text'>Edge of Eternity</title><content type='html'>&lt;object width="500" height="405"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/heVUFL_2Jy0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/heVUFL_2Jy0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="405"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Stamattina la doccia è durata meno, è stata più veloce, che hai? Ti sei vestito di corsa, hai fatto colazione al bar e oggi nemmeno il cornetto, hai preso la moto, la pioggia, sei arrivato in ufficio hai lavorato: telefonate, mail, sms, riunioni, internet, pausa pranzo, hai ricominciato fino alle 6, no, alle 7, no, alle 8. Palestra dài, ieri no, quindi oggi sì, doccia un’altra, ancora motorino, spesa al supermarket, casa, cena, un po’ di tele, no stasera non c’è niente. Su Sky? Niente, un dvd? Non ti va. Vai a letto. Sonno zero, un po’ d’internet, un’altra mail, forse skype, allora stasera leggi un libro, ma non trovi la concentrazione, ti fermi e pensi che le uniche facce che hai visto sono quelle del tragitto dal parcheggio del motorino al supermarket, ed erano tutte come la tua, con lo sguardo fisso ai loro pensieri, alla loro vita. Che è come la tua. E adesso, in questo momento, ti accorgi che non è stato solo oggi cosi, ma anche ieri e l’altro ieri e domani e forse anche dopodomani. Allora questa è la vita, amico: è la tua vita, e ci sei dentro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: appropriato questo Stevie Wonder “Edge of Eternity”, no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5392731067202332454?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5392731067202332454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5392731067202332454&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5392731067202332454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5392731067202332454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/05/edge-of-eternity.html' title='Edge of Eternity'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6918710800126621175</id><published>2010-05-24T12:37:00.003+02:00</published><updated>2010-05-24T12:44:58.284+02:00</updated><title type='text'>Uno notte al museo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_pYkXmxy1I/AAAAAAAAAaM/z6Zl43YhX74/s1600/Arsenio_Lupin.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 205px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_pYkXmxy1I/AAAAAAAAAaM/z6Zl43YhX74/s400/Arsenio_Lupin.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474785678857456466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il furto al Museo di Arte Moderna di Parigi, mettila come ti pare, ma alla fine fa sempre simpatia. Di tutti i ladri, quello di opere d’arte, è comunque il più chic. Vediamo perché. Primo: non è violento. Qui ci si muove con destrezza, eleganza, le mani non impugnano armi ma bisturi Laguiole che volteggiando in un bagliore notturno liberano dalla cornice in palissandro tele segnate dal genio dell’uomo. Secondo: se ne intende. Non è che tu devi spiegargli con un disegno che vuoi il “Piccione coi piselli” di Picasso. O lo conosci o non lo conosci, non si sbaglia davanti a quadri simili tra loro (succede in arte moderna, per non parlare di quella contemporanea): immaginatevi se il committente di questo furto avesse spedito al museo Orazio e Gaspare, i due balordi della Carica dei 101. Terzo: è elegantissimo. Parliamo di un uomo molto leggero, agile, mai sovrappeso, che conduce uno stile di vita irreprensibile, le mani curate, un goccio di Eau Savage prima di uscire, la sua tuta nera è in cachemire fil a fil, i guanti di vitello, il mephisto che indossa è in goretex, il tutto nero notte. Nella vita deve essere uno di buone frequentazioni, educato, discreto, nessuno sa che lavoro fa, è scapolo, ama l’arte, ovviamente, e non tiene per sé alcuna refurtiva, gli bastano i cataloghi che gli regalano i committenti!&lt;br /&gt;Terzo: è comprensivo. Capisce che chi si rivolge a lui è gente che non potendo permettersi un Braque sul caminetto del salotto, preferisce prenderselo al museo per colmare quel triste buco vuoto sul muro. È il sogno di tutti noi rispondere (come nel film “Il Boss e la Matricola”) a un amico che commenta l’ottima fattura della “copia” della Gioconda nel nostro salotto: “Veramente quello è l’originale, la copia è al Louvre!”. &lt;br /&gt;Non siamo mica matti come Ryoei Saito che nel 1991 promise di volersi portare nella tomba “Il ritratto del Dottor Gachet” di Van Gogh da lui regolarmente acquistato per oltre 100 miliardi delle mai dimenticate lire.&lt;br /&gt;Comunque oggi non vorrei essere nei panni del direttore del museo che sorge vicino al Trocadéro, dove abita Fanny Ardant per capirci. La patetica scusa “la ditta dell’antifurto non aveva il pezzo di ricambio...” fa il paio con la battuta del film. Ma sei pazzo? E non lo chiudi, se manca il “volumetrico”? Tanto è vero che al nostro Arsenio Lupin è bastato un sasso per il vetro (ah, manco blindati li hai messi, come ce li hanno tutti a casa propria, anche Fanny) e una cesoia per il lucchetto (manco fosse un armadietto della palestra) per entrare come un gatto siamese (quelli di Lilli e Il Vagabondo) e con 4 salti arraffare quelle tele in pochissimi minuti. Per il direttore incrociare gli sguardi del quartiere sarà sentirsi come Louis De Funes nel ruolo dell’ispettore Juve contro Fantomas. Vedete come tutto sembra un film? Tanto è vero che in queste storie è frequente il lieto fine. I capolavori rubati spesso vengono ritrovati per la gioia di tutti noi poveracci che facciamo la fila davanti i musei per andarli ad ammirare. E il più contento è proprio il ladro gentiluomo: davanti al furgone blindato che riporta la tela al museo, c’è un uomo che si accende una Gauloises, e dando una scossa alla copia dell’Equipe che si ritrova tra le mani, sorride sornione: “lo riprendo quando voglio...!”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6918710800126621175?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6918710800126621175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6918710800126621175&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6918710800126621175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6918710800126621175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/05/uno-notte-al-museo.html' title='Uno notte al museo'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_pYkXmxy1I/AAAAAAAAAaM/z6Zl43YhX74/s72-c/Arsenio_Lupin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-8691550298732980003</id><published>2010-05-18T11:38:00.004+02:00</published><updated>2010-05-18T11:50:46.053+02:00</updated><title type='text'>La mappa dello stress</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_JgR1zLk_I/AAAAAAAAAaE/3K3TDzduTgc/s1600/poker-antistress.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_JgR1zLk_I/AAAAAAAAAaE/3K3TDzduTgc/s400/poker-antistress.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5472542356824364018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tanti amici stanno compiendo 50 anni in questi giorni. Anche per questo si può dire che non sono più i 50 anni di una volta (ne parleremo più in là). Oggi no, non è così, e meno male! Perché oggi compiere 50 anni vuol dire in realtà farne 18. Adesso sì che siamo maggiorenni, possiamo votare e soprattutto possiamo guidare! A 50 anni possiamo mettere in pratica quel vecchio detto “se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse...” Eccoci qui, siamo pronti! L’unica cosa da non fare sono i bilanci, perché implica una fermata a riflettere, e poi si corre il rischio di fare come il nuotatore che se solo guarda un attimo chi gli sta a fianco in corsia, ha perso! &lt;br /&gt;E proprio oggi ci viene in aiuto un meraviglioso specchietto su Repubblica che indica la classifica degli umori di una vita. Bene: i conti tornano, nella mezza età si sta benissimo! Cito in dettaglio le didascalie: la rabbia raggiunge il suo massimo a 18 anni (non per me, devo dire...), lo STRESS DECRESCE lentamente dopo i 25 anni (ah sì? Non me ne ero accorto...). Le PREOCCUPAZIONI si mantengono ALTE fino ai 50 anni (è vero!). Il DIVERTIMENTO è al MINIMO intorno ai 50 anni (il compleanno di nostro padre...). Il benessere psicologico inizia a decrescere a 21 anni (tutti in analisi!) poi risale a 54 (finita l’analisi!) e a 70 anni supera il livello dei 20 (ricominciamo?). Ma il dato straordinario e straziante è che LA TRISTEZZA HA UN ANDAMENTO COSTANTE PER TUTTA LA VITA A TUTTE LE ETÀ! &lt;br /&gt;E allora, amici di questo blog, l’unica ricetta è la solita: cene con gli amici a base di fette di salame, bruschette, cacio e pepe, porchetta, millefoglie di Cavalletti, prosecchi e grappe Williams gelate! Insieme all’allegria, saliranno il colesterolo e i trigliceridi. Ma quelli, lo sappiamo, sono alti sempre. Tutta la vita!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: la foto, come spesso accade, non c'entra niente, era carina e basta!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-8691550298732980003?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/8691550298732980003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=8691550298732980003&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8691550298732980003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/8691550298732980003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/05/la-mappa-dello-stress.html' title='La mappa dello stress'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S_JgR1zLk_I/AAAAAAAAAaE/3K3TDzduTgc/s72-c/poker-antistress.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1297319452227963278</id><published>2010-05-07T17:38:00.004+02:00</published><updated>2010-05-07T17:48:58.514+02:00</updated><title type='text'>Ieri George 49</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S-Q0rSBAFCI/AAAAAAAAAZ8/m2NrVcCh2-o/s1600/ap137598122608173253_big.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S-Q0rSBAFCI/AAAAAAAAAZ8/m2NrVcCh2-o/s400/ap137598122608173253_big.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468553765709681698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tanto per ricordarselo che quest'uomo sta cominciando oggi la scalata al suo personale giro di boa dei 50. Mi sembra che ci stia riuscendo benissimo e considerate anche il fatto che ha dovuto assistere qualche mese fa a un dialogo di questo tipo quando è stato presentato a Sassari a casa della forse futura suocera:&lt;br /&gt;- Mamma questo è George!&lt;br /&gt;- Come si chiama hai detto?&lt;br /&gt;- George, ma', si chiama George!&lt;br /&gt;- E dove vive?&lt;br /&gt;- In Italia a Laglio!&lt;br /&gt;- Dove? &lt;br /&gt;- Laglio, sul lago di Como.&lt;br /&gt;- Mah... contento lui...&lt;br /&gt;Auguri George!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1297319452227963278?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1297319452227963278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1297319452227963278&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1297319452227963278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1297319452227963278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/05/ieri-george-49.html' title='Ieri George 49'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S-Q0rSBAFCI/AAAAAAAAAZ8/m2NrVcCh2-o/s72-c/ap137598122608173253_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1658831243481984790</id><published>2010-04-28T18:31:00.001+02:00</published><updated>2010-04-28T18:33:11.127+02:00</updated><title type='text'>Non c'è niente da fare</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SHeM5GUYgZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/SHeM5GUYgZU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;E arriva anche quel momento in cui pensi che non c’è niente da fare. Che è andata così... e che vuoi farci? Niente. Bisogna arrendersi all’evidenza dei fatti. Le cose non sono andate così come ti aspettavi. O meglio sarebbe dire, come speravi. Ti sei dato da fare, hai fatto tutto per bene, hai brigato, hai faticato, hai pensato a tutto quello che poteva succedere, hai pensato alle contromosse, non è servito a niente, è andato tutto storto. E l’aspetto da accettare è che non c’è niente da fare. È andata così. E basta.&lt;br /&gt;Può succedere con tutto, attenzione, mica solo con il lavoro, può succedere con una vacanza, con tuo figlio a scuola, con una donna, con l’alimentari, con un ristorante, con un amico, col ferramenta, con la profumeria, insomma con tutte le cose dietro le quali c’è un’altra persona. Quando non sei tu a decidere, ma chi emette la sentenza, colui che regalerà il sorriso della vittoria o la pena della sconfitta. E quando succede questo non c’è proprio niente da fare. E l’unica cosa da pensare, quando sei sicuro di aver fatto tutto quello che potevi umanamente, è questa: passerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: ma che c'entra Reasons degli Earth Wind &amp; Fire? Niente, stava bene sotto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1658831243481984790?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1658831243481984790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1658831243481984790&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1658831243481984790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1658831243481984790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/non-ce-niente-da-fare.html' title='Non c&apos;è niente da fare'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6161614433896516904</id><published>2010-04-22T18:11:00.004+02:00</published><updated>2010-04-22T18:18:59.786+02:00</updated><title type='text'>Comprare un antidoto...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S9B1ZeemkGI/AAAAAAAAAZ0/zaDZZTgZHaA/s1600/antidoto_paura.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 165px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S9B1ZeemkGI/AAAAAAAAAZ0/zaDZZTgZHaA/s400/antidoto_paura.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462995428539011170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;... non serve a niente. Sappiamolo. - Potrebbe servirmi, nel caso... NO! Non ti servirà mai, perchè la sola presenza in casa dell’antidoto scongiurerà il verificarsi dell’evento sfortunato. Ed è proprio per questo che lo dovrete comprare, la regola è se ho l’antidoto in casa, non lo userò mai. Ma se non ce l’ho può accadere di tutto. Facciamoci caso...&lt;br /&gt;I cerotti: “magari mi taglio, così mi metto un cerotto e buonanotte, guarda, li metto in bagno, così, non appena mi taglio... che ce vo’?”&lt;br /&gt;Non vi taglierete mai, piuttosto vi procurerete chissà come una ferita lacero-contusa per la quale non basterà una tovaglia 80 per 200 per arrestare l’emorragia in attesa che al pronto soccorso vi ci mettano 30 punti. Però un taglietto con il coltellino della frutta, da cerotto, quello no. State tranquilli. Ovviamente per evitare la ferita lacero contusa bisognerebbe avere una sala operatoria al posto della cucina, quindi non si può evitare...&lt;br /&gt;L’Attack: “se si rompe il portacenere del salotto, lo riparo in un attimo...”&lt;br /&gt;Si romperà solamente il vaso finto ming (che voi pensavate essere vero), ma in compenso vi rimarranno l’indice, il medio e l‘anulare della mano destra attaccati (nella sinistra solo il pollice e l’indice) nel tentativo di aprire quel tubetto per la prima e ultima volta.&lt;br /&gt;L’allume: prima cosa chiariamo cos’è. È quella specie di sasso che sembra un quarzo che troneggiava tra le povere cose di nostro padre nel bagno in mezzo a tutte le creme di nostra madre. Il primo istinto è quello di buttarlo, sembra un sasso lunare e pensiamo che sia pieno di germi e bacilli. Invece come lo bagniamo ritorna nuovo, cioè vecchio di 60 anni. Serve a cauterizzare il taglietto sul mento mentre ci facciamo la barba e squilla il cellulare (è quella che tarda, come al solito), ti giri, e via mezza guancia. Se avete l’allume in casa, non vi taglierete mai. Come lo buttate, vi squarcerete la gola con una rasoiata. Quindi tenetelo sempre!&lt;br /&gt;Il togliruggine: &lt;br /&gt;- ma figurati quando mai mi macchio con la ruggine...&lt;br /&gt;Ah sì? E ieri che faceva caldo e avevi la camicia bianca non lo hai spostato il motorino di quello che ti si era attaccato al parcheggio e la catena ti ha lasciato il segno di Zorro? Sembrava nero di grasso, e invece sotto c’era la ruggine. Da quando l’ho comprato però, l’avessi usato UNA volta. MAI!&lt;br /&gt;Ce ne è uno solo che DOBBIAMO comprare comunque ed è la dose di adrenalina, carissima, che dovremmo avere in tutti gli zaini della vita ogni volta che decidiamo di andare in  montagna perché non si sa mai che ti punga la vespa rarissima che vola solo a 1850 metri di quota e guarda caso passava proprio oggi,  per fare come John Travolta sul petto di Uma Thurman in Pulp Fiction, che solo avere quel coraggio è impossibile. Ma visto per l’appunto che non lo faremo mai, portiamoci dietro almeno un po’ di cortisone facendo finta che sia adrenalina. A volte la scarogna ci crede!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6161614433896516904?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6161614433896516904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6161614433896516904&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6161614433896516904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6161614433896516904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/comprare-un-antidoto.html' title='Comprare un antidoto...'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S9B1ZeemkGI/AAAAAAAAAZ0/zaDZZTgZHaA/s72-c/antidoto_paura.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6874194314121316208</id><published>2010-04-15T15:45:00.006+02:00</published><updated>2010-04-19T15:30:06.232+02:00</updated><title type='text'>Tante scuse</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8cYlHX4pcI/AAAAAAAAAZs/FTguvPGz-W4/s1600/rai_05_672-458_resize.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 238px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8cYlHX4pcI/AAAAAAAAAZs/FTguvPGz-W4/s320/rai_05_672-458_resize.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460360099123471810" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È finita. Diciamola tutta e basta. Dopo Mike e Corrado mancava solo Raimondo per mettere definitivamente una pietra sopra a quella televisione che ci ha cresciuti. Pippo no, aveva già cambiato linguaggio e ora, purtroppo, gli tocca solo avere coccodrilli pronti da tirar fuori, seppure con molto affetto, al momento delle scomparse dei suoi colleghi. Quella televisione che, anche con l’aiuto del tempo galantuomo, come Raimondo del resto, oggi rimpiangiamo con nostalgia, non fosse altro che per l’eleganza del bianco e nero. Eppure, facciamoci caso, con questo terzo lutto, non è scomparso un uomo Rai che viene omaggiato con i filmati delle sue teche, peraltro visti in questi giorni in una definizione un po’ troppo bassa, come se invece fossero stati scaricati da internet. È scomparso un uomo Mediaset. O meglio un uomo della Fininvest dell’allora soltanto Cavalier Berlusconi, e che all’epoca aveva intuito e apprezzato, come noi, quei tre. Non a caso la camera ardente si è tenuta negli studi di Cologno Monzese. Il marchio del ricordo non è quindi in bianco e nero, come per tutti gli altri grandi, ma a colori, seppure ancora nel recinto dell’eleganza di “default” che gli apparteneva. Questo mi fa pensare che la Rai che amavo da piccolo non ha saputo trattenere i tre pezzi da novanta che hanno poi continuato a divertirci negli anni successivi, una Rai forse troppo rigida che, proprio nel passaggio definitivo dal bianco e nero al colore, lasciandoli liberi, ha poi ridicolmente permesso di fare la storia, nuova, della concorrenza. Io mi chiedo: cosa è andato storto? Non era certo una questione di soldi, dài. Se Mike è diventato il personaggio tv con più ore passate in video, e se Corrado, dopo aver proposto il “numero zero” del format “Il pranzo è servito” si sentì chiedere “me ne prepari mille!”, così Raimondo per vent’anni è andato avanti con “Casa Vianello” insieme all’inseparabile nome in ditta della moglie Sandra. Questi erano uomini dotati di un DNA di mestiere che ha permesso loro un’agilità che la Rai avrebbe dovuto utilizzare molto meglio. Infatti, insieme a “Il gioco dei 9” e “Pressing”, Raimondo ha attraversato tutte le fasce orarie dei palinsesti cambiando generi e pubblico senza mai perdere la sua cifra che oggi gli viene riconosciuta: l’ironia su tutto, oltre che su se stesso. Un uomo che per una vita ha sfottuto la moglie in ogni occasione ma alla quale ha stretto la mano fino all’ultimo istante. Questo modo di fare è finito. Per sempre. Chi ha amato quella Rai non può non rattristarsi al pensiero di averlo potuto rivedere solo a Sanremo, nel 1998, dove forse era andato a condurre quel festival, tanto per far capire chi avevano perduto. Dopo la finale Raimondo scappò via dall’Ariston. Per andare a un qualche ricevimento in un ristorante? Una bella serata tra amici per festeggiare l’avventura appena conclusa? No: andava a Milano, c’era da fare la puntata di  “Pressing”. Ciao Raimondo, grazie. E tante scuse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6874194314121316208?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6874194314121316208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6874194314121316208&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6874194314121316208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6874194314121316208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/tante-scuse.html' title='Tante scuse'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8cYlHX4pcI/AAAAAAAAAZs/FTguvPGz-W4/s72-c/rai_05_672-458_resize.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-7777526978242809104</id><published>2010-04-14T19:48:00.000+02:00</published><updated>2010-04-14T19:49:30.719+02:00</updated><title type='text'>Elogio del vecchio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8YAGpw99yI/AAAAAAAAAZk/LAZrARFchf8/s1600/96505183.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8YAGpw99yI/AAAAAAAAAZk/LAZrARFchf8/s320/96505183.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460051712523761442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se per vecchio intendiamo quell’uomo che ha i pantaloni di velluto un po’ andati, il pullover con due macchie, i capelli bianchi e le mani grosse e un po’ curve, è proprio di quest’uomo che vi voglio parlare.&lt;br /&gt;Perché io l’ho guardato bene e ho visto gli occhi: erano due carboni accesi, di brace ardente. Ho visto che sembrava sordo e invece sentiva tutto quello che voleva e tutto quello che gli serviva. Ho visto che aveva un olfatto che pescava direttamente nella memoria degli anni passati e ricollocava tutto perfettamente nel tempo come un orologiaio che rimonta un meccanismo.&lt;br /&gt;Gli ho visto fare un sorriso a una ragazza che poteva essergli nipote, un sorriso che noi non sappiamo ancora fare, e che forse non riusciremo mai...&lt;br /&gt;Ho visto che si muoveva con l’accortezza di un gatto che non vuole perdere un neurone che è uno, per fare un movimento superfluo ma di cui, per sfizio, non voleva privarsi.&lt;br /&gt;L’ho visto mangiare lentamente perché è una vita che mangia tre volte al giorno e del cibo non gliene frega più niente...&lt;br /&gt;E quando un amico mi ha chiesto “vediamoci, porta due amiche tue” io gli ho detto che frequento solo vecchi, perché loro mi fanno le domande e invece alle ragazze non gliene frega niente delle cose che ti piacciono e che ti fanno sentire te stesso senza pudore. Perché io visto questo vecchio che amava ascoltare le ingenuità che gli raccontavano, senza rimproverarle, ma capendo e consigliando con la serenità di chi sa di aver sbagliato tempo fa e ora tocca a loro sbagliare.&lt;br /&gt;Ho visto un uomo che è stato bambino, ragazzo, adulto, vecchio e adesso ha il tempo per chiedersi cosa è ancora veramente: un uomo e basta.&lt;br /&gt;Insomma io ho visto un vecchio e ho pensato: voglio essere come lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-7777526978242809104?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/7777526978242809104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=7777526978242809104&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7777526978242809104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/7777526978242809104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/elogio-del-vecchio.html' title='Elogio del vecchio'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8YAGpw99yI/AAAAAAAAAZk/LAZrARFchf8/s72-c/96505183.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5355213117637215059</id><published>2010-04-12T15:28:00.004+02:00</published><updated>2010-04-12T15:33:45.411+02:00</updated><title type='text'>Vite che scorrono in quelle degli altri</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8MhKPB8QPI/AAAAAAAAAZc/xK1QK8v3EI0/s1600/two-lovers.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 217px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8MhKPB8QPI/AAAAAAAAAZc/xK1QK8v3EI0/s320/two-lovers.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459243633020256498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vedere un ex che ha cambiato per sempre la sua vita, può essere un fulmine a ciel sereno: un incontro che non ti aspettavi e che ti può cambiare la giornata, un periodo, o addirittura mettere in discussione tutta la vita che fino a quel momento hai passato senza di lei. Può capitare. E bisogna essere forti per trattenere il riannodarsi di certe sinapsi che si erano sciolte tempo fa. Perché poi, di fatto, ormai entrambi svolgono una vita propria a prescindere dall’altro. Vite che prima s’incrociavano come uno scambio ferroviario nei pressi di una stazione importante. In realtà esiste una vita propria ed esiste una vita che scorre da sola in quella degli altri. È quella delle mattine quando ti svegli presto e pensi a lei, se sta già correndo. Quando vai in palestra all’ora di pranzo ti getti sul tapis roulant per smaltire le sambuche col ghiaccio della sera prima, all’improvviso sull’iPod nano da 4 giga, passa la canzone che ti ricorda quella sera quando vi eravate conosciuti. Dopo il bagno turco, con tutti gli altri che parlano del campionato “de sta roma, de sto inter”, ti fai la barba e accanto a te senti il profumo del dopobarba che ti aveva regalato lei (che era comunque il tuo preferito da anni, sia chiaro) e adesso lo senti addosso a un altro, ricacciando indietro subito il pensiero “ma che adesso gliel’ha regalato a ‘sto mostro?”. Per non parlare delle strade che avete percorso insieme, i ristoranti, le pizzerie, i cinema, i teatri. Tutto ti ricorda tutto, giorno dopo giorno una vita come questa, la sua, è scorsa da sola nella tua. Tutto inutile. Perché le vite sono altre, ormai. È colpa tua? È colpa sua? Che importa? Avete perso tutti e due. E quegli scambi sono diventati binari che scorrono felici (più o meno) per conto loro. Quindi un incontro del genere può capitare e bisogna essere forti. Non esistono convergenze parallele. Ormai lei sta con un altro (situazione da valutare con euforia se pensiamo “ammàzza quanto è brutto”, o da accettare con depressione se pensiamo “non è male”). Diamo per scontato che voi siate soli mentre la vedete con il nuovo codice fiscale che le sta accanto. Quindi calma e gesso. Evitare rancore anche se giustificato, tipo che non la salutate tirando dritti, e alzando il mento o peggio con ciao di ghiaccio (che in realtà è sciolto e lei se ne accorge, compatendovi). Evitare anche il saluto isterico del “facciamo finta che tutto va ben!” squittendo di gioia con sorrisi che in realtà trattengono lacrime. No. Dritti come fusi, voce bassa, un saluto cordiale ma asciutto, guardandola negli occhi e presentandovi immediatamente al codice fiscale. Avete già vinto la battaglia prima di entrare in guerra. Via adesso: non vi girate mai, mai. Dritti come robot senza telecomando verso il vostro binario unico sola andata e che lei ha perso. Può capitare, sì! Ma, ATTENZIONE, se lei nell’incrociare il vostro sguardo lascia quella mano che stringeva fino a un attimo prima, vuol dire che allora ancora ci pensa. In questo caso potete anche ignorare questo post.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5355213117637215059?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5355213117637215059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5355213117637215059&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5355213117637215059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5355213117637215059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/vite-che-scorrono-in-quelle-degli-altri.html' title='Vite che scorrono in quelle degli altri'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S8MhKPB8QPI/AAAAAAAAAZc/xK1QK8v3EI0/s72-c/two-lovers.gif' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-4924275467002238923</id><published>2010-04-02T18:35:00.001+02:00</published><updated>2010-04-02T18:37:39.132+02:00</updated><title type='text'>Vedo gente commuoversi in giro...</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tXSbnlXxo2Q&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/tXSbnlXxo2Q&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Vedo gente commuoversi in giro: sono dei 40-50enni che in palestra, in un negozio di elettrodomestici, in un bar, in una ricevitoria del superenalotto, insomma ovunque ci sia un televisore acceso, si trattengono a vedere la pubblicità del cinquantennale del Cornetto Algida 1960-2010, il cuore di panna per eccellenza. Dopo un primissimo ascolto in cui vedo la faccia crinarsi in una smorfia (“che cos’è questa musica che non sento da vent’anni?”) segue uno sguardo rapito dalle immagini di ragazzi che corrono per una spiaggia, escono da un baretto, chiacchierano in tenda, regalano fiori. Tutto intorno vespe 50,  motorini, magliette bianche, braccia abbronzate, denti bianchi, insomma salute e gioventù! Noi. Appena 30 anni fa. E fin qui va bene, ma quando arriva una scritta gialla, con le ombre marroni, assurda e bellissima, vedo scorrere lacrimoni pieni di passato senza futuro. E che è? Troppo, dài: se oggi ancora ci commuoviamo a quelle immagini e a quella canzone in fin dei conti è un buon segno. Fateci caso: le immagini più recenti dello spot ci fanno ribrezzo, le nuove facce non ci piacciono, non sono carine come quelle nostre, tanto è vero che loro comprano il nuovo cornetto “Enigma”. Non vorremmo essere quei ragazzi al momento dell’acquisto, no? “Cornetto Algida compie 50 anni” recita la voce fuori campo.  Noi no, e abbiamo ancora un cuore di panna. &lt;br /&gt;Quello nostro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-4924275467002238923?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/4924275467002238923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=4924275467002238923&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4924275467002238923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/4924275467002238923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/04/vedo-gente-commuoversi-in-giro.html' title='Vedo gente commuoversi in giro...'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1950078230121651374</id><published>2010-03-31T10:19:00.003+02:00</published><updated>2010-03-31T10:23:31.462+02:00</updated><title type='text'>Pasqua con chi?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S7MGLPjwp2I/AAAAAAAAAZM/EJP9-gYa_rE/s1600/corallina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S7MGLPjwp2I/AAAAAAAAAZM/EJP9-gYa_rE/s320/corallina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5454710363900651362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se è vero che più passa il tempo e più gli anni si contano con i Natali, come si può non fare i conti con le Pasque? Quella di quest’anno è lunga, corta, alta, bassa, presta, tarda, quello che è, media direi, ma è sempre una Pasqua che arriva. Li sento già ovunque, al bar, in palestra, sul metrò, tutti quei refrain uguali anno per anno “tu cheffài appàsqua?”. E il problema è, come al solito, affrontato esclusivamente dalle mogli, dalle compagne, dalle fidanzate che smanettando su internet hanno trovato in pochi secondi scampoli di vacanza all’estero in tutta Eurolandia, a pochi euro stracciati tipo 4 notti 5 giorni tutto compreso, pure i bambini, e le valigie da perdere all’aeroporto (te le danno loro, vuote, così risparmi). Non lasciate il vostro cellulare ai vostri ragazzi che, con la scusa di giocare con il vostro perché il loro è scarico, in realtà stanno chiamando tutti i loro amici per dirsi “che pizza ‘sta Londra...” a spese vostre assurde di roaming non previste dal contratto “tuttocompreso”. Se il problema non è stato risolto con internet può arrivare un invito che suggerisco di accettare nelle case di amici disponibili, che con le attenuanti proprie della stagione (esempio: a Cortina, “dài venite, ancora c’è neve!”, a Capalbio “già è bello, hanno aperto all’Ultima Spiaggia”) invitano gentilmente per non morire di noia. La tranquillità e il riposo sono assicurati, i ragazzi si annoieranno lo stesso ma con due film al cinema avrete risolto. E avrete ancora le vostre valigie al ritorno. Ma adesso, massima attenzione, c’è una bomba da evitare: mentre state leggendo questo post, tenete il cellulare a portata di mano, dietro l’angolo potrebbe esserci una telefonatina agghiacciante che ci ricorda una cosa che da tempo urlava la sua presenza sul comò dell’ingresso: un invito alla prima comunione o alla cresima o al matrimonio di coso. E adesso? Che facciamo? Si risolve così, con prontezza, nemmeno il tempo di fargli dire “ti volevo ricord...” interrompendolo e urlando la scusa pronta con voce crinata: “Adesso! Ti giuro che ti stavo chiamando adesso! Non ci sono mannaggia, avevo già accettato un invito dai Taddeucci, non posso disdire, sono mesi che me l’hanno detto!”. &lt;br /&gt;E chi rimane a casa? Che Pasqua farà? Forse la migliore, se si concentra e accetta di sfondarsi, solamente a Pasqua e a Pasquetta, di coralline, abbacchi, carciofi, ricotte, torte al formaggio e torte all’anice, torte pasqualine e casatielli vari, oltre a uova fondenti e al latte. In finn dei conti se lo merita, dopo la piccola dieta praticata da Natale e che ha tracimato a febbraio con frappe e castagnole e a San Giuseppe con bignè, no?&lt;br /&gt;Perché, diciamola tutta, contando queste Pasque che passano, un detto popolare resiste sempre meno agli anni che scorrono inesorabili: Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi. E alla fine chi vuoi, non so perché, sono i tuoi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1950078230121651374?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1950078230121651374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1950078230121651374&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1950078230121651374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1950078230121651374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/pasqua-con-chi.html' title='Pasqua con chi?'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S7MGLPjwp2I/AAAAAAAAAZM/EJP9-gYa_rE/s72-c/corallina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-5049113133315015588</id><published>2010-03-25T19:25:00.000+01:00</published><updated>2010-03-25T19:26:16.086+01:00</updated><title type='text'>Mina70: un post scriptum</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qAxkp8vDpFc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/qAxkp8vDpFc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Apprendo su Repubblica di oggi in un’intervista a Massimiliano Pani, figlio di Mina  Mazzini e Corrado Pani che sua madre, dopo aver inciso “Michelle” nel 1976 ricevette un telegramma dall’autore di quella canzone, tale Paul McCartney, che le scrisse che una versione così bella non l’aveva mai sentita da nessuno. Gentile, no? E infatti Mina come ha commentato?&lt;br /&gt;- Uh, che carino!...&lt;br /&gt;E POI HA BUTTATO IL TELEGRAMMA! L’HA BUTTATO!&lt;br /&gt;Allora fatemi dire che questa donna è un genio. Perché io vorrei sapere come è possibile avere questo distacco da tutto! Noi, che avremmo voluto essere nel cestino della carta straccia di Mina per accogliere qualsiasi cosa Mina avesse buttato (quindi pensa che altro mai ha gettato via PER SEMPRE), non possiamo capire un gesto così alto e sublime. Siamo dei poveracci e con noi anche un signore di Liverpool, che probabilmente non saprà mai che fine abbiano fatto i suoi complimenti...&lt;br /&gt;Auguri!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-5049113133315015588?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/5049113133315015588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=5049113133315015588&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5049113133315015588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/5049113133315015588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/mina70-un-post-scriptum.html' title='Mina70: un post scriptum'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-855570002950353698</id><published>2010-03-24T18:41:00.002+01:00</published><updated>2010-03-24T18:42:38.538+01:00</updated><title type='text'>Come può uno scoglio arginare il mare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S6pO8kS7jKI/AAAAAAAAAZE/_ocIcqVAIbM/s1600/tramonto-elba-08g.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S6pO8kS7jKI/AAAAAAAAAZE/_ocIcqVAIbM/s320/tramonto-elba-08g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5452257101327600802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nell’estate che mi faceva dire che avevo ancora vent’anni, una sera al tramonto davanti l’Isola della Maddalena, ero andato a raccogliere 7000 giorni di ricordi su uno scoglio. Non ero solo, appena arrivato avevo trovato un uomo da 18000, di quei giorni. Pensavo di poter essere “all’altezza” e che già solo il gesto che ci accomunava poteva autorizzarmi a stargli vicino su quello scoglio sul quale peraltro era arrivato prima lui. &lt;br /&gt;Che scemo, ma come potevo competere con quella lunghezza di sguardo?&lt;br /&gt;Lui era da solo cercando una calma che gli serviva per fare i conti con se stesso e guardava quel giorno che finiva come un’occasione persa, io come una sera ancora da vivere.  &lt;br /&gt;Eravamo entrambi in un villaggio valtur dove raramente si appartiene a se stessi: si è solo dei clienti e poi di altri clienti per 4 mesi di seguito. A inizio stagione sembra un gioco, ma dopo poche settimane si capisce che è un lavoro. A vent'anni credi che possa essere sempre divertente e che un quarto d’ora in raccoglimento possa bastare per sentirsi più importanti di un codice fiscale, ma lui sapeva di avere davanti soltanto 4 mesi in un’isola, senza racconti da fare agli amici al ritorno a casa. Pacchetti di sigarette da fumare, magari a scrocco da gente che ti avrebbe chiesto una foto da mostrare in città durante l’autunno. Drink da bere per non ricordare chi avevi vicino. Indirizzi segnati con promesse impossibili da mantenere. Baci inutili, abbracci tristi e storie da dimenticare. Oltre a quel ragazzo sullo scoglio che non sapeva cosa chiedere o cosa cercare con lo sguardo sul mare.&lt;br /&gt;Perché la comprensione è legata al tempo che passa? Perché ci vuole tempo per capire, perché se ti guardi indietro si sembra sempre ridicoli, perché solo sul letto di morte sarà possibile dire “Ah, ecco, era cosi...” A che serve? Non sarebbe meglio prima? Magari davanti a quel tramonto, arrancando come un granchio per comprendere che per gareggiare con quell’uomo in profondità di sentimenti mi sarebbero mancati altri 11000 giorni di ricordi. E quando l’avrei raggiunto, come oggi, lui mi sarebbe stato davanti sempre e comunque degli stessi. &lt;br /&gt;Ma quando arrivai lassù accanto a lui, nella sorpresa di vedere un ragazzo che cercava qualcosa che forse lui aveva già perduto, mi sganciò uno sguardo e, senza volerlo, un sorriso. E per un attimo ho intuito che non avevo fatto una stupidaggine. A vent’anni. Per una volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-855570002950353698?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/855570002950353698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=855570002950353698&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/855570002950353698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/855570002950353698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/come-puo-uno-scoglio-arginare-il-mare.html' title='Come può uno scoglio arginare il mare'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S6pO8kS7jKI/AAAAAAAAAZE/_ocIcqVAIbM/s72-c/tramonto-elba-08g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1188262349597364301</id><published>2010-03-22T11:53:00.001+01:00</published><updated>2010-03-22T11:53:52.752+01:00</updated><title type='text'>Mina70</title><content type='html'>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wrlew2G6nvA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/wrlew2G6nvA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Mi dici “Mina70” e che ti rispondo? Che è un bel titolo per un album. E subito dopo penso che un altro pezzo dell’Italia più bella del mondo, quella in bianco e nero, avanza inesorabilmente. Del resto, nei miei ricordi, Mina a colori non esiste, tolto quel giallo cedrata di qualche passaggio tv del come eravamo, cioè gente che beveva la cedrata, (peraltro buonissima, avete mai provato?). Infatti i tre flash indimenticabili che vedono Mina con Alberto Sordi, Alberto Lupo e Toots Thielemans, scolpiti nelle sinapsi che ci hanno inizializzato a 10 anni per tutto il resto della nostra vita, sono in uno smagliante bianco e nero: i colori dello smoking, di un abito lungo da sera, i colori dell’eleganza senza compromessi. Un giro su YouTube e ci rifacciamo gli occhi e le orecchie. Forza!&lt;br /&gt;Mina, Alberto Sordi, siamo a Via Teulada 66, Roma, gli studi della Rai, dal numero 1 dei quali va in onda “Studio 1” per l’appunto, diretto da Antonello Falqui. Un annuncio: “Signori: Alberto Sordi!”. E basta! Pazzesco. La scena è tutta di Alberto. E Mina sta mezzo, ma solo mezzo, passo indietro. Parla solo lui, ride, canta, scherza con il pubblico, e tocca. Sì, tocca Mina, le prende le mani, gliele bacia, e poi le braccia, gliele stringe sulla piega dei gomiti, non la molla un secondo, l’abbraccia per i fianchi e non riesce a staccarsi da lei, il pubblico rumoreggia rosicando per la grande confidenza ostentata fino a quando Alberto non esplode prima con un rimprovero “Aho, io so’ l’ospite d’onore!” e poi con l’ormai classico “Fatti vedere bene da vicino: sei ‘na fagottata de robba!”. Mina subisce divertita e imbarazzata, si schermisce dalla valanga di complimenti e regge con un pudore d’altri tempi agli assalti di Albertone ma soprattutto gli permette di fare il suo numero senza guardare, una volta che è una, in telecamera, o interrompendolo, niente. Lo guarda e lo fa fare. Da vera padrona di casa. Da quella partecipazione, oggi un’ospitata, abbiamo imparato a stringere una donna al nostro fianco, (magari per sempre), come fa Sordi, in smoking, nero, con una donna vicino in abito da sera, bianco. E questo per me è l’unico modo di entrare la sera in una casa per una cena. Fatelo anche voi: saremo tutti più belli. In bianco e nero.&lt;br /&gt;Lasciamo Via Teulada e spostiamoci in Via Col Di Lana, al Teatro 10 (che è il nome “tecnico” del Teatro delle Vittorie).  Improvvisamente, dopo un saluto straordinario: “Alberto Lupo vi saluta e se ne va”, quello stesso uomo irrompe da destra in quel mobile di bachelite nera appoggiato su un carrello a due piani di cristallo che abbiamo in un angolo del salotto con una lucina sopra accesa, un apparecchio televisivo dalla marca futurista BRIONVEGA! Quell’uomo comincia a parlare al vuoto chiedendosi che cosa gli succede quella sera. Ma a sinistra entra una donna che ha già tutte le risposte per fargli capire che è finita, e che tutto quello che potrà dirle quella sera non servirà a niente anche se quell’uomo si è appena accorto di essere stato un buffone con lei. Con lei! Con Mina! &lt;br /&gt;Dietro questo numero fantastico c’era la “solita” magica regia di Antonello Falqui che prevedeva che i due non si guardassero mai, con il fedifrago che chiedeva pietà sussurrandole nell’orecchio una seduzione senza speranza a base di frasi assurde e ragionamenti da ultima spiaggia: “si spegne nei tuoi occhi la luna e si accendono i grilli”. Lei continua a cantare nient’altro  che la pura verità, senza mai guardarlo.  La verità di una storia tra un uomo che dopo mille errori finalmente ne prende coscienza e una donna che ha pazientato troppo. Da quel momento nessuno di noi farà mai più errori simili con una donna. Sapendo che una volta commessi ogni tentativo di riconciliazione si ridurrebbe a una serie di patetiche scuse e giustificazioni, insomma “parole, parole”.&lt;br /&gt;Ora che me ne accorgo in questi tre flash è rappresentata una parabola di una donna: nel primo si lascia sedurre, nel secondo fa capire che ormai è tempo perduto, nel terzo decide di chiudere. Per sempre. “Non gioco più” è la sigla, finale, dell’ultimo varietà di Mina e della televisione italiana: “Milleluci”. Di chi è la regia? Uh, di Antonello Falqui! Da dove va in onda? Uh, dal Teatro delle Vittorie! Il più grande armonicista dei tempi moderni Toots Thielemans (per annotarmi il suo pazzo nome e cognome dai titoli di coda che scorrevano, lenti all’epoca non come un FrecciaRossa oggi, ci ho messo tre puntate tre) è in piedi davanti all’orchestra diretta da Gianni Ferrio e attacca una linea struggente che non fa presagire niente di buono. E infatti, annoiatamente appoggiata a uno sellino fumando una sigaretta con il bocchino una platinante Mina sottopeso, con gli occhi più belli e tristi che una donna abbia mai avuto in un’occasione del genere, ci avvisa di quello che ha già deciso. E io non posso non pensare alla grande gioia interna con la quale cantava questo ritornello ineluttabile che per lei preludeva finalmente alla liberazione da tutti noi che ancora la osanniamo oggi a Mina70. E cioè una donna che ha creduto e vissuto nell’era, ed è giusto chiamarla così, della canzone, quella vera e propria, quando una canzone non era altro che belle parole da ricordare come una poesia, e musica da cantare come una melodia che rimaneva avvinghiata alla memoria tanto da diventare un classico al primo ascolto, e non un “pezzo” accompagnato da video musicali che seppure con scenografie e coreografie di qualità, aggiungono solo fuffa al vuoto della song a colori. Quei colori che (lo vogliamo dire?) ci hanno proprio stufato. Una foto digitale a colori di un matrimonio non sarà mai bella quanto una in bianco e nero. E su un tavolo in salotto ce n’è ancora una, che nemmeno s’ingiallisce dopo tutti questi anni, a parlare di un amore mai finito anche se assente. Il nostro con Mina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1188262349597364301?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1188262349597364301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1188262349597364301&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1188262349597364301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1188262349597364301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/mina70.html' title='Mina70'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-6984650047065870714</id><published>2010-03-15T19:27:00.002+01:00</published><updated>2010-03-15T19:29:50.188+01:00</updated><title type='text'>Voglio giocare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S558Ts5LQRI/AAAAAAAAAY8/pUBjmSKLkzI/s1600-h/lpk18_lapo-elkann.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S558Ts5LQRI/AAAAAAAAAY8/pUBjmSKLkzI/s400/lpk18_lapo-elkann.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448929277075210514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Los Angeles, California: all’interno dello Staple Center, già sede dei funerali di Michal Jackson, si svolge una partita di pallacanestro che vede schierati i Lakers di Los Angeles contro i Raptors di Toronto. Al match assiste Lapo Elkann che interviene su una palla ancora in gioco. E quindi Lapo ha detto la sua pure nel basket! Se ne sentiva il bisogno da parte di uno che ha sempre avuto a che fare con il calcio o meglio soccer, come lo chiamano lui e Kissinger? Non saprei: per carità, adoro vedere Lapo in prima fila allo Staple Center, che ha il campo grande quanto il salotto di casa sua, il parquet forse è proprio lo stesso, listone Giordano? non credo... e vedere il coraggio di un giovane uomo che se ne frega delle regole e sprezzante del pericolo cerca di dare una mano alla squadra per la quale tifa. Ma attenzione, se cercate il filmato su internet si possono cogliere diversi aspetti. A una prima occhiata l’intenzione di Lapo sembra un atto di pura cortesia: “aspetta, te la prendo io!” ma la reazione del giocatore dei Raptors, di cui Lapo è tifoso, sia chiaro, è più tipo: “anvedi questo!”. In realtà, guardando bene, Lapo, purtroppo, si alza per intervenire un attimo prima che ce ne sia effettivamente bisogno “la prendo io, tanto, è fuori!”, e il cestista sembra dire “ma che fai, la stavo a prènde!”.  &lt;br /&gt;Io credo che dietro quel gesto ci sia veramente di tutto, a partire da una sorta di emulazione sulla spinta dell’entusiasmo del momento: “sono tifoso del Raptors, quindi li devo aiutare...”. Un po’ come quando da piccoli, dopo essere usciti dal corniciaio mentre tua madre consegnava una stampa per l’ingresso di casa, dicevi “da grande voglio fare il corniciaio!”. &lt;br /&gt;Poi c’è la voglia di far parte di un gruppo, di voler dare una mano in ogni modo. Rischiando però la figura di quello che non essendo di famiglia dà per primo la notizia del lutto senza aspettare che arrivi giustamente da un congiunto: &lt;br /&gt;- È morto tuo zio, mi dispiace tanto...&lt;br /&gt;- Ma tu che ne sai? Ero in cucina con lui fino a un  minuto fa!&lt;br /&gt;Forse c’è anche la voglia di voler fare tutto, così, tanto per vedere l’effetto che fa come diceva Enzo Jannacci, tanto che sarà mai, e allora andiamo pure contromano in autostrada, “alle brutte mi metto in corsia d’emergenza, chi vuoi che passi?” Un’ambulanza magari per prenderti e portarti via!&lt;br /&gt;E infine, last but not least, come direbbe Lapo, c’è una smania di apparire, di cui senz’altro Lapo non ha bisogno, o di creare un evento per farne parlare, era il suo mestiere: qualche anno fa se non avevi una felpa con quel marchio fantastico della FIAT, non contavi niente nei weekend.&lt;br /&gt;Ma, secondo me, stavolta, c’era solo la voglia di poter dire agli amici:&lt;br /&gt;- Hai visto i Raptors? Meno male che l’ho presa io, se no chissà che succedeva...&lt;br /&gt;Vincevano i tuoi Raptors. E invece hanno perso. Ecco cosa succedeva!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-6984650047065870714?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/6984650047065870714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=6984650047065870714&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6984650047065870714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/6984650047065870714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/voglio-giocare.html' title='Voglio giocare'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_EB3Z82TLOAA/S558Ts5LQRI/AAAAAAAAAY8/pUBjmSKLkzI/s72-c/lpk18_lapo-elkann.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1178861426290233618</id><published>2010-03-05T18:56:00.001+01:00</published><updated>2010-03-05T18:56:31.303+01:00</updated><title type='text'>Ancora ne stiamo a parlare?</title><content type='html'>&lt;object width="400" height="225"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9820827&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1" /&gt;&lt;embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9820827&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=0&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://vimeo.com/9820827"&gt;Anatomy of Apple Design&lt;/a&gt; from &lt;a href="http://vimeo.com/user1724770"&gt;Transparent House&lt;/a&gt; on &lt;a href="http://vimeo.com"&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Sì!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1178861426290233618?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1178861426290233618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1178861426290233618&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1178861426290233618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1178861426290233618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/ancora-ne-stiamo-parlare.html' title='Ancora ne stiamo a parlare?'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8408879846216798940.post-1010944678915762300</id><published>2010-03-02T17:59:00.003+01:00</published><updated>2010-03-02T18:06:24.339+01:00</updated><title type='text'>Non c'è nessuno come te</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PwTvDSpeBAY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/PwTvDSpeBAY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Nel 1983 tra le rastrelliere di Goody Music uscì un doppio LP, bianco con una scritta rosa shocking: Rufus and Chaka Khan “Stompin’ at the Savoy”, un disco con tre lati (che impressione leggere “lati”, ve’?) dal vivo, registrati al Savoy per l’appunto e il quarto in studio. Non una cosa pazzesca, ma non appena giravi, ormai senza speranza, il secondo disco sul secondo lato cominciava una pioggerella digitale di una tastiera e su un break di batteria al 27° secondo parte questa “Ain’t nobody”, prima del 4° lato. Ok. &lt;br /&gt;Era l’83 e l’84 doveva arrivare, quella era la musica di oggi, all’epoca. Come se uscisse un pezzo di Lady Gaga, all’epoca, oggi. La differenza è che dovevi comprarlo, o fare una copia su cassetta Sony al ferro cromo da qualcuno che lo aveva preso in prestito da Goody (io)! Non potevi vederne il video e dovevi immaginare questi che dal vivo al Savoy, tutti sudati, suonavano un pezzo dietro l’altro, ma che alla fine si sono detti “Mo’ basta, andiamo in studio e facciamo un pezzo...”. &lt;br /&gt;Chaka Khan, che solo chiamarla così per casa sarebbe meraviglioso (“Chaka, eccomi, sono tornato...”), all’epoca aveva 30 anni esatti e canta questo pezzo scritto dal suo tastierista (che forse l’amava, di nascosto dal capobanda Rufus Khan) con la naturalezza di una donna che non deve chiedere niente ma dire solo ciao per ottenere quello che vuole da chiunque si trovi nella sua stanza.&lt;br /&gt;Mi chiedo se al momento di inciderlo pensava alle botte che gli dava suo marito, come nelle migliori tradizioni, ubriaco o meno. O se piuttosto pensasse a noi ascoltatori ventenni. Mentre a bordo di una Golf diesel con il Pioneer (compreso amplificatore nascosto dall’elettrauto sotto il cruscotto) cercavamo di fare impressione sulla bionda coi capelli corti di turno. Perché questo pezzo, nonostante dance, aveva un qualcosa di disperato nelle note. C’era una ragazza, Chaka, che diceva “non c’è nessuno che mi ama meglio, che mi rende felice, che mi fa sentire così, non c’è nessuno...” Ma le note dicevano altro alle nostre orecchie, parlavano di un amore che non c’era più, o che la ragazza che si trovava accanto a noi non era quella giusta per noi (lo sapeva pure lei, mentre le facevamo sentire mille volte questo pezzo tornando indietro col dito sul rew). Al semaforo, con il gomito fuori dal finestrino, vagavamo lontani con lo sguardo e ci sentivamo immortali, il pezzo andava e pensavamo che un giorno, chissà quando, saremmo stati felici. Non ci bastava la biondina accanto che avevamo in quel momento e gli abbracci di cui parlava Chaka non erano certo i suoi ma per assurdo quelli di cui avevamo bisogno senza avere il coraggio di riconoscerlo. Ci sentivamo forti, ma eravamo solo incoscienti. &lt;br /&gt;Rufus ha poi &lt;a href="http://teddisbanded.blogspot.com/"&gt;disbanded&lt;/a&gt; e questo è stato il suo ultimo album. Chaka Khan invece sta su YouTube con 30 chili in più, ma va bene lo stesso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: sul mio contatore di iTunes “Ain’t Nobody”è a 39, compresi gli ascolti di oggi per scrivere questo post...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8408879846216798940-1010944678915762300?l=paginerossi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginerossi.blogspot.com/feeds/1010944678915762300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8408879846216798940&amp;postID=1010944678915762300&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1010944678915762300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8408879846216798940/posts/default/1010944678915762300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginerossi.blogspot.com/2010/03/non-ce-nessuno-come-te.html' title='Non c&apos;è nessuno come te'/><author><name>Ric</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04343339414801799416</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry></feed>
